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4 Febbraio 2026
6:00

Nel Salento c’è un relitto romano che attende di essere studiato da quarant’anni

Nei fondali del mar Ionio presso Santa Caterina di Nardò, in Salento, giace da oltre 40 anni una nave romana tardorepubblicana (IV-II sec. a.C.). Si tratta di un sito di grande valore ma mai studiato approfonditamente.

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Nel Salento c’è un relitto romano che attende di essere studiato da quarant’anni
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Immagine generata con IA.

Nei fondali del Salento, al largo di Santa Caterina di Nardò, giace da oltre quarant’anni un antico relitto di grande importanza. È una nave oneraria, cioè un’imbarcazione da carico, naufragata tra il IV e il II secolo a.C. (tardo periodo repubblicano), ufficialmente censita nel Catalogo generale dei Beni Culturali del Ministero della Cultura. Il relitto fu individuato all’inizio degli anni Ottanta durante immersioni subacquee e successive ricognizioni della Soprintendenza. Oggi il relitto e i fondali circostanti potrebbero essere finalmente ripuliti e messi in sicurezza, diventando un vero e proprio "museo subacqueo".

L'imbarcazione, lunga circa 23 metri, trasportava un carico imponente di anfore greco-italiche (un tipo di anfora di origine magnogreca, prodotto tra il IV e il II sec. a. C.), probabilmente destinate al commercio di vino. Il carico originario poteva forse superare le mille anfore, molte delle quali sono oggi ancora adagiate sul fondale, insieme a parti lignee dello scafo.

Gli archeologi confermano la presenza di un giacimento archeologico subacqueo di grande valore scientifico, databile tra il 400 e il 100 a.C., inserito a pieno titolo tra i beni archeologici sommersi tutelati. Non si tratta di una scoperta occasionale o poco documentata, ma di un sito riconosciuto ufficialmente e studiato, seppur in modo frammentario. Purtroppo la localizzazione del relitto è nota ai tombaroli (persone che cercano e scavano abusivamente nelle aree archeologiche scoperte o non ancora scoperte per rubare beni antichi), che nel tentativo di recuperare delle anfore da rivendere, ne hanno danneggiate parecchie, spezzandone il collo.

Questo patrimonio sommerso ha versato per lungo tempo in uno stato di stallo burocratico. A differenza di analoghi rinvenimenti lungo il litorale pugliese, oggetto di mirati interventi di tutela, il relitto di Santa Caterina non è mai stato integrato in un progetto di recupero scientifico. Le complessità tecniche e l'ingente impegno economico richiesto hanno finora precluso una definitiva messa in sicurezza del sito, lasciandolo vulnerabile al degrado ambientale e ad azioni di sciacallaggio. Eppure, il suo potenziale è enorme: lo studio completo della nave potrebbe fornire informazioni preziose sulle rotte commerciali della Roma repubblicana, sulle tecniche di costruzione navale e sull’economia del Mediterraneo antico.

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