
Durante la Guerra Fredda gli Stati Uniti realizzarono sotto a un hotel di lusso un grande bunker antiatomico capace di accogliere tutti e 535 membri del Congresso di allora. La struttura scelta fu il Greenbrier Hotel e si stima che il progetto, ultimato nel 1962, costò circa 14 milioni di dollari – equivalenti a circa 150 milioni attuali! L'aspetto davvero interessante di questa storia è che il bunker restò del tutto segreto alla popolazione nazionale per circa trent'anni: venne "smascherato" solamente nel 1992 grazie all'articolo The Ultimate Congressional Hideaway scritto dal reporter Ted Gup per il Washington Post.
La costruzione del rifugio nucleare
Originariamente soprannominato Project Greek Island, il bunker fu pensato per ospitare tutte le principale cariche del governo in caso di attacco nucleare. La scelta di realizzarlo proprio a White Sulphur Springs, in West Virginia, non fu casuale: si trattava di una località sufficientemente lontana per riuscire a sopravvivere ad un eventuale esplosione a Washington ma, allo stesso tempo, abbastanza vicina per essere raggiungibile in poche ore di viaggio dalla capitale. Chiaramente se fosse stata attaccata direttamente non avrebbe avuto scampo: stando a quanto riportato dal portale dell'Atomic Heritage Foundation, sarebbe stato in grado di resistere a un'esplosione ad almeno 25-50 km.
Per questo motivo la sua segretezza era di primaria importanza e quando i lavori iniziarono nel 1957 il Governo si impegnò per camuffare i propri intenti, dichiarando che quelli erano solo i lavori per realizzare una nuova ala dell'hotel, la West Virginia Wing. Gli abitanti della zona in realtà iniziarono immediatamente ad insospettirsi: considerate che gli scavi erano profondi più di 200 metri e tutta la zona era sorvegliata da guardie di sicurezza. Allo stesso tempo, però, erano altri tempi e in quel periodo la paura per un eventuale attacco sovietico era tale da non portare la gente a porsi troppe domande in merito.
Cosa c’era nel bunker segreto
L'edificio si sviluppava su due diversi piani, ciascuno dei quali con una superficie pari all'incirca a quella di un campo da football. Per accedere a questa struttura erano presenti 4 blast-door da almeno 20 tonnellate l'una le quali, una volta sigillate, avrebbero garantito una quantità di aria sufficiente per 72 ore. Dopo questo tempo, sarebbe entrato in funzione il sistema di filtrazione dell'aria dall'esterno.
I dormitori erano distribuiti su 18 stanze, ciascuna in grado di ospitare 60 persone all'interno di letti a castello. Era inoltre presente una mensa da 400 coperti, un ospedale, una sala operatoria, una farmacia e, al piano superiore, una serie di magazzini e uffici per i leader del Congresso. Tra i vari locali presenti, è interessante sottolineare la presenza di un "inceneritore di rifiuti patologici", progettato per cremare i corpi, oltre che ad una piccola collezioni di armi antisommossa come fucili, pistole, manganelli ed elmetti.
La scoperta del Greenbrier bunker
Il bunker restò completamente segreto agli occhi dell'opinione pubblica per trent'anni. In tutto questo tempo ogni letto fu assegnato a qualcuno – come confermato anche Bob Conte, storico di Greenbrier. Inoltre la struttura non fu abbandonata a sé stessa, visto che in questi tre decenni bisognava assicurarsi che tutti i filtri fossero sostituiti, che tutti i farmaci fossero aggiornati e che tutto il cibo fosse pronto all’uso.
Le cose cambiarono solamente nel 1992, quando il giornalista del Washington Post Ted Gup ne rivelò l’esistenza nel suo articolo intitolato «The Ultimate Congressional Hideaway». Dal momento che la sicurezza di questo luogo era legata unicamente alla suo anonimato, il rifugio fu presto dismesso. Tuttavia una struttura del genere, per via della sua stessa natura, attirò fin da subito molti curiosi, tanto da spingere i proprietari del resort a offrire visite guidate private, aprendole poi al pubblico generalista nel 2006.
