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14 Ottobre 2026
15:36

Come recuperare i 1.200 euro in busta paga con il bonus Renzi 2026: a chi spetta e come richiederlo

Il trattamento integrativo, ex bonus Renzi, può valere fino a 1.200 euro all’anno, ma l’importo dipende dal reddito e dai requisiti fiscali. Ecco chi ne ha diritto, come controllare la Certificazione unica e cosa fare per recuperare le somme eventualmente non ricevute con il modello 730 entro il 26 ottobre 2026.

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Come recuperare i 1.200 euro in busta paga con il bonus Renzi 2026: a chi spetta e come richiederlo
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Il bonus Renzi, oggi conosciuto come trattamento integrativo (TIR), è un contributo che può arrivare fino a 1.200 euro all’anno, pari a 100 euro al mese. Non sempre, però, questa somma viene riconosciuta interamente in busta paga: in alcuni casi, infatti, un lavoratore potrebbe aver diritto a una cifra maggiore rispetto a quella ricevuta. Se succede, è possibile verificare la propria situazione fiscale e recuperare gli eventuali importi mancanti attraverso la dichiarazione dei redditi. Per correggere il modello 730 relativo ai redditi del 2025, c’è tempo fino al 26 ottobre 2026 per presentare la dichiarazione integrativa.

Ma come si fa a capire se spettano davvero altri soldi? Per scoprirlo bisogna considerare il reddito complessivo e alcune specifiche condizioni fiscali. Il controllo è particolarmente importante per chi ha cambiato lavoro nel corso dell’anno, ha avuto più datori di lavoro o ha percepito altri redditi oltre allo stipendio. In queste situazioni, infatti, il calcolo effettuato durante l’anno potrebbe non tenere conto dell’intera situazione reddituale e portare a un importo diverso da quello effettivamente spettante.

Chi ne ha diritto e cosa fare

Per capire chi può ricevere il trattamento integrativo, bisogna partire dalla propria situazione lavorativa. Il bonus non riguarda soltanto i lavoratori dipendenti: possono beneficiarne anche alcune categorie di contribuenti con redditi assimilati a quelli da lavoro dipendente e chi percepisce prestazioni di sostegno al reddito, come la Naspi. Restano invece esclusi i pensionati.

Cosa fare? Prima di tutto, bisogna considerare il reddito complessivo annuo, che non comprende soltanto lo stipendio, ma anche alcune entrate come:

  • i canoni di locazione tassati con cedolare secca;
  • le mance sottoposte a imposta sostitutiva;
  • determinate quote di reddito esenti riconosciute a docenti, ricercatori e lavoratori impatriati.

Il reddito dell’abitazione principale e quello delle relative pertinenze restano invece esclusi dal calcolo, secondo le regole previste dalla normativa. Le condizioni per ottenere il beneficio variano in base al reddito:

  • fino a 15.000 euro: il bonus spetta nella misura piena di 1.200 euro all’anno (rapportato ai giorni di lavoro), a condizione che l'imposta lorda sia superiore alla detrazione per lavoro dipendente. Se il reddito è inferiore a 8.500 euro (no-tax area), il bonus non spetta;
  • tra 15.001 e 28.000 euro: non è più automatico. Spetta solo se la somma di specifiche detrazioni fiscali (familiari a carico, interessi sul mutuo prima casa, spese sanitarie, rate di ristrutturazioni edilizie ed ecobonus) è superiore all’imposta lorda In questo caso, l'importo del bonus è pari alla differenza tra la somma di queste detrazioni e l'imposta lorda, fino a un massimo di 1.200 euro annui;
  • oltre 28.000 euro: non spetta.

Come capire se ci sono arretrati

Il trattamento integrativo non è arrivato in busta paga, oppure è stato ricevuto un importo inferiore alle aspettative? Il primo controllo da fare è sulla Certificazione Unica 2026 (che riepiloga i redditi percepiti nel 2025). In particolare, bisogna verificare due campi specifici della sezione dedicata ai dati fiscali:

  • campo 390: il codice 1 indica che il datore di lavoro ha riconosciuto il trattamento integrativo; il codice 2 segnala invece che non è stato riconosciuto o non è stato erogato;
  • campo 391: riporta la cifra effettivamente corrisposta durante l'anno.

Queste stesse informazioni confluiscono poi nella dichiarazione dei redditi, precisamente nel rigo C14 del Quadro C del Modello 730 (oppure nel rigo RC14 del Modello Redditi PF).

Attenzione, però: un bonus non pagato, o riconosciuto solo in parte dal datore di lavoro, non significa automaticamente che ci siano arretrati da recuperare. Il sostituto d'imposta, infatti, effettua il calcolo solo sui redditi che conosce. Se nel corso del 2025 si è cambiato lavoro, si è lavorato per più aziende o si sono percepite altre entrate, il bonus ricevuto ogni mese potrebbe non corrispondere a quello effettivamente spettante. Sarà la dichiarazione dei redditi a fare chiarezza, grazie al calcolo complessivo di tutti i redditi dell'anno. In base al risultato, potrebbe spettare un importo aggiuntivo da recuperare oppure potrebbe essere necessario restituire, in tutto o in parte, il bonus già ricevuto, se il reddito complessivo supera i limiti previsti dalla legge.

Come richiederlo col 730

Se dai controlli emerge che spettano altre somme, è possibile correggere la dichiarazione dei redditi già inviata. La procedura da seguire dipende dal risultato della modifica: se il credito aumenta, il debito diminuisce oppure il risultato finale non cambia, si può presentare il modello 730 integrativo, senza dover annullare quello precedente. Per farlo, ci si può rivolgere a un CAF (Centro di Assistenza Fiscale) o a un professionista abilitato, che verificherà i documenti e trasmetterà la dichiarazione corretta.

Per il 2026, la scadenza prevista per il 730 integrativo è il 26 ottobre. Una volta completata la procedura, le somme spettanti possono essere rimborsate direttamente in busta paga, attraverso il sostituto d’imposta, oppure dall’Agenzia delle Entrate, nei casi previsti. Può accadere anche il contrario: se durante l’anno è stato ricevuto un bonus superiore a quello effettivamente dovuto, la differenza deve essere restituita.

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