
Dal 2026 il calendario italiano avrà un giorno rosso in più: il 4 ottobre diventa festa nazionale con effetti civili, in occasione di san Francesco d’Assisi, patrono d’Italia. La ricorrenza, finora considerata una “solennità civile” è stata reintrodotta dalla legge n. 151 del 2025, entrata in vigore il 1° gennaio, nell’anno dell’ottavo centenario della morte del santo, avvenuta nel 1226. Di norma, è prevista l'astensione dal lavoro, la prima volta, però, ci sarà una particolarità: il 4 ottobre 2026 cade di domenica. Cosa succede a chi quel giorno non lavora, a chi è normalmente di riposo e a chi invece deve lavorare? La risposta riguarda anche la busta paga, perché una festività può avere effetti diversi sulla retribuzione a seconda della situazione. Il caso di san Francesco è quindi l’occasione per capire come vengono pagati i giorni festivi, cosa succede quando cadono di domenica e che cosa sono le ex festività, ricorrenze che non sono più giorni festivi ma che possono ancora avere effetti sul lavoro.
Perché si festeggia questa ricorrenza in Italia: storia del 4 ottobre
Per capire da dove arriva questa ricorrenza bisogna tornare al 1939, quando papa Pio XII proclamò san Francesco d’Assisi e santa Caterina da Siena patroni principali d’Italia. Quasi vent’anni dopo, con la legge n. 132 del 1958, il 4 ottobre venne riconosciuto anche dallo Stato come solennità civile. Poi, però, le cose cambiarono. Nel 1977 una nuova legge ridusse il numero delle festività riconosciute agli effetti civili e il 4 ottobre venne escluso dall’elenco. La ricorrenza rimase una solennità civile, ma perse gli effetti pratici di una giornata festiva: scuole e attività lavorative non venivano automaticamente sospese.
Il 4 ottobre è tornato a essere un giorno festivo con la legge n. 151 dell’8 ottobre 2025, che lo ha reinserito tra le festività previste dalla legge n. 260 del 1949, dedicandolo a san Francesco d’Assisi. La nuova norma richiama anche alcuni dei valori associati alla figura del santo, come pace, fratellanza, solidarietà e tutela dell’ambiente, e prevede la possibilità di organizzare iniziative e cerimonie dedicate a questi temi.
Ma per chi lavora c’è che cosa cambia in busta paga?
Una festività significa sempre restare a casa?
Non proprio. Un giorno festivo non significa necessariamente che tutti smettano di lavorare. Ci sono attività che, per loro natura, continuano anche nei giorni festivi: dagli ospedali ai trasporti, passando per alberghi, ristoranti e negozi. In questi settori si può quindi essere regolarmente in servizio anche il 4 ottobre, mentre sono i contratti collettivi (CCNL) a stabilire come vengono retribuite le ore lavorate.
Per chi invece quel giorno resta a riposo, la situazione è diversa. Un dipendente con retribuzione mensile riceve normalmente lo stipendio previsto, perché la giornata festiva è già compresa nella paga. Non significa, quindi, avere automaticamente una giornata di stipendio in più. Se invece si lavora, alle ore prestate durante la festività può aggiungersi una maggiorazione per lavoro festivo, la cui misura dipende dal CCNL applicato. Il contratto può prevedere anche un riposo compensativo o altre forme di trattamento.
Il debutto della nuova festività ha però una particolarità: il 4 ottobre 2026 cade di domenica. Per chi ha la domenica come normale giorno di riposo, quindi, la festività coincide con una giornata nella quale non avrebbe comunque lavorato. In generale, quando una festività cade di domenica si parla di festività non goduta e, per i lavoratori dipendenti, scatta una quota aggiuntiva in busta paga. Il trattamento, però, non è identico per tutti: nel caso del 4 ottobre bisogna considerare anche le regole del CCNL applicato. Chi invece lavora il 4 ottobre rientra nelle regole previste dal proprio contratto per il lavoro festivo: alle ore lavorate può quindi aggiungersi la relativa maggiorazione e, quando previsto, un riposo compensativo. Insomma, per capire quanto incide davvero il 4 ottobre sulla busta paga non basta guardare il calendario: bisogna guardare anche il contratto collettivo applicato.
Cosa cambia in busta paga quando c’è una festività
Ma tutto questo, in busta paga, dove si vede? La risposta è nel cedolino, dove la festività può comparire tra le diverse voci che compongono lo stipendio. Se quel giorno non si lavora, può essere presente una voce dedicata alla festività. Se invece si presta servizio, il cedolino può riportare le ore lavorate e l’eventuale maggiorazione per lavoro festivo prevista dal contratto.
Il modo in cui queste informazioni vengono indicate, però, non è uguale per tutti. Dicitura, quantità di ore e trattamento economico possono cambiare in base al CCNL applicato e al sistema paghe utilizzato dall’azienda. Per questo, per capire cosa è stato effettivamente riconosciuto, bisogna guardare insieme le voci del cedolino e gli importi. E proprio qui può comparire un termine che sembra legato alle festività, ma che in realtà racconta una storia diversa: le ex festività.
Differenze tra festività ed ex festività
Le ex festività sono ricorrenze che un tempo erano giorni festivi e che, con le modifiche al calendario delle festività civili, hanno perso questo status. Tra queste ci sono san Giuseppe, l’Ascensione, il Corpus Domini e i santi Pietro e Paolo. La loro cancellazione, però, non ha significato la scomparsa di ogni effetto sul lavoro. In molti casi i contratti collettivi hanno previsto delle ore di permesso retribuito come compensazione. Sono proprio queste le ore che possiamo trovare in busta paga alla voce “ex festività”.
La differenza rispetto a una festività vera e propria è importante: la festività è stabilita dalla legge, mentre le ex festività sono gestite dal CCNL. È quindi il contratto collettivo a stabilire quante ore spettano, come vengono maturate e entro quando possono essere utilizzate. In pratica, quelle ore non corrispondono a nuovi giorni rossi sul calendario: sono permessi retribuiti che il lavoratore può utilizzare secondo le regole previste dal proprio contratto.
Il 4 ottobre, quindi, si aggiunge al calendario delle festività nazionali, mentre le ex festività seguono un meccanismo completamente diverso. Si tratta di una distinzione importante anche quando si legge la busta paga: non tutto ciò che riguarda una festività segue dalle stesse regole.