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16 Ottobre 2026
6:00

La fame nel mondo diminuisce, ma colpisce comunque 645mln di persone: rapporto ONU SOFI 202

Il 7,8% della popolazione mondiale non ha cibo a sufficienza per condurre una vita attiva: il dato è in lenta diminuzione ma gli effetti di El Nino potrebbero contribuire ad un nuovo peggioramento della situazione nei prossimi anni.

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La fame nel mondo diminuisce, ma colpisce comunque 645mln di persone: rapporto ONU SOFI 202
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Secondo il rapporto ONU SOFI 2026, 645 milioni di persone nel mondo hanno sofferto la fame nel 2025. Complessivamente, la percentuale di persone che soffre la fame è diminuita (7,8% contro 8,1% dell’anno precedente), ma i progressi restano disomogenei: l'Africa rimane il continente più colpito e sono presenti forti disparità tra gli Stati. A preoccupare sono anche i possibili effetti di El Niño sulla sicurezza alimentare nei prossimi mesi e anni. Per richiamare l'attenzione sul diritto al cibo e sulle disuguaglianze che ancora caratterizzano l'accesso alle risorse alimentari, ogni anno, il 16 ottobre si celebra la Giornata mondiale dell'alimentazione. La ricorrenza coincide con l'anniversario della fondazione della FAO, l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura, istituita il 16 ottobre 1945.

I dati del rapporto ONU 2026 sulla fame nel mondo

L'edizione 2026 del rapporto Lo stato della sicurezza alimentare e della nutrizione nel mondo (SOFI), pubblicato da cinque agenzie delle Nazioni Unite, indica che la situazione globale della fame del mondo è in lento miglioramento. Per il terzo anno consecutivo, il numero di persone che soffrono la fame è in diminuzione: si tratta di quasi 14 milioni di persone in meno rispetto al 2024 e di circa 43 milioni in meno rispetto al 2022. La tendenza è positiva anche considerando le percentuali: la quota della popolazione mondiale che soffre la fame è passata dall'8,6% del 2022 all'8,1% del 2024, fino al 7,8% del 2025.

Il miglioramento, quindi, è progressivo, ma relativamente lento rispetto alla portata del problema in quanto il ritmo attuale non è sufficiente per raggiungere l'Obiettivo di sviluppo sostenibile 2, denominato Fame Zero, entro il 2030. Secondo le proiezioni FAO, nel 2030 potrebbero esserci ancora tra 510 e 520 milioni di persone che soffrono la fame.

Inoltre, la diminuzione della fame non significa automaticamente che più persone abbiano accesso a un'alimentazione adeguata. Il rapporto distingue infatti tra denutrizione e insicurezza alimentare. Per stimare il numero di persone che soffrono di fame cronica, la FAO utilizza l’indicatore di prevalenza della sottoalimentazione, che conta chi non ha accesso regolare a una quantità di calorie sufficiente per poter condurre una vita attiva e in buona salute. L'insicurezza alimentare moderata o grave stima invece quante persone hanno costantemente difficoltà a procurarsi cibo sufficiente e di qualità.

Se nel 2025 circa 645 milioni di persone nel mondo hanno sofferto la fame, complessivamente sono circa 2,1 miliardi (un quarto della popolazione mondiale), hanno vissuto in condizioni di insicurezza alimentare moderata o grave. Anche questo indicatore è migliorato rispetto al 27,1% registrato nel 2024, ma resta superiore ai livelli precedenti alla pandemia di COVID-19.

Le disparità regionali: conflitti e clima aggravano la situazione in Africa

La diminuzione della fame a livello globale nasconde differenze profonde tra le diverse regioni del pianeta. Nel 2025, secondo la FAO, in Africa circa 309 milioni di persone hanno sofferto la fame, contro i 292 milioni dell'Asia. Il continente africano supera pertanto quello asiatico per numero assoluto di persone denutrite, nonostante la sua popolazione totale sia in numero nettamente inferiore. Anche la percentuale della popolazione colpita evidenzia una differenza significativa: in Africa la prevalenza della fame è passata dal 20,3% del 2024 al 20,0% del 2025. Il dato mostra un lieve miglioramento, ma significa che circa una persona su cinque nel continente continua a soffrire la fame.

La quota di popolazione che vive in condizioni di insicurezza alimentare moderata o grave raggiunge in Africa il 56,6%. Seguono l'America Latina e i Caraibi, con il 22,9%, l'Asia, con il 20,3%, e l'America settentrionale e l'Europa, con l'8,7%.

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% di popolazione in condizioni di insicurezza alimentare, moderata o grave, secondo il report ONU

Le differenze dipendono da una combinazione di fattori economici, politici, ambientali e sociali. Conflitti prolungati, instabilità dei mercati, povertà e scarsa disponibilità di infrastrutture agricole possono ostacolare la produzione e la distribuzione degli alimenti.

A questi elementi si aggiungono gli effetti del cambiamento climatico e degli eventi meteorologici estremi. In particolare, riguardo a questo aspetto è in aumento il rischio legato a El Niño, un fenomeno climatico naturale associato al riscaldamento anomalo delle acque superficiali del Pacifico tropicale, che può alterare le precipitazioni e le temperature in diverse regioni del mondo, aumentando il rischio di siccità in alcune aree e di piogge intense in altre.

Secondo le stime del Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite, un possibile episodio particolarmente intenso di El Niño potrebbe contribuire a portare circa 50 milioni di persone in più in condizioni di fame e nel 2027, fino a 274 milioni di persone distribuite in 45 Paesi potrebbero trovarsi in condizioni di grave insicurezza alimentare. Il fenomeno potrebbe quindi aggravare crisi alimentari già in corso, in particolare nei Paesi che dispongono di risorse limitate per affrontare gli shock climatici di tale portata.

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