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9 Dicembre 2025
10:40

Cos’è l'”ameba di fuoco” capace di vivere a 63 °C, una scoperta da record per gli eucarioti

Nel parco vulcanico di Lassen in California alcuni ricercatori hanno identificato un eucariote termoresistente che sfida i limiti biologici degli organismi complessi, Incendiamoeba cascadensis.

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Cos’è l'”ameba di fuoco” capace di vivere a 63 °C, una scoperta da record per gli eucarioti
ameba di fuoco

È stata scoperta una nuova ameba termofila denominata Incendiamoeba cascadensis ("ameba di fuoco delle Cascate"), isolata nelle acque calde del Lassen Volcanic National Park (California, USA). Questo microrganismo è capace di replicarsi fino a una temperatura di 63 °C, superando il limite massimo precedentemente ipotizzato per la vita eucariotica. La scoperta è riportata in uno studio in fase di pre-print (non ancora sottoposto a revisione tra pari) pubblicato il 24 novembre. Per capire la portata della notizia, bisogna fare un passo indietro e distinguere i due grandi domini della vita. Gli eucarioti comprendono animali, piante, funghi e protozoi come le amebe e hanno cellule complesse, con un nucleo che custodisce il DNA e organuli interni (come i mitocondri) racchiusi da membrane. Sono organismi complessi e le nostre cellule umane, per esempio, fanno fatica a resistere già sopra i 43 °C. Mentre i procarioti sono organismi più semplici, con il DNA libero nel citoplasma e comprendono i batteri e gli archei tra cui molti estremofili in grado di vivere in condizioni estreme.

Il parco californiano che ospita il vulcano dormiente Lassen Peak, è ricco di pozze di fango gorgoglianti e sorgenti termali, l'habitat ideale per questi microrganismi. L'ameba è stato isolata in 14 su 20 campioni di un ruscello termale (con temperature tra 49 e 65 °C e pH neutro) tra il 2023 e il 2025. Si tratta di un estremofilo obbligato, non cresce sotto i 40 °C e ha temperatura ottimale di crescita a 55 – 57 °C. Riesce a dividersi fino a 63 °C e a muoversi a 64 °C. Anche a 70 °C, le cellule formavano delle "cisti" dormienti in grado di riattivarsi a temperature più basse. Gli 80 °C rappresentano invece il limite massimo oltre il quale l'organismo non riesce a sopravvivere e a recuperare. Questa tolleranza al calore potrebbe essere resa possibile dalla presenza proteine termostabili, come gli chaperoni molecolari e le Heat Shock Proteins (HSP), fondamentali per gestire lo stress termico.

Prima di questa scoperta, il limite massimo di temperatura per la crescita degli eucarioti era fissato a 60 °C, soglia raggiunta solo da alcune specie di funghi, come Chaetomium thermophilum, e alghe rosse. Tra le amebe, il precedente record apparteneva a Echinamoeba thermarum, capace di crescere fino a 57 °C. Per confronto con i limiti della vita procariotica (batteri e archei), esistono organismi capaci di vivere a temperature molto più elevate, come il batterio Geothermobacterium ferrireducens che cresce fino a 100 °C e l'archeo Methanopyrus kandleri che sopravvive addirittura a 122 °C.

L'analisi del DNA ha dimostrato che la nuova specie è parente di Vermamoeba vermiformis, un'ameba comune che però vive solo fino a 40-45 °C. Sequenze genetiche riconducibili a quelle di I. cascadensis sono state trovate anche in Nuova Zelanda e nel parco di Yellowstone, suggerendo che questo microrganismo abbia una diffusione globale nelle zone geotermiche. Nel suo ambiente, l'"ameba di fuoco" si nutre di batteri termofili (come Meiothermus ruber) e presenta due morfologie distinte: una "vermiforme" allungata e una "amebiforme" più compatta.

AMEBA IN DUE FROME
L’ameba del fuoco nelle due morfologie, in alto "ameboide" e in basso "vermiforme. Credit: A geothermal amoeba sets a new upper temperature limit for eukaryotes, BioRxiv, 2025

La scoperta di I. cascadensis sposta quindi in avanti questo confine biologico e potrebbe aiutare a comprendere meccanismi biologici importanti utilizzati per adattarsi a queste temperature. Studiare i suoi enzimi termostabili e i sistemi che impediscono l'aggregazione delle proteine ad alte temperature potrebbe aprire nuove strade per applicazioni biotecnologiche.

Fonti
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Matteo Galbiati
Junior Content Editor
Sono diventato Content Editor di Geopop dopo una laurea in Biotecnologie Mediche e Farmaceutiche e un'esperienza da ricercatore tra biomateriali e colture cellulari, ho infatti lasciato il laboratorio per la mia passione: la divulgazione scientifica. Quello che era nato come un gioco sui social per raccontare le biotecnologie si è trasformato in una professione, consolidata da un Master in Comunicazione Scientifica. Sono anche un instancabile sportivo, con una passione che spazia dal calcio al basket, passando per la corsa, il tennis e il football americano.
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