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29 Gennaio 2026
6:00

Risolto il mistero di Stonehenge, i blocchi di pietra sono stati trasportati dall’uomo: il nuovo studio

I ricercatori hanno analizzato i sedimenti nei pressi di Stonehenge alla ricerca di possibili prove che a trasportare fin lì i blocchi di pietra siano stati i ghiacciai e non gli uomini. Non sono state però trovate tracce di questo tipo di trasporto, che si ritiene sia quindi opera esclusivamente dell'uomo.

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Risolto il mistero di Stonehenge, i blocchi di pietra sono stati trasportati dall’uomo: il nuovo studio
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Un team di ricercatori australiani potrebbe aver confermato che i blocchi di pietra di Stonehenge siano stati trasportati dagli esseri umani, che li avrebbero trasferiti dai loro luoghi di origine in Galles e in Scozia fino all’Inghilterra meridionale. Le grandi distanze – anche centinaia di chilometri – che separano i massi del neolitico dai luoghi dove si sono formate le rocce da cui provengono, aveva infatti indotto alcuni scienziati a ipotizzare che i ghiacciai avessero avuto un ruolo nel loro trasporto. In tal caso, lungo il tragitto i massi avrebbero dovuto lasciare dietro di loro tracce dei minerali di cui sono costituiti. Il nuovo studio, pubblicato sulla rivista Communications Earth and Environment di Nature, mostra invece come analisi approfondite nei pressi di Stonehenge non ne abbiano rilevato alcuna traccia.

Il nuovo studio sul trasporto glaciale dei blocchi di pietra di Stonehenge

Le rocce che costituiscono i blocchi di Stonehenge provengono da siti lontani, nel Galles e nella Scozia, come testimonia la loro composizione. Secondo l’ipotesi del trasporto glaciale, i vasti ghiacciai che anticamente coprivano la Gran Bretagna avrebbero potuto strappare con la loro forza erosiva grandi massi dal substrato roccioso a monte, per poi inglobarli e trasportarli fino all’Inghilterra meridionale. Successivamente, con l’aumentare delle temperature, i ghiacciai si sarebbero ritirati depositando i massi nella Piana di Salisbury. Qui, gli uomini preistorici li avrebbero ritrovati e sistemati a formare il famoso circolo di pietre. Se le cose fossero andate così, nell’area dovrebbero trovarsi molti granuli minerali provenienti dalle regioni di origine. Quindi, per verificare l’ipotesi, i ricercatori hanno analizzato le sabbie fluviali nei dintorni di Stonehenge.

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Alcuni granuli di zircone e apatite analizzati dai ricercatori. Credits: Nature

In particolare, hanno preso in considerazione più di 700 microscopici granuli minerali di apatite e zircone. Questi contengono piccole quantità di uranio radioattivo, il quale si trasforma progressivamente in piombo impiegando un periodo di tempo a noi noto. Individuando quindi quanto uranio fino a oggi si è trasformato in piombo è possibile datare la formazione di questi minerali. Poiché le rocce britanniche hanno età molto diverse da luogo a luogo, l’età di questi minerali fornisce anche informazioni sulla loro area di origine. In questo caso, però, non è stata trovata nessuna corrispondenza tra la loro età e quella delle rocce del Galles e della Scozia da cui provengono i blocchi di Stonehenge.

Le implicazioni della scoperta

Una volta escluso il coinvolgimento dei ghiacciai, possiamo concludere che sono stati gli uomini, tra il 3000 e il 1600 a.C., a trasportare questi blocchi per distanze lunghissime. I blocchi che formano il cerchio esterno, chiamati “sarsen”, sono alti mediamente 4 m, pesanti circa 25 tonnellate e consistono in arenarie il cui luogo di origine si trova nell’area di West Woods a 25 km da Stonehenge. I blocchi interni più piccoli, le “bluestones”, sono invece doleriti provenienti dalle Preseli Hills in Galles, lontane 300 km. C’è poi la pietra dell’altare, un blocco di arenaria di 6 tonnellate al centro del circolo, che proverebbe addirittura dalla Scozia nordorientale, a 750 km di distanza dal sito megalitico. Le modalità e i mezzi con cui l’uomo del Neolitico è riuscito a trasportare i massi per distanze così sorprendenti sono ancora oggetto di studio. Si presuppone che sia stato possibile sfruttando una rotta marittima a bordo di imbarcazioni, oltre che via terra ricorrendo a mezzi quali slitte e rulli.

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Mappa geologica del territorio di Stonehenge e, nel riquadro, i numeri che indicano le aree di provenienza dei blocchi. Credit: Nature
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