
La costa occidentale del Messico è tornata al centro delle cronache per una serie di violente scosse di terremoto registrate durante l'intero fine settimana. La maggior parte di questi eventi sismici, iniziati con un mainshock di Md 7.3 venerdì 17 luglio, ha avuto epicentro al largo delle coste dello Stato del Chiapas, la punta più meridionale del Paese, in una delle zone sismicamente più attive del pianeta.
La scossa principale ha fatto tremare gli edifici non solo in Messico, ma anche nei vicini Guatemala ed El Salvador, e ha portato all'emissione di un'allerta tsunami, poi revocata solo alcune ore dopo. Al momento le autorità hanno confermato l'assenza di vittime e di danni gravi. Intanto, però, in Sud America sono state registrate nuove scosse: ieri, 19 luglio, un forte terremoto di magnitudo 5.5 ha causato la morte di almeno 5 persone in Perù. La scossa è stata rilevata in una zona montuosa nel centro del Paese, con epicentro vicino a Huancayo, una città di oltre 400.000 situata sulle Ande, a circa 3.000 metri di altitudine.
Ma che cosa sta causando scosse di terremoto così forti? Lungo i margini dell'America Centrale, la litosfera oceanica sta sprofondando al di sotto di quella continentale, in un processo chiamato subduzione. In particolare, al largo della costa del Chiapas, la placca di Cocos sta scivolando verso est al di sotto della placca caraibica, sprofondando lungo la Fossa dell'America Centrale. È proprio questa dinamica a rendere la regione così attiva dal punto di vista sismico.
Il Paese, tra l'altro, si trova lungo la Cintura di Fuoco del Pacifico, un'area di oltre 40.000 km che rappresenta la fascia del Pianeta più colpita da eruzioni vulcaniche e terremoti.
La sequenza sismica iniziato dopo il terremoto di magnitudo 7.3
La scossa principale è stata registrata venerdì 17 luglio 2026, alle 08:48 (ora locale, le 16:48 italiane). Secondo lo United States Geological Survey (USGS), l'Agenzia geologica statunitense, il terremoto di magnitudo 7.3 ha avuto epicentro in mare, a circa 58 km dalla costa di Puerto Madero, una località costiera del Chiapas, non lontano dal confine con il Guatemala. La profondità, invece, è stata di appena 15 km. Si è trattato quindi di un sisma piuttosto superficiale, una caratteristica che tende ad amplificare lo scuotimento avvertito in superficie, come visibile nella shakemap qui sotto.

Trattandosi di un forte terremoto avvenuto in mare, subito dopo la scossa principale è scattato il protocollo per il rischio tsunami. Il Pacific Tsunami Warning Center (PTWC) ha diramato un'allerta per possibili onde di tsunami entro un raggio di circa 300 chilometri dall'epicentro, lungo le coste del Messico e del Guatemala. Le autorità messicane hanno invitato la popolazione a non avvicinarsi alle spiagge nelle ore immediatamente successive, ma l'allerta si è rivelata di breve durata: già alle 11:00 locali, il PTWC ha ritirato l'allarme.
Il sisma di magnitudo 7.3 ha dato vita a una sequenza sismica: subito dopo il terremoto principale, infatti, sono arrivate le repliche più forti, una di magnitudo 6.0 alle 09:20 (ora locale, le 17:20 in Italia), a circa 117 chilometri a sud-ovest di Tapachula, e un'altra di magnitudo 5.2 nel primo pomeriggio.
L'attività sismica è proseguita con decisione anche nei due giorni successivi, sempre concentrata al largo della costa del Chiapas, nella stessa area a sud-ovest di Tapachula. Sabato 18 luglio la terra ha continuato a tremare più volte: una scossa di magnitudo 5.3 poco dopo la mezzanotte (a circa 112 chilometri dalla costa), una di magnitudo 5.2 nelle prime ore del mattino (a una profondità maggiore, intorno ai 45 chilometri), poi la più forte della giornata, di magnitudo 5.7, intorno a mezzogiorno (ora locale), con epicentro a circa 100 chilometri a sud-ovest di Tapachula e a soli 10 chilometri di profondità.
In serata si sono registrate altre due scosse di magnitudo 5.3, a distanza di circa mezz'ora l'una dall'altra. Domenica 19 luglio la sequenza ha mostrato un'ulteriore replica significativa, di magnitudo 5.5, a circa 108 chilometri a sud-ovest di Tapachula e a una profondità di circa 35 chilometri.
Questa lunga coda di repliche ha tenuto le squadre di emergenza in stato di allerta, anche se la Presidente del Messico Claudia Sheinbaum ha confermato che le scosse non hanno causato gravi danni infrastrutturali.
Il contesto geologico del Messico
Per capire perché un terremoto di questa portata si sia verificato proprio qui, bisogna guardare a ciò che accade nel sottosuolo, dove enormi porzioni della crosta terrestre si incontrano e si spingono l'una contro l'altra. L'intera area che circonda il perimetro della placca caraibica è segnata da una notevole varietà e complessità di regimi tettonici, che coinvolgono almeno quattro placche principali: Nord America, Sud America, Nazca e Cocos.
La presenza di fosse oceaniche, archi vulcanici e zone di terremoti profondi (le cosiddette zone di Wadati-Benioff) racconta con chiarezza cosa sta succedendo: lungo i margini dell'America Centrale la litosfera oceanica sta sprofondando sotto quella continentale, in un processo chiamato subduzione.
Il terremoto del Chiapas si colloca proprio in questo contesto. Lungo la costa occidentale dell'America Centrale, la placca di Cocos scivola verso est al di sotto della placca caraibica, sprofondando lungo la Fossa dell'America Centrale. È un movimento tutt'altro che lento su scala geologica: i tassi di convergenza tra le due placche variano tra 72 e 81 millimetri all'anno, diminuendo procedendo verso nord.
Questa dinamica, in cui una placca sprofonda continuamente sotto l'altra, è ciò che rende la regione così attiva dal punto di vista sismico. La subduzione, infatti, determina non solo tassi di sismicità relativamente elevati, ma anche una catena di numerosi vulcani attivi. E non si ferma in superficie: i terremoti a ipocentro intermedio possono avvenire all'interno della placca di Cocos sprofondata fino a profondità che sfiorano i 300 chilometri.

La scossa del 17 luglio 2026, con la sua lunga coda di repliche lungo la costa del Chiapas, è quindi l'ultimo capitolo di un contesto geologico già noto da tempo: due placche che si spingono senza sosta e, di tanto in tanto, liberano di colpo l'energia accumulata sotto forma di terremoto.