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4 Marzo 2026
18:00

Qual è il confine tra dolore e piacere secondo le neuroscienze

Il confine tra dolore e piacere: due facce della stessa medaglia. Meccanismi di sopravvivenza opposti ma gestiti dalla stessa infrastruttura neurale, dove il cervello usa l'uno per compensare l'altro e mantenere il nostro equilibrio biochimico.

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Qual è il confine tra dolore e piacere secondo le neuroscienze
Come funziona il dolore

Dolore e piacere sono da sempre considerati esperienze opposte ma in realtà il confine tra i due è labile. Infatti, le neuroscienze moderne ci dicono che nel cervello la separazione tra i due è molto meno netta di quanto pensiamo: condividono gli stessi circuiti, gli stessi neurotrasmettitori e si influenzano a vicenda in modo diretto. Il piacere può ridurre il dolore, il dolore cronico può spegnere la capacità di provare piacere, e il cervello usa una sorta di bilancio continuo tra i due per guidare i nostri comportamenti.

Dolore e piacere: due facce della stessa medaglia

Dolore e piacere. Da millenni filosofi, poeti e religiosi li descrivono come opposti assoluti, i due estremi dell'esperienza umana. Jeremy Bentham, filosofo inglese del Settecento, affermava che tutta la vita umana è governata da questi due "sovrani": fuggire il dolore e cercare il piacere. Eppure le neuroscienze moderne ci raccontano una storia molto più intrigante: nel cervello, dolore e piacere non sono nemici distanti, ma vicini di casa che condividono gli stessi circuiti, gli stessi neurotrasmettitori e, in certi casi, si influenzano a vicenda in modi sorprendenti. Il piacere è una ricompensa temporanea, spesso associata a dopamina, mentre il dolore è una risposta a stimoli negativi. 

Il cervello come arbitro delle due sensazioni 

Immaginate un atleta che, nel pieno di una gara decisiva, non avverte il dolore causato da una distorsione. Oppure pensate al piacere pungente del peperoncino o di un bagno gelato. Come mai il cervello, in certe circostanze, "spegne" il dolore o addirittura lo trasforma in una sensazione positiva?
La risposta sta in quello che i ricercatori chiamano Motivation-Decision Model, un modello proposto dal neuroscienziato H. Fields. L'idea di fondo è semplice quanto elegante: il cervello è costantemente impegnato a decidere cosa è più importante per la sopravvivenza. Se una ricompensa o una minaccia più urgente è in gioco, il dolore può essere temporaneamente soppresso. In termini evolutivi, ha senso: un animale che fugge da un predatore non può permettersi di fermarsi per un ginocchio sbucciato.

Questo meccanismo di soppressione del dolore è mediato da un sofisticato sistema discendente di modulazione del dolore che parte dal tronco encefalico e comunica con la corteccia prefrontale, l'ipotalamo e l'amigdala. E i principali protagonisti chimici di questo sistema sono due: gli oppioidi endogeni e la dopamina.

Il ruolo degli oppioidi endogeni e della dopamina

Il nostro cervello produce sostanze, chiamate oppioidi endogeni (come le endorfine) e la dopamina che vengono rilasciate sia durante esperienze dolorose che durante esperienze piacevoli. In particolare, una struttura chiamata nucleus accumbens, una sorta di "centro del piacere" nel cervello, gioca un ruolo chiave in entrambi i tipi di esperienza.

  • Oppioidi endogeni (endorfine): modulano la componente emotiva del dolore, quanto fa soffrire, e amplificano la piacevolezza delle esperienze. Non eliminano il segnale doloroso, ma lo rendono più tollerabile. Vengono rilasciati sia durante il dolore che durante esperienze piacevoli (cibo, musica, sesso).
  • Dopamina: non è il neurotrasmettitore del piacere, ma della motivazione a cercarlo. Nel dolore, ha effetti analgesici e stimola il rilascio di oppioidi.
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Dolore e piacere: stesse aree cerebrali, due esperienze opposte

Forse l'evidenza più sorprendente riguarda la neuroanatomia. Quando i ricercatori hanno mappato le aree cerebrali attivate da esperienze dolorose e piacevoli, hanno trovato una sovrapposizione impressionante. La corteccia cingolata anteriore, l'insula, la corteccia orbitofrontale, l'amigdala, il nucleus accumbens, il talamo, il mesencefalo: tutte queste strutture risultano attive sia durante il piacere che durante il dolore, seppur con pattern diversi.

Particolarmente interessante è il caso del pallidum ventrale e del nucleus accumbens: entrambi contengono piccole zone, chiamate "punti caldi del piacere", in cui la stimolazione degli oppioidi aumenta la piacevolezza di un sapore dolce. Ma le stesse strutture contengono anche popolazioni di neuroni che rispondono al dolore. E la posizione di questi due tipi di neuroni, nel pallidum, è adiacente: i "neuroni del dolore" si trovano lateralmente ai neuroni del piacere. Una vicinanza anatomica che suggerisce interazioni funzionali continue tra i due sistemi.

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Giorgia Giulia Evangelista
Head of content development | Creator
Ho una laurea in Matematica e un dottorato in Neuroscienze Computazionali, che mi hanno permesso di realizzare il sogno di diventare scienziata: per anni mi sono dedicata alla ricerca, imparando il rigore del metodo scientifico e la meraviglia di sentirsi piccoli davanti alla vastità della conoscenza. Dopo quasi otto anni all’estero, ho portato questa esperienza anche fuori dai laboratori: come docente, nel mondo delle start-up e nella consulenza. In Geopop ho trovato lo spazio per coniugare la passione per la scienza, la divulgazione scientifica e la creatività. Curiosa dalla nascita, non credo di aver mai superato la fase dei “perché” dei bambini. Amo esplorare il mondo che ci circonda, capire come funziona il cervello e da dove nascono le idee.
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