
Tutti conoscono l'Ultima Cena di Leonardo da Vinci, il celebre affresco conservato nel convento di Santa Maria delle Grazie a Milano. Non tutti però sanno che la città conserva una seconda prova dell'abilità e dell'influenza del pittore e inventore toscano: gli affreschi della Sala delle Asse nel Castello Sforzesco. In occasione delle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina sono state organizzate visite guidate nella stanza al piano terra della torre Falconiera nel lato nord-orientale del Castello.
Gli affreschi di Leonardo nella Sala delle Asse: la decorazione
Ci troviamo nell’angolo nord orientale del Castello, ai piedi della torre del Falconiere, e l'anno è il 1498: siamo sotto il dominio del duca Ludovico il Moro e Leonardo da Vinci sta lavorando ad un affresco dedicato al duca stesso. Non c'è molta documentazione storica sulla Sala delle Asse, ma abbiamo alcune lettere significative risalenti al periodo del dominio degli Sforza, in cui si cita espressamente un "magistro Leonardo" come autore della decorazione della sala.
Una volta tolte le assi di legno che rivestivano le pareti per riparare gli ambienti dal freddo e dall'umidità (caratteristica a cui dobbiamo il nome con cui ancora oggi è nota), Leonardo cominciò il lavoro. Quello che l'artista realizza è un grandioso affresco sulla volta della Sala, che raffigura un pergolato di gelsi.
Il pergolato, a partire dai grandi alberi dipinti lungo le pareti, si sviluppa fino a coprire tutta la volta in un intrico di rami e corde dorate. Nei cartigli della volta delle iscrizioni ricordano il matrimonio di Bianca Maria Sforza (nipote del Moro) con l’imperatore Massimiliano (1493-94), l’investitura ducale di Ludovico (1495) e il viaggio con Beatrice per chiedere l’aiuto di Massimiliano nella guerra con Carlo VIII (1496). La quarta, purtroppo illeggibile, ricorda la vittoria del re di Francia Luigi XII sul Moro. Dietro ai fusti dei gelsi, che dovevano scendere fino quasi a terra, si doveva aprire a perdita d’occhio verso la linea dell’orizzonte il territorio di Ludovico il Moro sotto un grande cielo azzurro.
Al centro del soffitto vediamo lo scudo con gli stemmi delle famiglie nobiliari degli Sforza e degli Este, mentre sulle pareti dell’angolo nord della sala si trova il famoso "monocromo", un’ampia parte di disegno preparatorio che raffigura le radici di un albero di gelso che si insinuano nel terreno spaccando rocce e massi. La composizione incorniciava la bocca del grande camino presente in sala all’epoca di Ludovico il Moro, a cui è dedicata l'opera: i gelsi, anche detti “moroni", sono stati scelti in riferimento al duca per via del soprannome "Moro", ma anche per omaggiarne la saggezza politica attraverso la simbologia del tempo.
Leonardo, purtroppo, non concluse mai l'opera: con la caduta del duca e l'arrivo dei francesi nel settembre del 1499, abbandonò di corsa Milano.

I restauri della Sala dell’Asse e l’apertura straordinaria al Castello Sforzesco
Le pitture sono a oggi sottoposte a un lungo restauro, un intervento necessario visto il trattamento che hanno ricevuto nei secoli: sotto le diverse dominazioni, il Castello Sforzesco venne adibito a uso militare. La Sala delle Asse, in particolare, venne destinata a spazio di ricovero per cavalli: per questo motivo gli affreschi sono stati più volti ricoperti da calce bianca.
Questo strazio è fortunatamente finito nel 1893, quando il Castello venne ceduto al Comune di Milano. In quello stesso anno è iniziato il primo restauro, sotto la direzione dell'architetto Luca Beltrami, con interventi pittorici del restauratore Ernesto Rusca. Nel 1902 la sala fu aperta al pubblico, ma non piacque: i colori erano troppo vivaci, e quindi molto lontani dallo "sfumato" originale leonardesco. Dopo la seconda guerra mondiale, con la grande ristrutturazione del Castello a seguito dei danni subiti nei bombardamenti, si decise di tornare a restaurarlo: in questa occasione venne riportato alla luce il famoso monocromo.
Vista il generale degrado degrado della Sala negli anni, venne avviata nel 2012 una nuova campagna di indagini diagnostiche per ricominciare il restauro, durante la quale è emersa una porzione di intonaco antico ancora nascosta sotto molti strati: una volta rimosso, sono emerse nuove tracce di disegni preparatori.
Pensate, solo a questo punto gli esperti sono stati in grado di capire il disegno generale dell'affresco!
Nonostante i lavori siano ancora in corso, la Sala è stata aperta più volte in via eccezionale: anche durante le Olimpiadi 2026 di Milano Cortina è stato inaugurato un programma di visite guidate sui ponteggi, che ha permesso da vedere l'opera di Leonardo da vicino.