
La cosiddetta "ipotesi del tempo fantasma" è una controversa teoria che punta alla correzione di una parte della cronologia storica, additando come mai esistiti alcuni secoli dell’Alto Medioevo. Viene considerata priva di fondamento storiografico e circola sul web da anni ma, in realtà, risale alla fine del Novecento, in particolare ai lavori dell’editore e pubblicista tedesco Heribert Illig e dell’ingegnere e studioso Hans-Ulrich Niemitz. Uno dei libri di questo filone fu pubblicato nel 1996 con il titolo: Il Medioevo inventato (in tedesco: Das erfundene Mittelalter).
Secondo la teoria del tempo fantasma, l' intervallo storico compreso tra il 614 e il 911 d.C. – di 297 anni – non sarebbe mai esistito. Questa contraffazione sarebbe attribuibile all’imperatore Ottone III e al pontefice Silvestro II, entrambi intenzionati a collocare il proprio governo – secolare e spirituale – in corrispondenza del fatidico anno Mille con lo scopo di legittimare l’autorità di cui erano investiti.
Di conseguenza, gran parte della scansione cronologica che copre il periodo dell’Alto Medioevo dovrebbe essere inquadrata come una sorta di vuoto artificiale riempito a posteriori da documenti falsi e figure leggendarie.

Perché l’ipotesi del tempo fantasma non convince
Secondo i pochissimi promotori dell’ipotesi del tempo fantasma l’imperatore Ottone III di Sassonia (ca. 980 – 1002 d.C.) e papa Silvestro II (ca. 940-950 – 1003) avrebbero alterato il calendario cristiano aggiungendo quasi tre secoli inesistenti – 297 anni, per la precisione – per ottenere potere e prestigio. Regnare alla conclusione del primo millennio dopo la nascita di Cristo (1000 d.C.) avrebbe infatti permesso all’imperatore e al pontefice di irrobustire la propria autorità. Di conseguenza, la storia del Medioevo andrebbe cambiata. Figure come Carlo Magno (742-814 d.C.) non avrebbero consistenza storica e oggi non saremmo nel XXI secolo, bensì nel XVIII.
I motivi per cui si giunge a questa conclusione sono molteplici: dal fatto che esistano scarsissimi reperti archeologici alla critica serrata delle veridicità delle fonti scritte. In più si sostiene che la riforma gregoriana della fine del XVI secolo — con la quale papa Gregorio XIII sostituì il calendario giuliano, promulgato da Giulio Cesare — avrebbe rivelato lo scarto cronologico rispetto alla storia ufficiale. Questo presunto sfasamento (frutto di un’errata assunzione sul funzionamento storico del calendario giuliano) è una delle principali leve usate per dare concretezza alla supposizione della contraffazione.
L’ipotesi del tempo fantasma, dibattuta su giornali e riviste molto prima di trasferirsi su internet, ha però mancato il bersaglio. Non ha avuto la forza per diventare quel che voleva essere: una rivelazione clamorosa.
Diversi studiosi, occupandosene, l’hanno respinta. Le principali controargomentazioni riguardano errori di calcolo, l’analisi dei documenti originali, le risultanze archeologiche e poi l’incoerenza della tesi stessa rispetto alle dinamiche della storia globale. A dimostrazione che gli anni compresi nel periodo dell’Alto Medioevo sono davvero esistiti ci sono anche le osservazioni delle eclissi solari e dei passaggi della cometa di Halley (documentati nel 684, 760, 837 e 912 d.C.).

D’altro canto, l’occultamento deliberato di circa tre secoli di storia avrebbe richiesto una rete di connivenze e complicità di estensione plurisecolare e sovranazionale, dentro e fuori l’Europa. Una rete inverosimile per ramificazione e complessità, di cui infatti non c’è traccia.
Una delle vulnerabilità della teoria è proprio la sua sconfinata e imprudente ambizione. Per accettarla, bisognerebbe innanzitutto ritenere plausibile la falsificazione simultanea di vicende culturalmente indipendenti e geograficamente distanti. Occorrerebbe comprimere la lunga storia del cristianesimo e l’articolata storia dell’Islam, ma anche, ad esempio, la storia della Cina sotto la dinastia Tang (618-907 d.C.). C’è un modo efficace per farlo: accantonare gli elementi che non corroborano il proprio punto di vista.
Le origini dell’ipotesi del tempo fantasma
Risalire alle origini di questa teoria è utile. Una delle sue fonti di ispirazione fu un convegno organizzato a Monaco di Baviera nel 1986 sui falsi medievali. In quell’occasione Horst Fuhrmann — tra i massimi responsabili dei Monumenta Germaniae Historica, un’iniziativa editoriale per la raccolta delle fonti medievali — sottolineò che molti documenti risalenti all’Alto Medioevo, soprattutto di età merovingia e carolingia, non erano affidabili. Lo fece per illustrare le insidie del lavoro storico e invitare alla lettura critica delle fonti documentali, tenendo conto della loro genesi e delle loro finalità.
Interpretandole in maniera arbitraria, alcuni presero le parole di Fuhrmann come uno stimolo a contestare in blocco i documenti dell’Alto Medioevo, per poi spingersi oltre. Si produsse così un progressivo scivolamento che ebbe come punta di caduta la tesi dell’inesistenza di circa trecento anni di storia. Una tesi non solida che, in pochi anni, venne del tutto ridimensionata.
Nel mondo delle cronologie incredibili
Eppure l’ipotesi del tempo fantasma non è isolata. Appartiene a una costellazione di cronologie non convenzionali. Una di queste, la Nuova Cronologia nata dagli spunti del matematico russo Anatolij Fomenko, arriva a dissolvere tantissimi secoli del mondo antico, accostando entità politiche distinte, da quella egizia a quella bizantina, ed evocando un grande impero eurasiatico collocabile tra i secoli XIII-XVI, antecedente alla Russia moderna.
Visioni di questo tipo poggiano sulla diffidenza nei confronti della filologia, dell’archeologia e delle scienze storiche. Per essere difese richiedono spesso l’attivazione di una specie di metafisica del sospetto: il diritto al dubbio prevale sul dovere del metodo e si inverte l’onere della prova, come nelle più classiche teorie del complotto. Talvolta, inoltre, sono funzionali a promuovere prospettive che, partendo dal passato, hanno un impatto sul presente.

L’approfondimento e la ricerca storica procedono in senso opposto: tutte le fonti vanno prese per vere a meno che non ci siano prove tangibili della loro falsità. Come ha scritto Marina Gazzini, docente di Storia medievale e Comunicazione storica:
Le fonti richiedono di essere decodificate e interpretate: l’ignoranza dei loro linguaggi specifici, frutto di un sistema di valori dato nel tempo, può indurre a favoleggiare. Ma, soprattutto, vanno usate con onestà: non devono essere selezionate in maniera maliziosa per rafforzare la tesi che si vuole dimostrare. E questo si rivela il discrimine principale tra fare storia e raccontare storie.
Il Medioevo non esiste? Una questione posta male
Lo studio della storia, come disciplina intellettuale, può correggere o perfezionare vecchie interpretazioni non più sostenibili e si fonda su un confronto rigoroso di visioni differenti con prassi condivise.
Per molti tra storici e storiche il Medioevo è un concetto in evoluzione, una rappresentazione carica di giudizi e pregiudizi dati a posteriori. Una realtà multiforme di circa mille anni tenuta insieme da un processo teorico di periodizzazione.
In questo senso, non è inusuale leggere che il Medioevo è un’invenzione: non perché tutta una serie di circostanze, sequenze temporali e personaggi siano falsi o fittizi, ma perché contiene dentro di sé fasi, esperienze e trasformazioni notevoli e diversissime. Questa è però tutta un’altra storia. Molto più densa e interessante dell’ipotesi del tempo fantasma.