
Il monocolo non era solo un bizzarro accessorio da dandy: nacque come uno strumento ottico di correzione della miopia, anche se certamente poco pratico, ma si trasformò presto in simbolo di status e raffinatezza. Utilizzato in particolare dai militari tedeschi, fu bersagliato dalla satira nell'Ottocento e subì il declino definitivo dopo le guerre mondiali. Oggi non viene più considerato funzionale, sopravvive in quanto curiosità storica e come icona culturale.
Il monocolo deriva dal quizzing glass, una lente con manico usata nel XVIII secolo per leggere e osservare da vicino: la novità fu eliminarne il manico e tenerlo fermo direttamente nell’orbita oculare. Tuttavia, non era per niente pratico dal momento che correggeva un solo occhio, a differenza degli occhiali, cadeva facilmente e richiedeva un certo sforzo muscolare. Ma era piccolo, elegante e scenografico: caratteristiche sufficienti per farlo diventare un oggetto da taschino amato dagli aristocratici.

Nel Settecento il barone Philipp von Stosch, collezionista e spia, fu tra i primi a indossarlo e renderlo popolare (anche per questo, è a lui che viene spesso attribuita tale invenzione). Da lì il monocolo passò rapidamente da strumento a status symbol. Nell’Ottocento era l’accessorio preferito dei dandy, dei parlamentari e degli uomini di teatro. Spesso le lenti erano di vetro trasparente, senza alcuna funzione correttiva: indossarlo serviva solo a comunicare raffinatezza e appartenenza all’élite.
Proprio perché ostentato, il monocolo divenne presto un bersaglio di satira, nell’Ottocento abbondavano le vignette di snob che lo sfoggiavano in pose innaturali. Il colpo di grazia arrivò nel 1925, quando il New Yorker creò la mascotte Eustace Tilley, un personaggio affettato che osserva una farfalla con il monocolo: la rappresentazione definitiva del vanitoso pretenzioso.

In Germania, invece, mantenne un’aura più austera. Dal XIX secolo fino alla Seconda guerra mondiale fu associato agli ufficiali prussiani e ai feldmarescialli. Generali come Erich Ludendorff e altri comandanti tedeschi lo indossavano come marchio di autorità e aristocrazia militare, fissando il monocolo nell’immaginario collettivo come simbolo di severità e potere.
Dopo la Seconda guerra mondiale il monocolo scomparve: troppo scomodo da portare e troppo legato a un’immagine di snobismo e militarismo. Oggi resta un oggetto da collezione o un dettaglio da costume teatrale, ma soprattutto un’icona culturale che racconta come un accessorio inutile sia riuscito, per oltre un secolo, a rappresentare prestigio, moda e potere.