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5 Ottobre 2026
15:00

Sánchez si dimette e convoca elezioni anticipate in Spagna: perché si è arrivati a questo?

Il primo ministro socialista ha preso la decisione dopo che il Congresso ha bocciato due decreti contro la crisi abitativa: da due settimane il Paese protesta contro la speculazione edilizia e il partito di Sanchéz spera di sfruttare il malcontento popolare per ottenere una maggioranza più solida in Parlamento.

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Sánchez si dimette e convoca elezioni anticipate in Spagna: perché si è arrivati a questo?
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Il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez e la “acampada” di Puerta del Sol, a Madrid.

Il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez ha annunciato la convocazione di elezioni anticipate per il 29 novembre, sciogliendo entrambe le camere del Parlamento con una dichiarazione dal Palazzo della Moncloa. La decisione arriva dopo settimane di tensioni crescenti nel Paese, con decine di migliaia di persone scese in piazza per protestare contro la crisi abitativa e, soprattutto, dopo la bocciatura al Congresso dei Deputati di due decreti legge con cui il governo intendeva rafforzare le tutele per gli inquilini e contrastare la speculazione immobiliare.

Il voto contrario di alcuni partiti come il Partido Popular (PP), Vox e Junts per Catalunya ha reso evidente ciò che si percepiva da mesi: la fragile maggioranza parlamentare che nel 2023 aveva portato il partito progressista di Sánchez al governo oggi non funziona più. Il premier socialista ha quindi deciso di rimettere la scelta agli elettori, provando a sfruttare il malcontento sociale per affrontare la battaglia elettorale in condizioni leggermente migliori rispetto a poche settimane fa, quando la pessima gestione della crisi di Ceuta aveva fatto crollare i consensi nei confronti del partito di Sánchez, il PSOE.

Le proteste che stanno scuotendo la Spagna e il caso di Maricarmen

Per capire perché questa decisione sia arrivata proprio ora bisogna fare un passo indietro: nel Paese iberico da quasi due settimane sono in corso proteste pacifiche contro la crisi abitativa. La miccia che ha acceso le mobilitazioni è stata lo sfratto di Maricarmen Abascal, una donna di 87 anni costretta a lasciare l'appartamento di Madrid, dove viveva da oltre settant'anni, dopo che una società di investimento immobiliare (in spagnolo definita un “fondo buitre”, ovvero un fondo avvoltoio) aveva acquistato l'immobile e aumentato l'affitto di oltre il 230%, rendendo insostenibile la permanenza dell'anziana. Le immagini di Maricarmen portata via in barella, dopo che la polizia aveva sfondato la porta, hanno suscitato un'ondata di indignazione che ha rapidamente superato i confini della capitale.

Già il 26 settembre decine di migliaia di persone avevano iniziato a sfilare per le strade di Madrid: un gruppo di manifestanti si è poi accampato con delle tende nella Puerta del Sol, la piazza centrale simbolo della capitale (che è anche sede della Presidenza della Comunità di Madrid, governata dalla conservatrice Isabel Díaz Ayuso). L'accampamento, visibile nel video qui sotto, è diventato il simbolo visivo della protesta e ha resistito ai tentativi di sgombero: proprio oggi, 5 ottobre, il Tribunale Superiore di Giustizia di Madrid ha respinto la richiesta del governo regionale di Madrid di forzare lo sgombero della piazza, tutelando il diritto di riunione dei manifestanti.

Ma la protesta non è rimasta confinata a Madrid, allargandosi a oltre 50 città (da Bilbao a Salamanca, da Oviedo a Palma di Maiorca) dopo che il Congreso de los Diputados (l'equivalente spagnolo della nostra Camera dei Deputati) ha bocciato i due decreti legge proposti dalla coalizione di governo dedicati all'edilizia abitativa. Più in particolare, i decreti puntavano a limitare l'aumento dei prezzi degli affitti, includendo il divieto di sfratto fino al 2030 e vietando ai fondi speculativi di acquistare immobili a meno del 70% del loro valore fino al 2028.

I due testi non hanno raggiunto la maggioranza necessaria a causa dell'opposizione del partito Junts per Catalunya, un partito indipendentista catalano di centro-destra i cui voti, come vedremo, sono essenziali per la coalizione di governo.

A Valencia si sono registrati scontri tra manifestanti e polizia, con arresti e agenti feriti, quando un corteo ha cercato di raggiungere il Palau de les Arts, dove si stava tenendo una convention di imprese immobiliari. In altre città le proteste sono state pacifiche, con i manifestanti che sventolavano le chiavi di casa (diventate il simbolo della mobilitazione) e scandivano richieste di sciopero generale, moratoria sugli sfratti e interventi strutturali sul mercato degli affitti. A Madrid, quattro colonne di manifestanti provenienti da nord, sud, est e ovest della capitale sono confluite sulla centrale Plaza de Cibeles.

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Una delle proteste organizzate in Spagna contro la crisi abitativa. Credit: Perfil, via X.

Perché Sánchez ha indetto elezioni anticipate proprio ora

Il problema principale è che il governo di Sánchez non dispone di grandi numeri in Parlamento: alle elezioni del 2023, infatti, il partito più votato era risultato il Partido Popular (PP), ma il Partito socialista (PSOE) di Sánchez era riuscito a formare un governo di coalizione con Sumar (che alle elezioni del 29 novembre si presenterà con il nome di Frente Amplio). Per la prima volta nella storia recente della Spagna, il leader del partito con il maggior numero di voti, in questo caso il PP, non ha prestato giuramento come presidente, con Sánchez che ha mantenuto la presidenza grazie a un complesso intreccio di patti.

Nella pratica, questa coalizione di governo dispone al Congresso di appena 147 deputati su 350, molto al di sotto della maggioranza assoluta di 176. Per approvare qualsiasi provvedimento, Sánchez è stato costretto a costruire maggioranze variabili, cercando di volta in volta i voti di partiti regionalisti e indipendentisti come Junts, ERC, EH Bildu e PNV. Insomma, un contesto estremamente fragile per governare.

Il nodo cruciale è stato il ruolo di Junts per Catalunya, il partito dell'ex presidente catalano Carles Puigdemont. Junts aveva accettato di supportare Sánchez come nuovo primo ministro nel 2023 in cambio di una legge di amnistia per i condannati del "procés", la crisi secessionista catalana del 2017. Ma con il passare dei mesi, e con il progressivo spostamento dell'agenda dal piano territoriale a quello economico e sociale, la distanza tra Junts e la maggioranza è cresciuta, portando il partito catalano a votare sempre più spesso con PP e Vox, suoi avversari storici.

La bocciatura dei due decreti abitativi ha messo il governo di fronte a una realtà ormai innegabile: con questi numeri al Parlamento, il partito di Sánchez non ha nessuna possibilità di approvare provvedimenti di reale importanza, né la capacità di presentare i primi bilanci della legislatura (dopo tre anni senza una legge di bilancio, un fatto senza precedenti nella storia recente della Spagna).

Dopo un fine settimana di consultazioni con i ministri, i dirigenti del PSOE e gli alleati, Sánchez ha quindi deciso di sciogliere le Cortes (le Camere che compongono il Parlamento spagnolo). Secondo gli esperti, il partito socialista vorrebbe sfruttare il malcontento sociale per la crisi abitativa per ottenere un bacino di voti più ampio (e quindi una maggioranza più solida rispetto a quella attuale), in un momento politicamente più favorevole rispetto ad altre crisi che avevano coinvolto il governo, dalla questione migratoria di Ceuta fino agli scandali di corruzione che hanno colpito alcune delle persone più vicine a Sánchez. I sondaggi, infatti, mostrano che una maggioranza di cittadini (tra cui anche gli elettori di destra) è favorevole a misure come la limitazione dei prezzi degli affitti.

La scommessa di Sánchez, dunque, è chiara: provare a mobilitare quell'elettorato progressista disilluso da una legislatura particolarmente agitata, così da ottenere quella “maggioranza progressista molto più ampia” che ha invocato nella sua dichiarazione. Le premesse, però, non sono semplici: secondo i sondaggi più recenti, PP e Vox sommati supererebbero il 50% dei voti, con il PP attorno a 143 seggi e Vox a 61, mentre il PSOE si fermerebbe a circa 103-106. A rendere il quadro ancora più complicato, il partito di sinistra Sumar (futuro Frente Amplio) non ha ancora un candidato definito.

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Sara Brugnoni
Junior News Editor
Lavoro come giornalista per la sezione news di Geopop: mi occupo principalmente delle notizie di attualità e di tutto ciò che avviene sul Pianeta Terra, dalla geopolitica allo spazio, fino alla società nel suo complesso. Ho lavorato per un quotidiano economico e ho una laurea magistrale in Scienze Politiche, grazie alla quale ho capito quanto gli eventi del mondo siano profondamente connessi tra di loro.
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