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Strane rughe, lembi di pelle sporgenti e strutture cartilaginee complesse: le facce dei pipistrelli notturni sono quantomeno bizzarre e hanno contribuito alla reputazione di "mostruosità" che hanno agli occhi di molte persone. Tuttavia questa apparente stranezza, come molte nel mondo naturale, avrebbe una motivazione evolutiva: diversi studi hanno infatti teorizzato che queste facce così complesse aiuterebbero i pipistrelli a emettere e direzionare i suoni, agendo come deflettori e casse di risonanza durante l'ecolocazione, la capacità di utilizzare gli echi dei suoni che emettono per fare una sorta di mappa dell'ambiente circostante grazie alla quale orientarsi. Si tratterebbe quindi di un adattamento per la sopravvivenza, che ogni specie di pipistrello – e ce ne sono moltissime – ha declinato alla sua maniera. Altre propaggini facciali che si trovano nei Chirotteri potrebbero invece avere uno scopo sensoriale non auditivo, ma che resta ancora sconosciuto.
La facce dei pipistrelli notturni si sono evolute per migliorare l’ecolocazione
Dotati di piccoli occhi a punta di spillo, i pipistrelli notturni possiedono nella maggior parte dei casi una pessima vista. Per orientarsi e cacciare, usano quindi gli ultrasuoni, che sono in grado di emettere dalla bocca o dal naso a seconda della specie. Questi gridi ad alta frequenza, non udibili dall'orecchio umano, rimbalzano sull'ambiente e ritornano alle orecchie del pipistrello, che è così in grado di individuare la posizione di ostacoli e prede. Le orecchie dei pipistrelli, anch'esse spesso posizionate strategicamente sul volto e piene di deformazioni e lembi cutanei, sono in grado di rispondere e adeguarsi in maniera molto precisa al segnale di ritorno, offrendoci un esempio di quello che è probabilmente il più sofisticato sistema uditivo nel mondo animale. Ma se possedere delle orecchie enormi e sporgenti offre un ovvio vantaggio per la ricezione degli ultrasuoni, comprendere lo scopo delle complesse strutture facciali dei pipistrelli era meno immediato. L'ipotesi che queste strutture fossero in qualche modo coinvolte nell'ecolocazione è stata confermata da studi recenti.

I pipistrelli ferro di cavallo, chiamati così proprio per la forma della protuberanza attorno al loro naso, la utilizzano come camera di risonanza per amplificare e concentrare il raggio sonoro che emettono. Si è anche scoperto che la "foglia nasale", una struttura allungata che parte del naso tipica di molti chirotteri che emettono ultrasuoni dalle narici, è in grado di vibrare a diverse frequenze: muovendo e ridirezionando la foglia nasale, il pipistrello riesce così a modulare la frequenza e direzione degli ultrasuoni con più precisione. Certe specie di pipistrelli sembrano essere più capaci di altre in questa modulazione, in base alla nicchia ecologica occupata: le due specie di pipistrelli sudamericani Micronycteris microtis e Phyllostomus discolor sono imparentate tra loro e hanno un naso molto simile, eppure il primo – che si nutre di insetti volanti – riesce a focalizzare molto meglio il raggio sonoro tramite la foglia nasale rispetto al secondo, che invece preferisce una dieta di nettare.
Altri studi sulle protuberanze della faccia e della labbra del pipistrello Noctilio leporinus hanno fatto ipotizzare una possibile funzione sensoriale: sono infatti aree ricche di peli e terminazioni nervose. La presenza di cellule specializzate e connessioni nervose complesse ha suggerito che queste possano agire come aree sensoriale dedicata, di tipo non sonoro, ma il loro ruolo rimane ancora sconosciuto.
L'enorme diversità dei pipistrelli
Curiosamente, non sembra esserci una relazione diretta tra i parametri degli ultrasuoni emessi dai pipistrelli e le loro strutture nasali e facciali: uno studio dell'Università del Nebraska ha invece riscontrato come ci sia una grande variabilità, con forme simili associate a raggi sonori diversi e viceversa. Questa scoperta induce una riflessione della grandissima biodiversità dei pipistrelli: i chirotteri, infatti, sono il secondo gruppo di mammiferi per numero di specie, secondi solo ai roditori e comprendono oltre 1400 specie diverse, ovvero il 20% delle specie di mammiferi attualmente conosciute.

Questa variabilità si può riscontrare proprio nelle forme del loro cranio, delle loro facce e negli adattamenti specifici legati alla loro dieta. Non sorprende infatti che le volpi volanti e altri pipistrelli diurni ci appaiano molto più "normali" di quelli notturni: la loro dieta è per lo più frugivora (si nutrono di frutta o semi) e non affidandosi agli ultrasuoni per procacciarsi il cibo, bensì alla vista, le loro facce sono prive di bizzarre propaggini di pelle, e assomigliano invece molto di più a quelle di roditori e piccoli mammiferi carnivori.