
In Italia, quasi 1 lavoratore su 10 ha continuato a lavorare anche mentre era in vacanza. È quanto emerge dai dati Istat, che nel 2022 per la prima volta hanno misurato la presenza degli “holiday workers”, ossia chi combina lavoro e vacanza: soprattutto uomini, residenti nel Nord-Ovest, con elevato titolo di studio, lavoratori autonomi o dirigenti nel settore dei servizi di informazione e comunicazione oppure attività finanziarie e assicurative.
Chi sono gli “holiday worker”?
Negli ultimi anni è in crescita il fenomeno della “workation”, un neologismo che unisce work (lavoro) e vacation (vacanza). A differenza di un viaggio svolto per motivi professionali, con questo termine si intende un viaggio effettuato per motivi personali durante il quale però è praticata anche l’attività lavorativa. Nato come privilegio di liberi professionisti e lavoratori con specifiche conoscenze, il fenomeno si è diffuso rapidamente durante alla pandemia da COVID-19 grazie al lavoro da remoto. Poi la diffusione dello smartworking lo ha reso accessibile a sempre più lavoratori fino a diventare oggi una nuova possibile tendenza nel settore del turismo.
Nel 2022, il 9,7% dei vacanzieri occupati hanno lavorato dal luogo di vacanza in una qualsiasi modalità di lavoro da remoto (telelavoro, smartworking o lavoro agile) e i dati Istat ci permettono di tracciare un profilo dettagliato di questi holiday workers:
- Genere: più uomini (10,4%) rispetto alle donne (8,5%).
- Residenza: prevalenza di chi abita nel Nord-Ovest (12,1%), mentre nel Mezzogiorno la quota scende al 5,5%.
- Formazione: oltre tre volte più diffuso tra chi ha laurea o altro titolo superiore (18,5%) rispetto a chi ha solo il diploma o titoli più bassi.
- Tipo di lavoro: i lavoratori autonomi (16,5%) sono più del doppio dei dipendenti (7,7%), ma i picchi più alti si hanno tra dirigenti (37,2%) e imprenditori (37%).
- Settore: principalmente nei servizi di informazione e comunicazione (30,5%) e nelle attività finanziarie e assicurative (22,8%).
In sintesi, il workation è un fenomeno in crescita soprattutto tra chi ha elevate competenze, e maggiore autonomia e flessibilità lavorativa.
Perché scegliere il workation: pro e contro
Il lavoro in vacanza può portare a diversi benefici:
- Maggiore produttività: lavorare in un ambiente rilassante, come in una casa sul mare o in una baita in montagna, può aumentare creatività e motivazione.
- Maggiore flessibilità: non essere vincolati ad orari fissi e agli spostamenti nel traffico cittadino per raggiungere l’ufficio, consente di organizzare meglio pause e impegni personali.
- Minore stress da rientro: continuare a lavorare anche in vacanza, evita di ritrovarsi poi al rientro a dover recuperare il lavoro arretrato.
Tuttavia, questa innovativa forma di lavoro può diventare un’arma a doppio taglio. Tra i problemi che si riscontrano più spesso ci sono:
- Difficoltà a disconnettersi: la tentazione di controllare e-mail e messaggi fuori orario può portare a pensare ininterrottamente al lavoro anche nei momenti di pausa
- Confusione tra lavoro e relax: la mancanza di una netta separazione tra i momenti dedicati al lavoro e quelli dedicati alla vacanza può aumentare stress e fatica mentale, se non si trova un bilanciamento tra questi due aspetti.
- Qualità della vacanza compromessa: lavorare in luoghi pensati per il riposo può ridurre il piacere del viaggio e il tempo dedicato a godersi la compagnia di famiglia e amici e a fare nuove esperienze.
In pratica, il workation può trasformarsi in un’opportunità per unire due aspetti di vita che in passato erano tra loro contrastanti: il tempo per il lavoro ed il tempo per le vacanze. Tuttavia, questa combinazione deve essere valutata in base alle proprie esigenze personali e all’impegno richiesto dalla propria attività lavorativa: non si rivela un boomerang, infatti, solo se si riesce a trovare un'armonia tra produttività lavorativa e relax vacanziero.