
Per insicurezza alimentare si intende la difficoltà ad avere accesso ad abbastanza quantità sufficienti di cibo sano e nutriente per condurre una vita attiva e in buona salute. In Italia, si stima che il 5,5% delle persone sia esposta a questa condizione e più di 1 italiano su 100 soffre di insicurezza alimentare moderata o grave, soprattutto nel Mezzogiorno e tra gli stranieri.
Cos’è l’insicurezza alimentare
La FAO (Food and Agricolture Organization) definisce l'insicurezza alimentare come la condizione in cui una persona non può accedere, a causa dell’indisponibilità di cibo e/o mancanza di risorse per procurarselo, a un’alimentazione sufficientemente nutriente per crescere, svilupparsi normalmente e avere una vita attiva e in buona salute.
A livello internazionale, per misurare l’insicurezza alimentare si utilizza la scala FIES (Food Insecurity Experience Scale), attraverso 8 domande sulle difficoltà riscontrate negli ultimi 12 mesi, a causa di mancanza di denaro o di altre risorse:
- essere preoccupato/a di non avere abbastanza cibo da mangiare;
- non aver potuto mangiare del cibo salutare e nutriente;
- aver mangiato solo alcuni tipi di cibo;
- aver dovuto saltare un pasto;
- aver mangiato meno di quanto pensava avrebbe dovuto;
- aver esaurito il cibo;
- aver avuto fame e non aver potuto mangiare;
- non aver mangiato per un giorno intero.
In base alle risposte, le persone vengono classificate in diversi livelli di gravità di insicurezza alimentare:
- lieve: il cibo non manca, ma è di scarsa qualità. Rientrano in questa categoria le persone che rinunciano, ad esempio, ad acquistare prodotti freschi per risparmiare, puntando su alimenti più economici e meno equilibrati dal punto di vista nutrizionale
- moderata: quando si iniziano a ridurre anche le quantità o a saltare qualche pasto per mancanza di risorse: il problema non è più solo la qualità di cosa si mangia, ma anche quanto e con quale regolarità
- grave: i segnali FIES che rilevano l’insicurezza alimentare più grave sono aver avuto fame non avendo potuto mangiare e non aver mangiato per un giorno intero. Quando il cibo manca in modo prolungato con pasti saltati per giorni, si ha infatti perdita di peso e conseguenze dirette sulla salute.
Quanti italiani ne soffrono: i dati
Quando sentiamo parlare di insicurezza alimentare pensiamo spesso a Paesi lontani, colpiti da carestie o conflitti. Ed in effetti, secondo i dati FAO, nel 2024 la prevalenza dell’insicurezza moderata o grave a livello mondiale è pari al 28%. Tuttavia, questa percentuale è una media tra numeri molto diversi in base alle aree geografiche: dal 58,9% del continente africano al 6,8% del continente europeo.
Nel 2024 il 5,5% degli italiani ha risposto affermativamente ad almeno una delle domande della scala FIES. Il segnale più diffuso, con il 4,3% di incidenza, riguarda l’aver mangiato solo alcuni tipi di cibo, seguito dall’essere preoccupato/a di non avere abbastanza cibo da mangiare e dal non aver potuto mangiare del cibo salutare e nutriente, entrambi pari al 2,5%.
L’1,3% della popolazione è a livello moderato o grave mentre i segnali FIES che rilevano l’insicurezza alimentare più grave presentano un’incidenza inferiore all’1% (0,7% e 0,5%, rispettivamente). L’insicurezza alimentare moderata o grave è maggiore nelle città e metropoli (1,6%), mentre nelle zone rurali o a bassa densità di popolazione è più contenuto (0,9%). Emerge un divario anche territoriale: nel Mezzogiorno c’è un’incidenza di insicurezza moderata o grave pari al 2,7%, mentre Nord e Centro Italia si fermano rispettivamente allo 0,6% e allo 0,8% ed è più diffusa tra gli individui stranieri (1,8%) rispetto agli individui di cittadinanza italiana (1,3%). Sono a maggior rischio anche coloro che presentano, per motivi di salute, limitazioni nelle attività abituali (2,4%) rispetto a chi non ha alcuna limitazione (1%) Non ci sono invece differenze significative né tra uomini e donne, né tra adulti e minori.