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18 Marzo 2026
12:06

Il livello del mare è in media 27 cm più alto rispetto alle stime: fino a 132 milioni di persone in più a rischio nel 2100

Secondo un nuovo studio su “Nature”, in alcune zone del mondo la differenza tra il livello del mare reale e quello dei modelli teorici arriva anche a 1 metro. La causa è il riscaldamento globale, che aumenta il volume degli oceani per espansione termica.

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Il livello del mare è in media 27 cm più alto rispetto alle stime: fino a 132 milioni di persone in più a rischio nel 2100
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Il livello del mare in molte coste del mondo è più alto rispetto a quanto riportato in molti studi scientifici, con una discrepanza media di 27 centimetri che in alcune zone del mondo supera anche 1 metro. È quanto afferma una meta-analisi condotta da Katarina Seeger e Philip Minderhoud dell'università di Padova ha mostrato una falla metodologica in quasi tutte le ricerche pubblicate sull'argomento: di 385 studi pubblicati tra il 2009 e il 2025, almeno il 90% stabilisce il livello del mare sulla base di modelli teorici della forma del geoide terrestre invece che da misure reali sulle coste, che però si sono rivelati una sottostima non trascurabile. Questa scoperta comporta una revisione dei modelli su cui si valutano i rischi costieri.

Perché il livello reale del mare è più alto rispetto a quello teorico

Quando dobbiamo stabilire dov'è il livello del mare, ha senso rifarsi al modello matematico della forma della Terra, cioè il geoide. Questo si calcola a partire da una miriade di dati satellitari e stabilisce la superficie equipotenziale della Terra, cioè quella che punto per punto è perpendicolare al filo a piombo.

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Geoide che rappresenta la forma della Terra (le anomalie sono esagerate). Credit: ICGEM

Idealmente, il livello del mare segue la superficie del geoide, come mostra l'immagine qui sotto.

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Geoide e superficie dei mari.

Tuttavia fenomeni influiscono localmente sul livello reale dei mari. Al di là di fenomeni come correnti, temperatura, salinità, interazione con i ghiacci e così via, c'è un fenomeno che ha l'effetto di aumentare un po' ovunque il livello dei mari: il riscaldamento globale. Le nostre emissioni climalteranti non scaldano infatti solo l'aria: anzi, quasi tutto il calore in eccesso dovuto al cambiamento climatico viene assorbito proprio dagli oceani, che hanno un'altissima capacità termica. Ma ogni cosa che si scalda si espande, e gli oceani non fanno eccezione: il riscaldamento globale aumenta il loro volume, alzando di conseguenza il livello del mare globale.

L'effetto cumulato di tutti questi fenomeni misurato dal nuovo studio è una discrepanza media di +27 centimetri in tutte le coste mondiali. Questa discrepanza aumenta significativamente nel Sud del mondo, dove i dati satellitari per il calcolo del geoide sono decisamente meno e dunque la misura del geoide è più imprecisa. In Sudamerica e nel Sud-est asiatico si hanno livelli reali anche 1 metro più alti di quelli stimati nella letteratura scientifica.

Cosa cambia nel concreto? Le implicazioni del nuovo studio per il rischio costiero

Finora abbiamo sempre dato per scontato che tutti questi fenomeni locali e globali avessero tutti insieme un effetto abbastanza contenuto da rendere il geoide un'ottima approssimazione del livello dei mari. E in effetti non si può dire che non lo sia: in fondo stiamo parlando di una discrepanza media di 27 centimetri. Ma in un contesto di rapido innalzamento del livello dei mari, quando parliamo di rischio costiero poche decine di centimetri fanno la differenza. Gli autori hanno stimato che, usando il livello del mare reale, i territori che potrebbero finire sotto il livello del mare nel 2100 aumentano del 31-37% e la relativa popolazione del 48-68% (si parla fino a 132 milioni di persone in più a rischio di abitare in una zona che potrebbe essere invasa dal mare).

Il fatto è che i mari si stanno alzando rapidamente in molte parti nel mondo. Globalmente, nell'ultimo decennio la media è di +4,6 millimetri all'anno, ed è in aumento rispetto al decennio precedente. Per chi vive in aree costiere, l'innalzamento del livello dei mari è come se fosse il countdown in un film di azione: più il livello sale più aumenta il rischio costiero, finché a un certo punto un dato territorio si troverà sotto il livello del mare, con tutto quello che comporta. Il rischio è particolarmente serio nelle zone costiere con falde acquifere: più il mare cresce, più si intrufola nelle falde rendendo salata la loro acqua, con conseguenze immaginabili per l'approvvigionamento idrico della popolazione, l'agricoltura e gli allevamenti. Questo nuovo studio sostanzialmente ci sta dicendo che il countdown si sta accorciando in molte parti del mondo.

Non in tutte, però: sappiamo per esempio che in Groenlandia il livello del mare si sta abbassando, perché la fusione dei ghiacci (sempre dovuta al riscaldamento globale) rende l'isola artica letteralmente più leggera e dunque la fa “affondare” meno nel mantello terrestre. L'analisi pubblicata su Nature rivela che anche il Mediterraneo è in controtendenza: il livello del mare reale è più basso di quello stimato dal geoide terrestre.

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Discrepanze tra livello del mare reale e teorico: in rosso, le coste in cui il livello del mare è più alto di quello stimato, in blu le coste in cui avviene il contrario. La figura evidenzia l’area mediterranea e quella del Sud–Est asiatico. Fonte: Seeger & Minderhoud (2026)

Questo non significa che noi in Italia possiamo dormire sonni tranquilli: il problema è globale e coinvolge anche noi. Il countdown può essersi allungato un po' qui da noi, ma sta pur sempre continuando a ticchettare.

Fonti
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Filippo Bonaventura
Content editor coordinator, Autore
Coordinatore editoriale di Geopop, autore di contenuti e responsabile del magazine geopop.it, dove scrivo principalmente di astronomia, spazio, fisica e meteorologia. Ho una laurea in Astrofisica, un Master in Comunicazione della Scienza alla SISSA di Trieste e in passato ho fatto divulgazione scientifica con il progetto “Chi ha paura del buio?”.
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