La Transiberiana è la linea ferroviaria più lunga del mondo, 9288,2 km che vanno dalla stazione di Mosca-Jaroslavskij fino a Vladivostok, sulle coste dell'oceano Pacifico. Attraversa ben 7 fusi orari e una regione, la Siberia, che è una delle più estese e selvagge del pianeta, dove le temperature in inverno possono anche scendere sotto i -50 gradi C. Ma come hanno fatto a costruire una ferrovia così lunga in una regione così impervia dal punto di vista ambientale e climatico?

Mappa della Transiberiana
in foto: Mappa della Transiberiana

Perché è stata costruita la Transiberiana

La costruzione di una ferrovia che collegasse le regioni più remote della Russia con l'Europa era stata già richiesta intorno agli anni '50 dell'Ottocento. A volerla erano gli stessi governatori siberiani, che avvertivano il rischio di rimanere completamente tagliati fuori dallo sviluppo che stata investendo il continente europeo. Anche i paese occidentali guardavano con interesse alla sua costruzione, sia per le prospettive economiche che avrebbe avuto un tale progetto che per il fascino di un treno che dall'Europa conducesse fino all'Estremo Oriente. Il governo russo rifiutò però in più occasioni l’aiuto internazionale, sia sotto forma di progetti che sotto forma di finanziamenti, per non correre il rischio di ritrovarsi in futuro sotto un’influenza straniera.

La costruzione della ferrovia

La costruzione della "Gran Via Transiberiana", nome con cui era conosciuta all'inizio, cominciò ufficialmente il 31 maggio 1891, con la posa della prima pietra da parte dello zarevic Nicola II vicino a Vladivostok. Gli studi preliminari sulla sua fattibilità erano durati circa 4 anni, durante i quali furono organizzate tre diverse spedizioni per trovare il percorso migliore attraverso la taiga siberiana. Gli ostacoli maggiori erano rappresentati dai grandi fiumi siberiani come il Volga, l’Ob’, lo Yenisei e l’Amur, che tagliavano il paese perpendicolarmente da Nord a Sud e che in alcuni casi erano larghi anche più di 2 km.

Fiume Ob’ nei pressi di Novosibirsk
in foto: Fiume Ob’ nei pressi di Novosibirsk

L’altro grande ostacolo era rappresentato dal permafrost, lo strato di terra e ghiaccio che copre perennemente le regioni artiche (e in particolar modo la Siberia), che impediva a binari di poggiare su una superficie solida e stabile, fondamentale per la costruzione della ferrovia. Pensate che il permafrost, nelle regioni più a Nord della Siberia, può raggiungere anche diverse centinaia di metri di profondità. Fortunatamente per i russi, lo strato più morbido e sensibile alle variazioni climatiche è solo quello superficiale: così, in una maniera che possiamo definire molto rudimentale, gli operai diedero letteralmente fuoco al terreno, per farlo sciogliere e poter così poggiare i binari su una base più solida. Si usò il fuoco e non l’esplosivo per risparmiare ovviamente sui costi di produzione, così come furono semplificati e ridotti altri standard tecnici, come la larghezza del fondo stradale, lo spessore della massicciata, il numero di traversine in un chilometro di binario e così via.

Operai danno fuoco al permafrost per farlo sciogliere
in foto: Operai danno fuoco al permafrost per farlo sciogliere

Oltre che sui materiali si decise di risparmiare anche sulla manodopera, che era composta per questo motivo perlopiù da prigionieri e carcerati, costretti a lavorare in condizioni terribili. E ci si pose anche l’obiettivo di realizzare l’opera nel più breve tempo possibile, per poter rientrare quanto prima delle spese, grazie ai nuovi introiti che avrebbe generato. Si stima che nel momento di massimo sforzo furono impiegati quasi 90.000 uomini per la sua costruzione e che, nonostante i tagli, sia costata l’equivalente di circa 50 miliardi di euro, quasi il doppio di quelli necessari per mandare l’uomo sulla luna.

Operai della Transiberiana
in foto: Operai della Transiberiana

Nonostante gran parte del lavoro fu realizzato a mano, tramite l’uso di asce, seghe, pale e picconi, la costruzione della Transiberiana viaggiò a una media di oltre 600 chilometri di binari posati ogni anno, con un sistema che prevedeva la posa di più tratte in contemporanea, poi riunite in un’unica ferrovia. La costruzione dei ponti fu la parte più difficile e pericolosa, con una media di 10 uomini persi per ogni fiume attraversato, in un contesto di condizioni di lavoro già proibitive a causa delle basse temperature e delle malattie. Non è un calcolo facile, ma si stima che quasi 30.000 operai morirono nella costruzione della Transiberiana, la maggior parte dei quali immigrati coreani e cinesi.

Ponte sul fiume Amur
in foto: Ponte sul fiume Amur

La Transiberiana è davvero completa?

Alla fine, nonostante tutte le difficoltà, si riuscì nell’obiettivo di collegare Mosca a Vladivostok, prima attraverso un tratto di ferrovia che passava in terra cinese, e poi, dal 18 ottobre 1916, con un tragitto che si distribuiva interamente in terra russa grazie all'inaugurazione di un ponte sull'Amur. Alcuni lavori però, come l’elettrificazione della linea e la costruzione di un doppio senso di marcia, sono in corso ancora oggi, tant’è che si può tranquillamente affermare che la costruzione della Transiberiana non sia stata ancora completata. Insomma, sia per le dimensioni dell'opera in sé che per i suoi costi (sia economici che umani), la Transiberiana è senza dubbio una delle opere ingegneristiche più gigantesche che siano mai state concepite e realizzate nella storia.

Articolo a cura di
Videostorie