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23 Febbraio 2026
9:39

Record di medaglie per l’Italia a Milano-Cortina 2026, chiude a quota 30: l’analisi dei Giochi Invernali

Con 30 medaglie ai Giochi invernali di Milano-Cortina 2026 - dieci ori, sei argenti e quattordici bronzi - l’Italia supera il proprio record storico. Un risultato che non dipende solo dal fattore casa, ma da una crescita iniziata dopo Torino 2006: programmazione più solida, ricambio generazionale e maggiore diversificazione delle discipline.

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Record di medaglie per l’Italia a Milano-Cortina 2026, chiude a quota 30: l’analisi dei Giochi Invernali
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La nazionale italiana di short track festeggia la medaglia d’oro nella staffetta mista – via Italia Team, x.com

L’Italia non aveva mai vinto così tanto ai Giochi Olimpici Invernali. A Milano-Cortina è stato superato il record storico delle 20 medaglie conquistate a Lillehammer 1994, un risultato che per anni era sembrato quasi irraggiungibile. E invece è arrivato, con ben 30 medaglie totali (10 ori, 6 argenti e 14 bronzi) un bottino che è cresciuto giorno dopo giorno e che ha ridisegnato il posto dell’Italia nello sport invernale mondiale. Il medagliere finale vede gli azzurri al quarto posto dietro solo a Norvegia (41), Stati Uniti (33) e Paesi Bassi (20 con 10 ori e solo 3 bronzi). Ma per capire davvero come sia stato possibile non è sufficiente fermarsi al numero finale: bisogna guardare da dove arrivano queste medaglie, come si è evoluto il movimento negli ultimi vent’anni e perché questo risultato racconta qualcosa di più grande di una singola Olimpiade.

Tutte le medaglie vinte dall’Italia alle Olimpiadi: il nuovo primato

Il primo confronto che si può fare è quello con gli ultimi Giochi in casa, quelli di Torino 2006. In quell’occasione l’Italia non andò particolarmente bene, chiuse con 11 medaglie: 5 ori e 6 bronzi. Un risultato che arrivava dopo anni difficili e che migliorava i quattro ori di Salt Lake City 2002 e i due di Nagano 1998, ma che non rappresentava un vero salto di qualità. Anzi, dopo Torino arrivò una fase ancor più complicata: a Vancouver 2010 le medaglie furono appena cinque, con un solo oro conquistato da Giuliano Razzoli nello slalom speciale, che ancora oggi resta l’ultimo titolo olimpico dello sci alpino maschile. A Sochi 2014 le medaglie salirono a otto, ma senza nemmeno un oro.

Poi, lentamente, la risalita. Nel 2018 le medaglie furono 10, nel 2022 a Pechino diventarono 17, e ora il salto definitivo con il record assoluto di 30 medaglie, di cui 10 ori. Una crescita continua, costruita nel tempo, con un trend che non riguarda solo gli sport invernali. Anche nelle Olimpiadi estive l’Italia sta vivendo un periodo storico: 40 medaglie a Tokyo 2020, record assoluto, poi superato a Parigi 2024, sempre con 40 medaglie ma con più ori, 12 contro 10.

È un segnale chiaro: non è solo una questione di neve, ghiaccio o montagne, ma è l’intero sistema sportivo italiano che sta vivendo una fase di crescita trasversale. Mentre il nostro “sport nazionale”, il calcio, fatica a portare risultati di alto livello in campo internazionale, gli sport cosiddetti “minori” ci stanno dimostrando che gli atleti azzurri sono tra i migliori al mondo in moltissime discipline.

La spinta dei Giochi in casa e gli exploit inattesi

Per quanto riguarda il grande risultato ottenuto dai nostri portacolori nei giorni scorsi, avere i Giochi in casa ha sicuramente dato una spinta e il fattore campo conta: meno viaggi, più familiarità con le strutture, il pubblico a favore, team qualificati di diritto negli sport di squadra che possono concentrarsi sulla preparazione olimpica senza l’angoscia di dover strappare un pass. Ma questo da solo non basta a spiegare un record del genere. Prima dei Giochi gli analisti ritenevano possibile superare le 20 medaglie, ma era considerato molto difficile migliorare i 7 ori del 1994. I pronostici non sono stati solo rispettati: in molti casi sono stati superati. In moltissime gare in cui l’Italia partiva con delle possibilità di medaglia, quella medaglia è arrivata davvero.

Ci sono stati anche exploit inattesi. Le quattro medaglie arrivate dallo slittino, di cui due ori, hanno sorpreso anche gli addetti ai lavori e raccontano bene come funzioni il lavoro dietro le quinte. A guidare quel movimento c’è Armin Zöggeler, uno dei più grandi slittinisti della storia, capace di vincere sei medaglie olimpiche consecutive e oggi direttore tecnico della nazionale. Il suo ruolo è stato decisivo nel trasmettere esperienza e competenze a una nuova generazione di atleti.
Ci sono poi storie individuali che spiegano bene questo risultato. Come quella di Federica Brignone, capace di vincere due ori nonostante un grave infortunio che l’aveva tenuta lontana dalle piste per quasi un anno e che aveva messo seriamente a rischio la sua carriera. O gli altrettanti metalli pesanti vinti da Francesca Lollobrigida nel pattinaggio di velocità, disciplina in cui l’Italia è tornata protagonista ai massimi livelli, aggiudicandosi 3 ori e 2 bronzi totali.

L’equilibrio tra veterani e nuove leve

Una delle chiavi di lettura più interessanti è però l’incastro perfetto tra generazioni diverse. Da una parte ci sono i veterani, atleti che da anni tengono alto il livello e che anche in queste Olimpiadi hanno portato esperienza e solidità. Arianna Fontana continua a essere il volto simbolo dello short track italiano, ed è diventata l’italiana più medagliata di sempre ai Giochi Olimpici con 14 medaglie in 6 edizioni dei Giochi. Dominik Paris si è confermato come il punto di riferimento nelle discipline veloci dello sci alpino. Dorothea Wierer ha rappresentato per anni il cuore del biathlon azzurro. Sono atleti abituati alla pressione olimpica e capaci di fare da traino per chi arriva dopo.

Accanto a loro c’è la generazione nel pieno della carriera: Federica Brignone, Sofia Goggia, Michela Moioli, Dominik Fischnaller e Lisa Vittozzi, atleti ormai alla terza Olimpiade o più, nel momento perfetto della loro maturità sportiva. E poi i giovani, quelli che stanno iniziando a raccogliere i primi risultati importanti e che stanno dando profondità al movimento. Giovanni Franzoni – argento nella discesa libera – è uno dei volti del ricambio nello sci alpino, ma la crescita riguarda anche le tante staffette e le discipline freestyle, che negli ultimi anni hanno iniziato a portare risultati con maggiore continuità.

La “generazione Torino 2006” e i risultati in tante discipline diverse

Dietro a questi risultati anche un aspetto simbolico: molti degli atleti protagonisti oggi appartengono a quella che si può chiamare la “generazione Torino 2006”. Ragazzi che allora erano bambini, che hanno visto le Olimpiadi in Italia per la prima volta, si sono appassionati delle discipline viste in tv e oggi si ritrovano nel pieno della carriera sportiva. È un meccanismo che si è già visto anche in altri sport, con intere generazioni che si avvicinano a una disciplina dopo aver vissuto grandi eventi o visto le gesta di atleti di spicco, come sta succedendo in questi ultimi anni con Jannik Sinner e il boom di iscrizioni ai circoli tennistici.
Dietro a tutto questo c’è anche una preparazione più strutturata rispetto al passato, con programmazioni quadriennali, investimenti mirati e una grande spinta a livello di singole federazioni per cercare di fare bella figura alle Olimpiadi in casa.
Ma c’è anche un altro elemento, spesso sottovalutato, che aiuta a spiegare il record: l’Italia ha vinto in tante discipline diverse. E questa è una differenza enorme rispetto ad altre grandi nazioni.

La Norvegia, che ha chiuso al 1° posto del medagliere, costruisce tradizionalmente gran parte del proprio successo su sci di fondo e biathlon. I Paesi Bassi dominano nel pattinaggio di velocità e nello short track, con 20 medaglie di cui 10 ori vinte in sole due discipline. La Francia ha vinto 13 medaglie nel biathlon, tra cui 6 dei suoi 8 ori totali.
L’Italia invece ha distribuito le medaglie tra 10 discipline: sci alpino, biathlon, short track, pattinaggio di figura, pattinaggio di velocità, sci di fondo, snowboard, curling, sci freestyle e slittino. Non siamo una nazione che domina un solo sport, ma siamo competitivi in molte discipline diverse, segno di un movimento variegato e diffuso fatto di tante piccole federazioni che, seppur con una grande carenza di strutture, riescono a plasmare atleti in grado di poter competere per una medaglia olimpica. Inoltre, ben 11 medaglie sono arrivate da staffette o gare a squadre, altro segnale di quanto il movimento nel suo insieme goda di ottima salute, senza la necessità di aggrapparsi a pochi fuoriclasse.

Più medaglie in palio, più nazioni in grado di vincerle

Nel confronto con Lillehammer 1994 ci sono anche altri valori da considerare, come la quantità di medaglie in palio e di nazioni partecipanti.
Ai Giochi del ’94, quando l’Italia vinse 20 medaglie, gli ori in palio erano 67. A Milano Cortina sono stati ben 116, per cui viene logico pensare che sia normale, e più semplice, vincere una maggior quantità di medaglie. Anche la posizione nel medagliere del 2026 è la stessa del 1994, con un ottimo quarto posto.
Nonostante questo, va considerato che 30 anni fa le medaglie finivano al collo di poche nazioni, mentre ora, con più di 90 Paesi al via dei Giochi invernali, la competizione è più agguerrita e variegata. Basti pensare a Paesi come Cina, Giappone o Paesi Bassi, lontani dai radar delle discipline invernali negli anni ’80 e ’90, ma in grado di vincere decine di medaglie nelle ultime edizioni dei Giochi.

Milano-Cortina 2026, per i nostri colori, non è quindi l’Olimpiade di un solo protagonista. Certo, ci sono imprese che resteranno nella memoria, come quelle di Federica Brignone e Francesca Lollobrigida con due medaglie d'oro ciascuna, il record di medaglie personali di Arianna Fontana o gli exploit dello slittino, ma questo record non è arrivato per caso, è il risultato di un percorso lungo vent’anni, fatto di investimenti, di crescita e di generazioni che si sono sovrapposte nel momento giusto. E ci auguriamo che sia pure un nuovo punto di partenza, con tanti giovani che si sono emozionati in queste due settimane e saranno in grado di farci sognare tra 15 o 20 anni.
Il prossimo appuntamento invernale è tra 4 anni poco distanti da casa, sulle Alpi francesi (con alcune gare anche a Torino), ma chissà che il prossimo record non arrivi tra un paio di estati, ai Giochi estivi di Los Angeles 2028.

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