
Nel Perù meridionale vi è il sito archeologico di Monte Sierpe, uno dei più particolari e misteriosi del Sudamerica, con la sua band of holes, o "banda dei buchi". Si tratta di più di 5200 buchi scavati nel terreno su un arido crinale di un'altura nella Valle del Pisco e perfettamente allineati tra loro a creare una banda di oltre 1 km e mezzo di lunghezza.
A lungo ci si è chiesti a cosa servisse e a quale periodo risalisse, e a far luce sulla questione è stato uno studio condotto da un gruppo di ricercatori statunitensi, peruviani, australiani e britannici. Secondo questo studio, Monte Sierpe fu dapprima un mercato, in cui i buchi, larghi un metro, erano usati per depositare le derrate alimentari secondo un'ordine ben preciso, e successivamente, in epoca Inca, un luogo dove effettuare la contabilità dei tributi con un sistema numerico simile a quello dei quipu.

Il sito si trova in una zona del deserto costiero del Perù, a 35 km dal mare e a 1 km da un antico insediamento fortificato. Monte Sierpe, il nome con cui è nota la località, deriva da una hacienda (azienda agricola del periodo coloniale spagnolo) che nel XVIII secolo coltivava la vite su questa altura.
Naturalmente la sua frequentazione ha avuto inizio molto prima. I ricercatori, per datare le fasi d'uso delle oltre 5200 buche allineate sul monte, hanno utilizzato due metodi. Il primo è stata una ricognizione di superficie, durante la quali sono stati raccolti frammenti di ceramica databile tra l'XI e il XVI secolo. Il secondo è stato il radiocarbonio, a partire da un frammento di carbone proveniente da una buca, che ha restituito una datazione al pieno XIV secolo. Si tratta di una fase d'uso compatibile con quella del vicino insediamento fortificato.

Le parti dello studio che hanno restituito però i risultati più interessanti sono state l'analisi archeobotanica e i rilievi GIS effettuati con i droni.
L'archeobotanica è una disciplina che si occupa di studiare i resti vegetali provenienti dai contesti archeologici. Si tratta di un approccio di studio che permette di comprendere che tipologie vegetali l'uomo sfruttasse in passato e in che maniera.
I ricercatori hanno prelevato 19 campioni provenienti dai sedimenti nelle buche (queste hanno una larghezza che va dagli 1 ai 2 metri e una profondità che va da 1 metro a mezzo metro), e questi sono stati sottoposti ad analisi al microscopio effettuate in due distinti laboratori di archeobotanica, uno appartenente all'Università della Florida meridionale, e un altro dell'Università Peruviana Cayetano Heredia.

Gli archeobotanici, a partire dal sedimento raccolto nei campioni, hanno potuto individuare resti di semi, pollini e di altri elementi vegetali che hanno permesso di ricostruire quali specie venissero coltivate o raccolte. I voli dei droni hanno invece permesso di individuare dei pattern numerici ricorrenti nella disposizione delle buche. Sembrerebbe infatti che il numero di buche allineate non sia casuale, ma costituito da una alternanza varia di file costituite da 7, 8 oppure 9 buche, alternate o ripetute.
Secondo Jacob Bongers, dell'università di Sydney, coordinatore del gruppo di ricerca che si è occupato di studiare Monte Sierpe, gli allineamenti di buche servivano per immagazzinare risorse vegetali in quello che probabilmente era un grande mercato.
La zona in cui si trova Monte Sierpe è molto arida, di conseguenza i pollini e le tracce vegetali trovate nei campioni di sedimento delle buche difficilmente sarebbero potuti provenire da vegetazione della zona. Di conseguenza, è molto più probabile che provengano da piante deliberatamente messe all'interno delle buche, anche perché fra le specie rilevate ve ne sono alcune tipiche della costa.
Inoltre il sito si trovava in una zona strategicamente rilevante per gli scambi di epoca preincaica. Infatti Monte Sierpe era in uno snodo chiave per una importante strada che collegava la costa con le valli e gli altopiani delle Ande. In una economia premonetaria basata sul baratto, il numero di buche occupate, come un codice numerico condiviso dalla comunità (molto simile a quello usato nei quipu), avrebbe potuto servire a dare ai potenziali acquirenti informazioni sul genere di merce e sulla sua quantità. All'epoca non c'era la scrittura come la intendiamo noi, ma gli Inca erano in grado di amministrare un impero immenso trasformando il paesaggio stesso in un gigantesco "registro contabile" alla luce del sole.

Questa funzione di mercato sarebbe stata assolta durante il periodo del regno Chincha, una compagine statale che dominava questa zona del Perù nel XIV secolo. Nel XV secolo i Chincha, come gran parte dell'attuale Perù, vennero sottomessi dagli Inca. Durante il periodo Inca di Monte Sierpe (XV-XVI secolo) il computo numerico delle buche avrebbe assolto anche ad un altro scopo. Per contare e catalogare i tributi che i Chincha dovevano ai loro nuovi dominatori, le buche di Monte Sierpe avrebbe potuto fungere come un grande calcolatore, dove determinati beni e il loro numero poteva essere espresso attraverso i pattern numerici di buche occupate, in un enorme sistema di contabilità, una sorta di quipu gigantesco.