
Chiudiamo gli occhi e pensiamo alla Giamaica: spiagge cristalline, sole, le note di Bob Marley in sottofondo… "Everything is gonna be alright"… e una squadra di bob che sfreccia su una pista ghiacciata a tutta velocità. Aspettate, in che senso? Sì, la Giamaica ha una squadra olimpica di bob e la sua storia è davvero curiosa. Sull'isola lo sport nazionale è sempre stato l'atletica leggera: leggende come Usain Bolt e Asafa Powell hanno scritto la storia della velocità mondiale. Ma George Fitch, un addetto commerciale dell'ambasciata americana, notò un dettaglio fondamentale: tra correre i 100 metri e la fase di spinta iniziale del bob non c'è poi molta differenza, a parte il ghiaccio. Per eccellere in questa disciplina invernale serve potenza esplosiva in partenza, e i velocisti giamaicani erano perfetti per questo. Fu l'inizio dell'avventura che portò i Caraibi alle Olimpiadi Invernali e ispirò il cult Disney "Cool Runnings – Quattro sotto zero". A Milano-Cortina 2026 la nazionale caraibica gareggia nel bob a 4, bob a 2 maschile e il monobob femminile.
Come nasce il mito del bob giamaicano
Nell'estate del 1987 George Fitch, ex addetto commerciale dell'ambasciata americana a Kingston, si trovava in Giamaica. Guardando una gara di carretti da strada notò un'incredibile somiglianza con uno sport a lui molto caro, il bob. La dinamica era la stessa: i ragazzi prendevano la spinta correndo e si infilavano nel carretto per scendere dalle ripide strade dell'isola. Con l'aiuto di William Maloney e Michael Fennell, presidente della Jamaica Olympic Association, si prefissarono un obiettivo folle, quello di creare la prima squadra di bob del Paese. Da lì a pochi mesi ci sarebbero state le Olimpiadi Invernali di Calgary, in Canada (1988).
Il reclutamento partì dagli atleti che si stavano preparando per le Olimpiadi Estive di Seul 1988, ma nessuno prese la cosa seriamente. Fitch ripiegò quindi su membri dell'esercito. Dopo le prime selezioni salirono a bordo del progetto Dudley Stokes (pilota di elicotteri), Devon Harris, Michael White, Freddie Powell e Clayton Solomon.
I ragazzi iniziarono a studiare a fondo la teoria, ma in Giamaica mancavano le attrezzature idonee e, soprattutto, la neve. Grazie ai finanziamenti arrivati direttamente dalle tasche di Fitch (circa 60 mila dollari), riuscirono a volare per allenarsi in luoghi più adatti come Lake Placid (New York) o Igls, in Austria. La svolta tecnica arrivò con l'ingaggio dell'allenatore americano Howard Siler, ex bobbista, affiancato dall'austriaco Sepp Haidacher.
La squadra riuscì a partecipare a una gara di Coppa del Mondo in Austria, necessaria per ottenere il pass olimpico. Il CIO non era dalla loro parte e cercò di squalificarli sollevando dubbi sul percorso di qualificazione, ma l'opposizione fu forte e il team ottenne l'appoggio decisivo del Principe Alberto II di Monaco, all'epoca bobbista per il Principato.
Con solo qualche mese di preparazione e pochissime gare alle spalle, nulla poté più fermare la prima partecipazione ai Giochi Invernali di un paese caraibico. Stokes e White ruppero il ghiaccio classificandosi trentesimi nella gara a 2, l'unica che il team pensava di disputare. Ma questo risultato cambiò le carte in tavola: "Partecipiamo anche alla gara a 4". Autofinanziandosi tramite la vendita di magliette a Calgary, la neonata Federazione Giamaicana di Bob riuscì a comprare una slitta a 4.
Provate a immaginare cosa voglia dire partecipare a una gara olimpica quasi senza aver mai provato il mezzo con l'equipaggio al completo. Il risultato? Dopo le prime due manche concluse non senza qualche difficoltà, durante la terza prova il bob – lanciato a 130 km/h – si ribaltò tra lo sgomento dei 40.000 spettatori presenti. Le teste dei bobbisti colpirono le pareti interne della pista, ma per fortuna ne uscirono tutti illesi. I piloti si rialzarono e camminarono fino al traguardo trascinando il bob con loro tra gli applausi del pubblico: una scena entrata nella storia.
Un movimento che ha reso possibile l’impossibile negli anni
Questa vicenda, che ha cambiato per sempre lo sport giamaicano, è entrata nel cuore di tutti grazie al cult Disney "Cool Runnings – Quattro sotto zero". Un film che ha preso ispirazione dall'impresa ma che, come hanno spiegato più volte i veri protagonisti, è molto romanzato e non rispecchia al 100% la realtà. Poco importa, la pellicola è riuscita comunque a trasmettere perfettamente quello "spirito giamaicano" che ha reso possibile l'impossibile.
Nonostante l'incidente di Calgary, l'entusiasmo giamaicano per il ghiaccio non si è fuso. Anzi, da lì nacque un vero e proprio movimento. Quattro anni più tardi la nazionale tornò alle Olimpiadi di Albertville, in Francia. Ma il vero miracolo sportivo avvenne nel 1994 a Lillehammer, in Norvegia. Lì Dudley Stokes, Winston Watt, Chris Stokes e Wayne Thomas conquistarono un incredibile 14° posto nel bob a 4, chiudendo davanti a potenze mondiali come Stati Uniti, Francia, Russia e persino uno degli equipaggi italiani.
La storia è continuata a Nagano 1998 (21° posto), ultima apparizione del "quattro" fino al grande ritorno di Pechino 2022. Nel bob a due, invece, la bandiera giamaicana ha continuato a sventolare a Salt Lake City 2002 (28°), Sochi 2014 (29°) e Pechino 2022 (30°). E il movimento non si è fermato agli uomini: la Giamaica ha portato anche le donne alle Olimpiadi, con l'esordio di Jazmine Fenlator e Carrie Russell a Pyeongchang 2018.
Poche settimane fa è stato raggiunto il punto più alto del movimento, la medaglia d'oro nella Coppa del Nord America a Whistler, che ha permesso alla nazionale di qualificarsi anche per le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026. Che arrivino primi o ultimi, quel soprannome se lo sono meritato tutto: sono ancora "The Hottest Thing on Ice" ("La cosa più calda sul ghiaccio").