
Sono trascorsi 41 anni dal terremoto di magnitudo 8.1 che il 19 settembre 1985 colpì il Messico centrale, devastando Città del Messico. In tutto persero la vita circa 10.000 persone, i feriti furono 30.000 e gli sfollati 95.000. I danni alla città furono enormi, anche se la sua distanza dall’epicentro era molto grande, pari a circa 350 km. Il fatto, apparentemente inspiegabile dal momento che i danni più gravi normalmente si verificano vicino all’epicentro dei terremoti, ha un motivo ben preciso. I ricercatori scoprirono che all’origine di questo fenomeno “anomalo” c’era la conformazione geologica locale del territorio, le cosiddette “condizioni locali al sito”. Le onde sismiche avevano subìto un’amplificazione a causa delle particolari caratteristiche del sottosuolo di Città del Messico. A questo si aggiunse un fenomeno che rese il terremoto ancora più distruttivo: quello della doppia risonanza, che causa il collasso degli edifici quando il terreno e le strutture oscillano a una frequenza simile.
Che cosa accadde il 19 settembre 1985
Il Messico è particolarmente soggetto a eventi sismici di magnitudo elevata, a causa del contesto geologico in cui si trova. Qui la placca di Cocos, a ovest, sprofonda lungo la Fossa dell’America centrale sotto la placca caraibica, a est, in un fenomeno chiamato subduzione. Questa convergenza tra placche avviene a un ritmo compreso tra 72 e 81 mm all’anno e periodicamente origina terremoti anche molto forti. Il più recente è stato quello del 17 luglio 2026, di magnitudo 7.3, con epicentro al largo delle coste dello Stato del Chiapas, la punta più meridionale del Paese. Il terremoto di magnitudo 8.1 che si verificò il 19 settembre 1985 verso le 7.20 del mattino aveva invece epicentro lungo la costa pacifica presso Lazaro Cardenas, nello Stato del Michoacàn, ed ipocentro a 15 km di profondità. Furono colpite le città di Acapulco, Ciudad Guzman e Jalisco, ma le conseguenze più gravi riguardarono Città del Messico a circa 350 km di distanza dall’epicentro.

Le prime scosse impiegarono poco più di 2 minuti per raggiungere la città e continuarono a scuoterla per quasi un minuto. A subire i danni maggiori fu il quartiere centrale. Gli edifici completamente distrutti furono circa 500, compresi ospedali, scuole e alberghi, quelli danneggiati 3300. Per giorni volontari e soccorritori cercarono superstiti sotto le macerie, tra nubi di polvere e le fiamme degli incendi. Il bilancio delle vittime fu gravissimo: si contarono circa 10.000 morti, oltre a 30.000 feriti e a 95.000 sfollati.

Perché a Città del Messico il terremoto fu così distruttivo
Fin da subito ci si interrogò sul perché il sisma avesse avuto effetti così devastanti a una grande distanza dall’epicentro. I danni maggiori si riscontrano infatti in prossimità dell’epicentro perché allontanandosi da esso le onde sismiche tendono a smorzarsi. Inoltre, altre città altrettanto lontane non avevano subìto conseguenze. Fu così che i ricercatori scoprirono che gli effetti di un terremoto non dipendono soltanto dalla magnitudo, dalla distanza dall’epicentro e dalla profondità dell’ipocentro. Un altro fattore decisivo è rappresentato dalle caratteristiche geologiche e morfologiche locali, chiamate in termini tecnici “condizioni locali al sito”.
Le onde sismiche, dopo essersi propagate in profondità nelle rocce, a un certo punto nel loro percorso possono incontrare terreni più superficiali con caratteristiche completamente diverse che ne determinano l’amplificazione. Ciò significa che l’ampiezza delle onde aumenta determinando un maggiore scuotimento e danni maggiori. Quindi le condizioni locali al sito possono determinare effetti molto diversi in luoghi situati alla stessa distanza dall’epicentro. Terreni che tipicamente inducono questo comportamento nelle onde sismiche sono quelli sciolti e soffici, come i depositi fluviali o lacustri. Città del Messico è stata costruita proprio sopra questo tipo di sedimenti, che riempiono l’antico bacino del lago Texcoco che occupava l’area migliaia di anni fa.

Anche la morfologia dell’area, un bacino chiuso da catene montuose, ha aggravato la situazione facendo sì che le onde rimanessero per così dire “intrappolate” subendo numerose riflessioni tra le pareti del bacino. Ad accrescere l’impatto del sisma fu poi il fenomeno della doppia risonanza, che avviene quando il terreno e gli edifici oscillano a una frequenza simile. In questo caso gli edifici con tale caratteristica erano quelli di altezza compresa tra i 6 e i 15 piani, che crollarono rovinosamente, mentre grattacieli più alti rimasero intatti. Questo evento distruttivo fece comprendere l’importanza di basare la pianificazione territoriale su mappe della microzonazione sismica, che suddividono un territorio a scala comunale in aree con le stesse condizioni locali al sito.