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A Cipro i fiori erano parte dei rituali funerari già 3200 anni fa: lo rivela lo studio a Hala Sultan Tekke

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A cura di Andrea Basso
Archeologo
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Immagine generata con AI.
A Hala Sultan Tekke, a Cipro, resti vegetali dell’Età del Bronzo suggeriscono che cereali, frutti e fiori fossero impiegati nelle offerte funerarie non solo a scopo alimentare. Alcune piante potrebbero essere state bruciate intenzionalmente durante i rituali.

Nella Cipro dell’Età del Bronzo, più di 3200 anni fa, le piante non servivano soltanto come alimento o materia prima: potevano avere anche un ruolo simbolico nelle cerimonie funerarie e in altre pratiche rituali. È quanto emerge da un nuovo studio pubblicato sulla rivista Levant, che analizza i resti botanici rinvenuti nell’antica città portuale di Hala Sultan Tekke, sulla costa sud-orientale dell’isola. Questo è stato condotto da Teresa Bürge, dell'Università di Berna, in Svizzera, e da Dominika Kofel, dell'Università di Torun, in Polonia.

Il sito di Hala Sultan Tekke fu un importante centro commerciale del Mediterraneo orientale durante la tarda Età del Bronzo, soprattutto tra la seconda metà del XIII e la prima metà del XII secolo a.C. In questo periodo, l'isola di Cipro era uno dei luoghi più rilevanti del Mediterraneo. Questa doveva le sue fortune all'estrazione del rame, necessario per la realizzazione del bronzo. Più di 3000 anni fa, il rame di Cipro veniva esportato in Egitto, in tutto il Vicino Oriente, e perfino in Italia e in Sardegna. Le indagini archeologiche ad Hala Sultan Tekke hanno portato alla luce quartieri residenziali e produttivi, pozzi e numerose tombe, alcune delle quali contenevano ricchi corredi e grandi quantità di recipienti ceramici. Le nuove analisi archeobotaniche (l'archeobotanica è la disciplina che si occupa dello studio dei resti vegetali presenti nei contesti archeologici) si sono concentrate su semi, frutti e altri resti vegetali carbonizzati provenienti da quattro tombe, da un pozzo e da un’altra cavità del sito.

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Alcuni dei recipienti ceramici presenti nei corredi delle tombe studiate. All'interno di essi sono state rinvenute le tracce carbonizzate delle specie vegetali oggetto dello studio. Credit: Bürge–Kofel.

I campioni studiati comprendono cereali, tra cui orzo e diverse varietà di frumento, oltre a uva, olive, fichi, lenticchie e mandorle. La loro presenza nelle tombe potrebbe essere collegata alla deposizione di alimenti destinati ai defunti o al consumo rituale durante le cerimonie funerarie. In alcuni recipienti, tuttavia, la composizione dei resti suggerisce una funzione differente. Particolarmente interessante è il contenuto di due brocche provenienti da una delle tombe studiate, la tomba SS. Una conteneva un insieme diversificato di cereali coltivati e piante spontanee; l’altra ha restituito resti vegetali che potrebbero essere appartenuti a composizioni simili a mazzi di piante, fiori o spighe, bruciati intenzionalmente prima di essere deposti. Ipotesi analoghe sono state avanzate per alcuni resti recuperati in un pozzo dell’area abitata, dove i depositi di cenere e materiale vegetale non sembrano distribuiti casualmente.

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Ricostruzione della possibile composizione vegetale bruciata e poi riposta all'interno di un recipiente del corredo della tomba SS. Credit: Bürge–Kofel.

Fra le specie vegetali floreali riconosciute nelle possibili composizioni figurano calendule (Calendula arvensis), centauree (Centaurea), margherite (Glebionis coronaria), caglio (Galium), malva (Malva sylvestris), ravanello (Raphanus raphanistrum), silene (Silene) e viole (Viola). Se le offerte alimentari sono qualcosa di piuttosto comune nei contesti funerari, non è così per specie vegetali che tradizionalmente non associamo al consumo alimentare, come quelle floreali. La combustione potrebbe aver avuto un significato simbolico. Il fuoco trasformava le offerte, mentre il fumo e gli odori prodotti dalle piante potevano contribuire all’esperienza sensoriale delle cerimonie. Nella tomba UU, un'altra delle sepolture analizzate, sono stati inoltre identificati residui di legno di cedro, una specie resinosa che, bruciando, può produrre aromi e fumo caratteristici. Non è però possibile stabilire con certezza se queste proprietà fossero ricercate intenzionalmente. Gli autori distinguono quindi almeno due possibili categorie di offerte: alimenti destinati al consumo e composizioni vegetali bruciate, forse utilizzate in rituali funerari o in altre cerimonie. Le due funzioni non si escludono necessariamente e, in alcuni contesti, potrebbero essersi sovrapposte.

Il nuovo studio mette in evidenza soprattutto un problema interpretativo e metodologico: i resti vegetali rinvenuti nei contesti archeologici non indicano automaticamente attività alimentari, ma potrebbe esservi qualcosa in più, legato alla sfera simbolica e rituale. Per comprenderne il significato è necessario considerare la composizione dei campioni, le tracce di combustione e il contesto preciso del ritrovamento. Nel sito di Hala Sultan Tekke, questi elementi suggeriscono che le piante partecipassero a pratiche rituali più articolate di quanto lasciassero supporre le sole testimonianze materiali finora considerate.

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