
Per tre giorni, dal 20 al 22 marzo 2026, gli occhi dell’atletica mondiale saranno puntati in Polonia, nella pista coperta di Toruń, per i Mondiali di atletica indoor. Tre giorni di eventi molto diversi rispetto a quelli dell’atletica "olimpica" che siamo abituati a vedere negli stadi. Qui, infatti, tutte le gare si tengono all’interno di un palazzetto, uno spazio molto piccolo in cui cambia quasi ogni cosa, a partire dalla pista: 200 metri di lunghezza totale anziché i 400 tradizionali, una differenza che rende l’atletica indoor quasi uno sport a sé. Molti gli italiani in gara a caccia di prestazioni da podio, da Mattia Furlani e Larissa Iapichino nel salto in lungo a Nadia Battocletti nei 3000 m.
La prima cosa che cambia: non esistono i 100 metri
L’atletica indoor è spesso trascurata e a livello mediatico ha meno appeal rispetto alla sua versione all’aperto. Le gare indoor infatti si disputano tipicamente in inverno, e vengono considerate spesso una preparazione alla stagione outdoor. La differenza più evidente è anche la più sorprendente: ai Mondiali indoor non si corrono i 100 metri. La gara simbolo dell’atletica infatti sui corre sui 60 metri (piani o ad ostacoli). Il motivo è semplice: dentro un palazzetto non c’è spazio per un rettilineo da 100 metri, mentre è possibile ricavarne uno da 60 metri posizionandolo al centro della pista, riuscendo a garantire anche il giusto spazio agli atleti per rallentare a fine gara, con tanto di materassi verticali posizionati a fine pista per permettere loro di fermarsi in tutta sicurezza dopo aver raggiunto e superato i 40km/h nei sette secondi scarsi di gara.
Questa gara è il simbolo di come l’atletica indoor possa differire da quella outdoor: nei 100 metri all’aperto, una parte importante della gara si gioca sulla velocità massima e sulla capacità di mantenerla. Nei 60 metri indoor, invece, tutto può decidersi nei primi passi. La partenza e l’accelerazione diventano praticamente decisive, e non è raro che atleti fortissimi sui 100 non siano altrettanto dominanti sui 60, o viceversa.
Una pista inclinata e l’assenza di vento
La riduzione dello spazio non riguarda solo il rettilineo ovviamente, ma tutta la pista. Le curve, essendo inserite in un anello di 200 metri, sono molto più strette rispetto a quelle outdoor e, per evitare che gli atleti perdano troppa velocità o equilibrio in curva, sono leggermente sopraelevate, un po’ come accade nei velodromi del ciclismo. È una soluzione tecnica che permette di correre forte anche in spazi ridotti, ma che introduce una sensazione completamente diversa per gli atleti, soprattutto nelle gare più veloci come i 400 metri (che di conseguenza si disputano su due giri di pista anziché uno), dove le curve hanno un impatto enorme sulla prestazione. Un’altra grande differenza, forse la più facile da intuire, è la totale assenza di vento, una variabile che outdoor può stravolgere i risultati, in particolar modo nelle prove veloci e nei salti, favorendo atleti o sfavorendone altri nel giro di pochi minuti o all’interno della stessa gara. Indoor le condizioni sono sempre uguali per tutti, facili da confrontare e maggiormente indicative del reale valore del singolo atleta.
Perché alcune gare spariscono e altre cambiano
Non tutte le discipline che siamo abituati a vedere all’aperto trovano spazio al chiuso. È il caso dei 100 metri ma anche dei 200, con quest’ultima disciplina che veniva disputata a livello internazionale fino a una ventina di anni fa, ma eliminata in virtù della troppa differenza nel raggio di curva da affrontare tra gli atleti delle prime corsie e quelli delle corsie più esterne. A quelle velocità, è necessario rallentare notevolmente per poter riuscire a completare la curva se ci si trova nelle corsie più interne. Non si disputano nemmeno le gare più lunghe come i 5000 o i 10000 metri, che richiederebbero un numero enorme di giri su una pista già molto corta, così come non si corrono i 3000 siepi, che necessitano di strutture ad hoc come la riviera, un ostacolo fisso da saltare seguito da una pozza d’acqua.
Ancora più evidente è il caso dei lanci: disco, martello e giavellotto non vengono disputati, perché necessitano di spazi che non è possibile ricreare indoor in sicurezza. Cambiano di conseguenza anche le prove multiple: il decathlon, disciplina riservata agli uomini, diventa eptathlon, con 7 prove anziché 10, mentre l'eptathlon femminile diventa pentathlon, con 5 prove anzichè 7.
Ci sono poi alcune specialità che restano sorprendentemente simili anche se portate all’interno di un palazzetto, come il getto del peso, che si adatta bene agli spazi indoor e mantiene praticamente le stesse caratteristiche dell’outdoor. I salti (in alto, in lungo, triplo e con l’asta) sono pressoché identici rispetto a quelli all’aperto, tanto da rendere quasi superflua la necessità di differenziare i record ottenuti indoor da quelli outdoor.
L’Italia ai Mondiali indoor 2026
In questo contesto così particolare, l’Italia si presenta ai Mondiali di Toruń con una squadra ampia e competitiva: 26 atleti, distribuiti tra tutte le principali discipline ed equamente divisi tra uomini e donne, record di presenze individuali nei Mondiali al coperto.
Saranno presenti i medagliati dell’edizione di Nanchino 2025: Mattia Furlani (oro nel salto in lungo), Andy Diaz (oro nel salto triplo) e Zaynab Dosso (argento nei 60 m), con quest’ultima forte del primato mondiale stagionale e prima italiana in grado di correre la distanza in meno di 7 secondi (6”99 corsi lo scorso 22 febbraio proprio nella stessa arena che ospiterà i Mondiali). Non mancheranno gli altri grandi nomi della nazionale italiana: da Larissa Iapichino nel lungo a Leonardo Fabbri nel peso, da Nadia Battocletti nei 3000m alla giovanissima Kelly Doualla, appena sedicenne, impegnata nei 60 metri piani e al debutto in nazionale senior.