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23 Marzo 2026
6:00

La Terra primordiale era più dinamica del previsto già 4 miliardi di anni fa: lo rivela un nuovo studio

I risultati di un nuovo studio condotto su rocce risalenti a oltre 4 miliardi di anni fa rivelano che la litosfera terrestre era geodinamicamente molto più attiva di quanto si pensasse finora. Ciò cambia la prospettiva sull’evoluzione del pianeta nel periodo immediatamente successivo alla sua formazione.

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La Terra primordiale era più dinamica del previsto già 4 miliardi di anni fa: lo rivela un nuovo studio
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Render della Terra primordiale. Credit: Simone Marchi/NASA.

Com’era la Terra nel periodo successivo alla sua formazione 4.54 miliardi di anni fa? Quali processi geodinamici hanno guidato l’evoluzione del pianeta? La tettonica delle placche esisteva già? Si tratta di domande fondamentali a cui i geologi non hanno ancora saputo dare una risposta chiara e definitiva. Infatti, più ci spingiamo indietro nel tempo, minore diventa la nostra capacità di ricostruire con precisione gli eventi e i processi che hanno modellato il pianeta e la sua superficie. Questo è dovuto soprattutto alla scarsità di rocce che conservano segnali e informazioni risalenti a quei periodi così remoti della storia della Terra. Tuttavia, un nuovo studio pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica internazionale Nature sembra compiere un passo importante verso la comprensione dei processi geodinamici che hanno modellato il pianeta già oltre 4 miliardi di anni fa, durante l’Eone Adeano. Grazie a uno studio dettagliato della composizione geochimica di zirconi provenienti dall’Australia, tra  i minerali più antichi mai rinvenuti, gli scienziati hanno identificato, per la prima volta, possibili tracce di processi di subduzione.

Questa scoperta mette in discussione il modello classico della “stagnant lid”, secondo il quale, per un lungo periodo dopo la formazione della Terra, la litosfera terrestre avrebbe costituito un guscio superficiale rigido, non coinvolto nei processi convettivi del mantello e tale da impedire qualsiasi forma di movimento crostale o di tettonica delle placche.

Cristallo di Zircone visto al microscopio. Credit: Wikimedia Commons.
Cristallo di Zircone visto al microscopio. Credit: Wikimedia Commons.

Lo studio e la geochimica degli zirconi

Ricostruire l’evoluzione e i processi geodinamici che hanno caratterizzato la Terra primordiale è, senza ombra di dubbio, una delle domande più importanti della ricerca geologica, ma anche una delle più difficili da affrontare. Infatti, gli strumenti a nostra disposizione per studiare eventi avvenuti miliardi di anni fa sono piuttosto limitati. Gli zirconi, minerali composti principalmente da zirconio e con dimensioni generalmente inferiori a quelle di un granello di sabbia, rappresentano uno dei pochi strumenti a disposizione dei geologi. Si tratta infatti di minerali estremamente stabili, capaci di resistere ai processi di alterazione, e persino a processi di metamorfismo, preservandosi fino ai giorni nostri. All’interno della loro struttura cristallina, questi minerali conservano la composizione chimica e isotopica presente al momento della loro formazione. Una volta identificata e decifrata, questa “firmageochimica rappresenta una vera e propria finestra sul passato, permettendo ai geologi di ricostruire l’età, l’ambiente e le condizioni in cui il minerale si è formato.

Campione di meta–conglomerato della regione di Jack Hills, una tra le rocce più antiche della Terra. Credit: Wikimedia Commons.
Campione di meta–conglomerato della regione di Jack Hills, una tra le rocce più antiche della Terra. Credit: Wikimedia Commons.

Su queste basi, un gruppo di ricerca internazionale guidato dai geologi della University of Wisconsin-Madison, negli Stati Uniti, si è posto l’obiettivo di analizzare l’impronta geochimica di zirconi provenienti da rocce meta-conglomeratiche della regione di Jack Hills, nell’Australia occidentale. Questi zirconi risalgono all'Eone Adeano, compreso tra circa 4 e 4,5 miliardi di anni fa – ovvero la fase immediatamente successiva alla formazione della Terra – e rappresentano alcuni dei minerali più antichi mai rinvenuti sul nostro pianeta. Lo scopo dello studio era comprendere quali condizioni e quali processi abbiano dato origine a questi minerali. I risultati sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica internazionale Nature lo scorso 4 febbraio 2026.

Affioramento roccioso a Jackson Hill
Affioramento roccioso nell'area di Jack Hill. Queste rocce contengono alcuni degli zirconi più antichi al mondo. Credit: Murchison shire.

L’approccio utilizzato e i risultati delle analisi

Gli scienziati hanno condotto analisi geocronologiche misurando gli isotopi di uranio e piombo, un metodo che consente di determinare con grande precisione l’età di formazione degli zirconi. I risultati ottenuti indicano età comprese tra circa 3,8 e 4,4 miliardi di anni. Analisi di spettrometria di massa hanno poi permesso di “mappare” la concentrazione degli elementi in traccia all’interno dei cristalli di zircone, un’informazione fondamentale per ricostruire le condizioni geologiche in cui questi minerali si sono formati. La composizione chimica degli zirconi provenienti da Jack Hills mostra un segnale geochimico ben diverso da quello osservato in zirconi di età simile provenienti da altre regioni del mondo. In particolare, i ricercatori hanno confrontato questi risultati con quelli ottenuti da zirconi del Sudafrica, che presentano una firma geochimica tipica delle rocce primitive originate direttamente dal mantello terrestre. Al contrario, gli zirconi di Jack Hills non sembrano derivare da magmi originatisi nel mantello, piuttosto, la loro composizione chimica è maggiormente compatibile con quella associata alla formazione di magmi nella crosta continentale, in contesti simili a quelli che caratterizzano i processi di subduzione.

Le implicazioni per la nascita della vita

I risultati dello studio sono particolarmente sorprendenti e mettono direttamente in discussione il cosiddetto stagnant lid model, il modello più comunemente accettato fino ad oggi per spiegare l’evoluzione della Terra primordiale e secondo cui la maggior parte dei processi geodinamici avveniva all’interno del mantello terrestre, mentre la litosfera e la crosta rappresentavano un guscio rigido che non partecipava ai moti convettivi del mantello. Le nuove evidenze suggeriscono invece che diversi stili e processi esistevano simultaneamente nella Terra adeana, indicando che la superficie del pianeta fosse probabilmente molto più dinamica di quanto ipotizzato finora. In questo contesto, potenziali continenti e persino catene montuose potrebbero essere esistiti già oltre quattro miliardi di anni fa. Gli autori dello studio sottolineano tuttavia che questi processi geodinamici dovevano essere probabilmente molto diversi dalla tettonica delle placche che caratterizza la Terra moderna.

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