
Stonehenge è uno dei più famosi siti archeologici del mondo e, certamente, il più celebre esempio di quelli che un tempo venivano definiti cromlech: imponenti blocchi monolitici disposti a formare una “struttura” il cui uso era probabilmente collegato ai culti e ai riti funerari del periodo Neolitico.
Tutti sappiamo che Stonehenge si trova vicino ad Amesbury nello Wiltshire, nel Regno Unito, a circa 13 chilometri a nord-ovest di Salisbury, ma non tutti sanno che il sito fu acquistato all'asta il 21 settembre 1915 per 6600 sterline (equivalenti a circa 560.000-600.000 sterline odierne) da Cecil Chubb, un avvocato locale. Questo fatto costituisce, in realtà, un importante punto di svolta per la gestione e la conservazione del celebre monumento.
L’acquisto all’asta
Per secoli Stonehenge è passato di mano in mano tra i diversi esponenti dell’aristocrazia inglese. Al tempo della Prima guerra mondiale, la tenuta il cui territorio comprendeva anche il sito archeologico fu suddivisa in terreni di dimensioni minori e messa in vendita all’asta presso il Palace Theatre di Salisbury.
Secondo la tradizione, l’avvocato Cecil Chubb, intenzionato quel giorno ad acquistare alcuni articoli per la casa da donare alla consorte, si ritrovò invece ad alzare la mano per il rilancio definitivo che lo portò ad aggiudicarsi il lotto numero 15: 12 ettari di terreno comprendenti, tra le altre cose, il sito megalitico.
La cifra spesa da Chubb fu di 6.600 sterline. Il prezzo, che oggi può sembrare irrisorio, non lo era però all’epoca, e, facendo un paragone molto approssimativo, potrebbe corrispondere grossomodo a quasi un milione di moderni euro. Va detto che la moglie Mary, non fu affatto entusiasta dell'acquisto del marito. Pare infatti che non avesse alcuna intenzione di possedere un ammasso di pietre millenarie, e che avrebbe preferito di gran lunga un set di tende o dei mobili nuovi.
Ma Chubb fu veramente risoluto: secondo alcune fonti, si sarebbe messo in mezzo nel pieno dell’asta per ostacolare un possibile acquirente straniero evitando così che il territorio e la storia in esso contenuta, uscissero dall’orbita di un’amministrazione locale. Ma poco importa il reale motivo che spinse l’avvocato inglese a spendere una tale cifra per un fazzoletto di terreno, perché questo fatto rappresentò un decisivo punto di svolta per il destino di Stonehenge.

La conservazione del sito neolitico
Prima dell’acquisto di Cecil Chubb, Stonehenge versava infatti in condizioni disastrose. Oltre all’incuria e ai protratti danneggiamenti dei visitatori, i grandi monoliti iniziarono a essere seriamente pericolosi per la possibilità di crolli e ribaltamenti.
Ma quando Chubb donò il sito al governo britannico e alla comunità locale nel 1918, la situazione cambiò. Diventato patrimonio pubblico, Stonehenge fu recuperato dall’ente Office of Works che restaurò le strutture e avviò un vasto progetto di studi archeologici e di conservazione del territorio, per ripristinare tutta l’area e riportala alle condizioni originarie. Per questo, nel 1919 Cecil Chubb fu insignito da Giorgio V di un titolo nobiliare e divenne Sir Cecil Chubb, First Baronet of Stonehenge (baronetto).
Il sito, oggi di proprietà della Corona britannica e gestito dall'ente English Heritage, è stato inserito nella lista dei Patrimoni dell’umanità dell’UNESCO nel 1986.