Benzina confronto

Il prezzo della benzina al distributore ha superato i €2,20 al litro e lo stesso vale anche per il gasolio. A tal proposito si è espresso anche il ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani, descrivendo la speculazione sui carburanti una "colossale truffa", e il Governo sta preparando un decreto per abbassare di 10-15 centesimi il prezzo del carburante al distributore. Ma si tratta di un aumento presente solo in Italia o comune anche ad altri Paesi dell'Unione Europea? Andiamo quindi a confrontare accise, IVA e prezzi della benzina tra Italia e altri Paesi dell'UE.

I fattori che compongono il prezzo della benzina

Il prezzo della benzina è composto da quattro fattori principali: accise, IVA, materia prima e margine lordo. In particolare ad oggi abbiamo:

  • €0,73 accisa;
  • €0,87 materia prima;
  • €0,48 IVA;
  • €0,12 margine lordo.

La somma di questi quattro importi è €2,20, cioè all'incirca l'attuale prezzo al distributore self (perché se consideriamo il servito allora si va anche oltre). Per capire il peso delle accise e delle tasse, consideriamo che se non ci fossero pagheremmo il carburante circa 87 centesimi al litro!
Per approfondire l'argomento, abbiamo realizzato un video sul prezzo della benzina.

Confronto tra accise e IVA sulla benzina in Europa

Se consideriamo il valore dell'accisa italiana sulla benzina, siamo posizionati piuttosto male all'interno della classifica europea, con un valore pari a 73 centesimi. L'Italia infatti è seconda, dietro solamente ai Paesi Bassi, dove la tassazione raggiunge addirittura gli 81 centesimi al litro. Al contrario, si registrano valori molto più bassi in Bulgaria, Irlanda e Ungheria, con cifre attorno ai 35-36 centesimi – cioè attorno al minimo imposto dall’Unione Europea sulle accise per la benzina.

Anche per quanto riguarda l'IVA, l'Italia ha un valore più alto rispetto ad altri Paesi dell'Unione Europea, anche se in questo caso non siamo tra i primi posti. Lo stato con l'IVA più alta è infatti l'Ungheria (27%), seguita da Danimarca, Croazia e Svezia (25%). In Italia invece l'IVA è al 22%.

Prezzi della benzina in Europa 2021/2022

Per confrontare i prezzi del 2021/2022 abbiamo preso come riferimento i dati ufficiali della Commissione Europea relativi al 13 dicembre 2021 e al 7 marzo 2022 (cioè gli ultimi disponibili al momento della realizzazione del video). Partendo dai dati del 2021, vediamo come il prezzo massimo fosse quello dei Paesi Bassi con € 1,98 al distributore, seguito da Danimarca e Finlandia (€1,78), Grecia (€1,74) e Italia (€1,73).

A inizio marzo 2022 invece i prezzi sono aumentati pressoché ovunque. In Italia la benzina è arrivata a €1,95 - anche se sappiamo che in realtà l'aumento al giorno d'oggi è ancora più alto e ha superato i €2,20 al litro. Sempre considerando i dati del 7 marzo 2022, al primo posto in UE troviamo sempre i Paesi Bassi con €2,24, e appena dietro Danimarca, Germania e Finlandia.

Complessivamente quindi la benzina è aumentata ovunque nel giro di tre mesi, fatta eccezione per l'Ungheria che ha visto una diminuzione del 4% circa. Gli incrementi maggiori si sono verificati invece in Germania (23,7%), mentre l'Italia ha registrato un aumento pari "solamente" al 13,2%.

Perché la benzina in Italia costa così tanto?

Ora che abbiamo fatto una panoramica dei prezzi, cerchiamo di rispondere alla domanda che tutti si stanno facendo in questo periodo: per quale motivo in Italia c'è il caro carburante?

Le tasse sulla benzina sono pressoché costanti, quindi in realtà la variazione di quest'ultimo periodo è legata soprattutto al prezzo del barile. Idealmente il prezzo della benzina al distributore dovrebbe riflettere quello del petrolio del mese precedente. Questo infatti è più o meno questo il tempo che passa tra l’acquisto di petrolio e il suo arrivo nella stazione di rifornimento. Quindi ad ogni aumento del prezzo del barile, la relativa variazione del prezzo dei carburanti ai distributori dovremmo notarla dopo circa un mese.

Come sappiamo questo non sempre avviene. La filiera del petrolio per non avere perdite economiche scarica sul consumatore l’aumento del prezzo del barile in anticipo; in altre parole, i consumatori pagano la benzina alle attuali quotazioni, anche se è stata comprata in precedenza, a prezzi molto più bassi.
A tal proposito, la Procura di Roma "ha aperto un procedimento, allo stato senza indagati e senza ipotesi di reato, volto a verificare le ragioni di tale aumento e ad individuare eventuali responsabilità".

Articolo a cura di
Redazione