
Le attività spaziali non son solo osservare lo spazio, ma anche osservare la Terra dallo spazio. Il monitoraggio terrestre trova una vasta gamma di applicazioni che vanno dalle questioni ambientali e climatiche a quelle geopolitiche e militari. In occasione del Consiglio Ministeriale 2025 dell'agenzia spaziale europea abbiamo avuto occasione di parlarne con Simonetta Cheli, responsabile dei programmi di monitoraggio terrestre dell'ESA. Una cosa che pochi sanno è che l'Europa è leader in questo settore, principalmente grazie ai satelliti Sentinel nell'ambito del programma europeo Copernicus.
Perché è importante osservare la Terra dall'alto e quali applicazioni trova l'attività di monitoraggio terrestre?
È importante osservare la Terra dall'alto perché dobbiamo conoscere lo stato di salute del nostro pianeta e capire quali sono gli indicatori che meglio ci aiutano a gestire l'ambiente, la sostenibilità a terra e la vivibilità a terra. È essenziale avere dei dati di informazione per esempio sulla qualità dell'aria che respiriamo. Abbiamo dei satelliti che misurano la qualità dell'aria ogni ora, non ogni giorno. È essenziale osservare la Terra anche per avere una migliore comprensione dell'evoluzione delle foreste, della fusione dei ghiacciai, dell'innalzamento del livello dei mari, ma anche per meglio gestire la pianificazione delle città e molti aspetti della vita quotidiana: dalle previsioni meteo ad attività come la pesca che necessitano di conoscere la temperatura del mare.
L'Europa vanta la gestione dei satelliti Sentinel, che sono tra i più avanzati al mondo per il monitoraggio terrestre. Cosa osservano e per quali scopi vengono usati?
I satelliti Sentinel sono la componente spaziale, gestita da ESA, del programma europeo Copernicus sviluppato dall'Unione Europea. Il progetto Sentinel va avanti da 27 anni e la prima "sentinella" fu lanciata nel 2014 ed era un satellite radar. I primi di novembre abbiamo lanciato il quarto di questa famiglia di satelliti radar, peraltro realizzato da un'azienda italiana. Questo satellite è dotato anche di uno strumento chiamato Automated Identification Service che permette di individuare automaticamente le imbarcazioni. È fondamentale ad esempio per identificare traffici illeciti via mare e va unirsi al radar che monitora l'inquinamento marino. Con questi satelliti si può monitorare anche l'evoluzione dei ghiacci, della deforestazione, tutto quello che è legato alla subsidenza del suolo e ci aiuta a organizzare il lavoro scientifico sulla previsione dei terremoti.
L'ultima Ministeriale ESA ha confermato che l'Europa sta puntando molto all'osservazione della Terra, che rappresenta una delle voci di budget più importanti per l'agenzia spaziale europea. Cosa possiamo aspettarci per il futuro?
La conferma dei Paesi Membri alla Ministeriale è stata importante, non solo come supporto politico alla priorità su temi come ambiente, clima, resilienza e sicurezza, ma anche alla priorità programmatica e finanziaria. Gli investimenti infatti sono consistenti in termini di continuità dei programmi esistenti, come Copernicus, ma anche in termini di sviluppo di nuove missioni scientifiche che hanno valore anche come supporto alla prospettiva commerciale delle aziende, che in un settore come quello dell'osservazione della Terra è fondamentale. C'è poi una nuova iniziativa sulla resilienza e la sicurezza: stiamo osservando infatti un aumento degli eventi estremi legati ai disastri naturali e alle catastrofi, purtroppo, e per questo c'è una maggiore esigenza in termini di dati, missioni e numero di satelliti. L'Europa e l'ESA lavoreranno anche a questo nei prossimi anni.