
I feromoni sono veri e propri messaggi odorosi che i gatti producono per comunicare con i loro simili: comunicano chi sono, dove sono stati, se un ambiente è sicuro, se un altro gatto è amico o rivale. Sono segnali così potenti da influenzare il comportamento di chi li percepisce: per esempio, le femmine in calore li usano per attirare i maschi (no, non è lo stesso per gli esseri umani). Non sorprende quindi che noi umani abbiamo provato a sfruttarli per migliorare la convivenza domestica e per ridurre stress, ansia e conflitti nei nostri compagni felini. Dal 1996 troviamo in commercio spray, collari e diffusori a base di feromoni sintetici, ma la loro efficacia resta un tema dibattuto: i risultati degli studi sono variabili e spesso limitati, anche perché la ricerca sul comportamento del gatto è relativamente recente. Inoltre, ogni gatto ha una storia a sé e può rispondere diversamente a queste soluzioni, che vanno comunque integrate con altre strategie.
Cosa sono i feromoni e che effetto hanno sui gatti
Non avendo a disposizione un salotto in cui chiacchierare o una chat di gruppo su Whatsapp, gli animali hanno sviluppato sistemi di comunicazione diversi: fisici, vocali, visivi, o basati sull'emissione di segnali chimici, tramite le feci, le urine o secreti da apposite ghiandole, che nei gatti sono situate sul muso, sulla testa, a livello anale e sui cuscinetti delle zampe.
Queste molecole sono chiamate feromoni e sono sostanze semiochimiche, cioè possono attivare specifiche risposte comportamentali in chi le annusa. Vengono percepiti grazie all’olfatto e all’organo vomeronasale (VNO), una struttura sensoriale specializzata, formata da due piccoli sacchi pieni di fluido, situati nel palato duro. I feromoni che annusa il nostro gatto si dissolvono nella saliva e risalgono verso il VNO attraverso due piccoli dotti situati dietro gli incisivi e si attiva la cosiddetta risposta Flehmen. Spesso immortalata sui social (bocca semiaperta, labbro superiore arricciato e testa sollevata) questa postura facilita l’ingresso delle molecole chimiche, come i feromoni, nel VNO. In pratica, sta “assaggiando” l’odore per analizzarlo a fondo. Il segnale arriva poi direttamente all’amigdala, una regione del cervello coinvolta nelle emozioni.

Quali feromoni usiamo per calmarli
Il riconoscimento degli odori è un meccanismo ancestrale che i gattini possiedono già alla nascita, quando possono fare affidamento solo su tatto e odori. Diversi studi hanno dimostrato che il profumo del nido e della madre riduce i vocalizzi di stress e aumenta il senso di sicurezza. Non sorprende quindi che, anche da adulti, i gatti usino l’odore come punto di riferimento emotivo e spaziale e che noi umani cerchiamo di utilizzarli per ridurre lo stress dei nostri amici felini, evitare comportamenti aggressivi o indirizzare le graffiature.
Feromoni facciali per ridurre lo stress
Ne esistono cinque tipi, vengono secreti dalle ghiandole presenti sul muso e il gatto li deposita quando struscia il muso sugli oggetti o su di noi. Servono a “marcare” luoghi, persone o altri animali familiari e sicuri, riducendo l’ansia e aumentando la sensazione di controllo sull’ambiente,

In commercio, esistono formulazioni che contengono in particolare il feromone F3, forse il più studiato di tutti, consigliato per ridurre lo stress, le marcature urinarie o graffiature indesiderate. Non dovrete dire addio al divano.
Feromone appagante felino (CAP – Cat Appeasing Pheromone) per evitare i conflitti
Viene prodotto da mamma gatto durante l’allattamento, dalle ghiandole mammarie e ha effetto calmante sui cuccioli. Si pensa inoltre che possa favorire il legame sociale. Per questo sono stati formulati analoghi sintetici che vengono consigliati in case con più gatti o quando arriva un nuovo pelosetto per ridurre conflitti e aggressività.
Feromone interdigitale (FIS – Feline Interdigital Semiochemical) per indirizzare le graffiature
Durante le graffiature, che siano su alberi in giardino o del vostro povero divano, il gatto rilascia feromoni dalle ghiandole presenti nei cuscinetti delle zampe: in questo modo, indica che il luogo è familiare e adatto a quella funzione. Sono stati formulati prodotti a base di questo feromone, che possono essere spruzzati sul tiragraffi, marcandolo come luogo per le graffiature. In questo modo, si riuscirebbe a distoglierlo dal divano e indirizzarlo su quel graffiatoio nuovo e mai usato.

Ma funzionano davvero?
La risposta breve è: a volte sì, ma non sono una bacchetta magica. Innanzitutto dipende anche dal gatto. Le revisioni sistematiche sottolineano un punto chiave: ci sono pochi studi, molti dei quali con limiti metodologici e l’efficacia non è garantita in ogni contesto.
Gli studi più solidi riguardano il feromone F3. Alcune ricerche hanno mostrato una riduzione del cortisolo (l’ormone dello stress), anche se non significativa, e una diminuzione dei comportamenti stress-correlati: per esempio miagolano e si agitano meno durante i viaggi nel trasportino, come dimostrato in uno studio del 2021, o le visite veterinarie. Studi randomizzati e controllati indicano effetti positivi, anche se non universali e con differenze individuali, legate al sesso e all’esperienza del gatto.
Per il CAP e il FIS esistono studi ancora troppo recenti e con pochi partecipanti, ma abbastanza promettenti. In alcuni studi sul FIS, per esempio, fino al 74% dei gatti ha smesso di graffiare superfici indesiderate, e in uno studio su famiglie con più gatti, il CAP ha dimostrato una riduzione significativa dell’aggressività nei confronti degli altri gatti.
Come usarli al meglio e dove spruzzarli
Sebbene scarsa, la letteratura sull’argomento chiarisce che per rendere questi feromoni efficaci è bene affiancarli ad altre strategie di adattamento. Ecco qualche accorgimento da attuare se il vostro gatto graffia i mobili o è spaventato dall’arrivo di un nuovo amico felino:
- collocare adeguatamente le risorse (lettiere, cucce, tiragraffi)
- giocare e stimolarli mentalmente ogni giorno (per esempio con i puzzle per cercare il cibo) quotidiano e stimolazione mentale

- lasciarli spazi adeguati per nascondersi e controllare l’ambiente
- gestire gradualmente i cambiamenti ambientali, come un cambio casa.