0 risultati

Tumore al pancreas sconfitto nei topi in Spagna: passi avanti nella ricerca, ma una cura è lontana

Un mix di 3 farmaci ha fatto regredire l'adenocarcinoma duttale pancreatico (PDAC) nei topi. Lo studio spagnolo pubblicato su PNAS da Mariano Barbacid è promettente, ma serve cautela. Sono risultati di fase pre-clinica, non si tratta ancora di una cura per l'uomo.

4 Febbraio 2026
7:00
Ti piace questo contenuto?
Tumore al pancreas sconfitto nei topi in Spagna: passi avanti nella ricerca, ma una cura è lontana
Video a cura di Giorgia Giulia Evangelista
Matematica, Neuroscienziata e divulgatrice scientifica
pancreas umano

In questi giorni sta circolando molto la notizia di una possibile "cura definitiva" per il tumore al pancreas, scaturita da una ricerca condotta in Spagna. Come spesso accade quando si parla di medicina e salute, è fondamentale fare ordine tra i titoli di giornale e i dati reali pubblicati dalla comunità scientifica. Lo studio in questione, pubblicato sulla rivista PNAS da un team guidato da Mariano Barbacid (responsabile del Gruppo di Oncologia Sperimentale del Centro Nacional de Investigaciones Oncológicas di Madrid), esiste ed è molto promettente. Utilizzando un mix di 3 farmaci il gruppo è riuscito a far regredire in modo duraturo e senza tossicità l’adenocarcinoma duttale pancreatico (PDAC) in modelli animali. Tuttavia, bisogna chiarire subito un punto fondamentale cioè che i risultati, sebbene eccezionali, sono stati ottenuti in fase pre-clinica, su topi, e non ancora su esseri umani.

Per garantire la massima accuratezza su un tema così delicato, questo contenuto è stato revisionato e validato dalla Dott.ssa Maria Pia Protti, responsabile del Laboratorio di Immunologia dei Tumori all'IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano.

La ricerca spagnola di Barbacid sull’adenocarcinoma duttale pancreatico

La ricerca del team spagnolo del CNIO di Madrid si concentra sull’adenocarcinoma duttale pancreatico (PDAC), una delle forme tumorali più aggressive e letali in assoluto. Secondo i dati AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica), in Italia si registrano quasi 14.000 nuove diagnosi all'anno, con un tasso di sopravvivenza che resta basso a 5 anni dalla diagnosi (intorno al 10-11%). Poiché la malattia progredisce senza sintomi evidenti, la diagnosi arriva spesso quando le opzioni terapeutiche sono ridotte.

La difficoltà principale nel trattare questo tumore risiede nella sua capacità di adattamento. Nel 90% dei casi, tutto ha origine dalla mutazione di un gene specifico chiamato KRAS. Possiamo immaginare il gene KRAS come un "interruttore" che regola la crescita delle cellule: quando muta, l'interruttore si blocca sulla posizione "ON", ordinando alle cellule di replicarsi senza sosta e formando la massa tumorale.

Fino ad oggi, la ricerca ha tentato di bloccare questo interruttore con farmaci specifici. Il problema è che queste cellule tumorali sono "intelligenti" e quando la via principale (KRAS) viene bloccata, imparano rapidamente a utilizzare strade secondarie per continuare a crescere. Questo rende le terapie spesso inefficaci nel lungo termine.

kras
La via di segnalazione che regola la proliferazione e crescita delle cellule.

Il mix di 3 farmaci contro il tumore al pancreas e i risultati sui topi

L'intuizione del team, spiegata nell'articolo "A targeted combination therapy achieves effective pancreatic cancer regression and prevents tumor resistance", è stata quella di cambiare approccio e, invece di colpire un solo bersaglio, hanno ideato un attacco simultaneo su più fronti per evitare che il tumore trovasse vie di fuga. La strategia si basa sulla combinazione di tre farmaci somministrati contemporaneamente:

  1. Un farmaco (daraxonrasib) attacca la via principale (KRAS)
  2. Un farmaco attacca i recettori (afatinib) alternativi a monte di KRAS (EGFR/HER2) che il tumore utilizzerebbe per aggirare il blocco
  3. Il terzo farmaco (SD36) ha il compito di degradare una specifica proteina che le cellule tumorali utilizzano come ulteriore meccanismo di sopravvivenza, STAT3

I risultati ottenuti su modelli murini (topi) sono stati definiti sorprendenti dagli stessi ricercatori. La terapia combinata ha portato alla regressione completa della massa tumorale. Un dato rilevante riguarda anche la durata dell'effetto: i topi trattati non hanno mostrato segni di recidiva (ritorno della malattia) per tutto il periodo di osservazione che è stato superiore ai 200 giorni, suggerendo un'efficacia duratura del trattamento in questo modello animale.

grafici studio tumore pancreas
La linea rossa mostra che il 100% dei topi trattati con la triplice terapia è sopravvissuto fino alla fine dello studio (250 giorni). Al contrario, le linee nera e blu indicano i topi non curati o trattati con un solo farmaco, deceduti in poche settimane. A destra, le ecografie confermano la scomparsa totale del tumore ("ND" = Non Rilevato) nel gruppo trattato. Credit: V.Liaki et. al, A targeted combination therapy achieves effective pancreatic cancer regression and prevents tumor resistance, Proc. Natl. Acad. Sci. USA 122 (49)

Perché non si può parlare di una cura sugli esseri umani

Se i risultati sono così buoni, perché non possiamo parlare ancora di cura per l'uomo? La scienza medica ha dei tempi e dei protocolli rigidi per un motivo preciso: la sicurezza. Attualmente, lo studio del gruppo di Barbacid, riguarda una fase pre-clinica e lo stesso autore precisa:

È importante capire che, sebbene risultati sperimentali come quelli descritti qui non siano mai stati ottenuti prima, non siamo ancora in grado di effettuare sperimentazioni cliniche con la tripla terapia.

Il passaggio dai topi agli esseri umani è l'ostacolo più grande nella ricerca oncologica per via della complessità genetica – la biologia umana è molto più complessa di quella di un topo – e della tossicità – bisogna verificare che questo mix di tre farmaci sia tollerabile per l'organismo umano e non provochi effetti collaterali. Infine, il farmaco che degrada STAT3 non è ancora stato approvato per l’uso clinico.

Lo studio spagnolo rappresenta senza dubbio un passo avanti significativo. Ha dimostrato che è teoricamente possibile "aggirare" la resistenza del tumore al pancreas bloccando contemporaneamente più vie di segnalazione. Tuttavia, prima di poter vedere questa terapia negli ospedali, saranno necessari ancora anni di studi e trial clinici per confermarne l'efficacia e la sicurezza sull'uomo.

Fonti
Fondazione Umberto Veronesi I.R.C.C.S. Ospedale San Raffaele AIOM - I numeri del cancro in Italia 2025 CNIO
Sfondo autopromo
Cosa stai cercando?
api url views