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1 Agosto 2026
8:00

La carta d’identità è nata nel 1931, ma già 4000 anni fa gli Assiri usavano tavolette con dati anagrafici

La carta d'identità è stata inventata da un fotografo canadese nel 1876 che, per la prima volta, ha inserito la fotografia in un documento di riconoscimento. In Italia è stata introdotta nel 1931: prima di quella data, solo una piccola parte della popolazione possedeva un passaporto, ma già 4000 anni fa gli Assiri incidevano i dati anagrafici delle persone su tavolette di terracotta.

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La carta d’identità è nata nel 1931, ma già 4000 anni fa gli Assiri usavano tavolette con dati anagrafici
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Immagine realizzata con AI a scopo esemplificativo

La carta d'identità stata introdotta ufficialmente in Italia nel 1931 dal regime fascista, e si è poi evoluta da cartacea ad elettronica: il formato elettronico (CIE) è stato rilasciato per la prima a Napoli nel 2001 con una sperimentazione. Anche se già 4000 anni fa gli assiri compilavano tavolette di terracotta con i dati anagrafici delle persone, la carta d’identità cartacea come documento che attesta l'identità della persona è stata inventata nel 1876 dal fotografo canadese William Notman che, per la prima volta, unì a un documento di riconoscimento la fotografia. Prima di tale data, l’unico documento ufficiale riconosciuto era il passaporto, introdotto nel 1861, ma posseduto da un numero esiguo di persone. Prima ancora, invece, non esistevano veri e propri documenti personali che attestassero l’identità di una persona, ma ci si basava sull’ autodichiarazione e sul riconoscimento all’interno di una comunità. Esistevano, inoltre, permessi specifici, che permettevano a una specifica persona di circolare liberamente, validando quindi la sua identità.

Come si identificavano le persone in antichità: le tavolette di terracotta assire

Nell’antichità non esisteva un documento d’identità nel senso stretto del termine: l'identificazione della persona era basata sulla testimonianza e sull’ appartenenza a una determinata famiglia. Gli Assiri, popolo di commercianti e navigatori, abituati agli spostamenti di un numero ingente di persone, introdussero per primi una sorta di documento di identità: si trattava una tavola di terracotta su cui veniva inciso il nome.

Questa usanza, apparentemente molto semplice ma già significativa della necessità di dare una struttura al concetto di “identità” all’interno di una comunità organizzata, viene replicata in modi simili da altre civiltà del passato, tra cui i Greci e successivamente i Romani.

Nel Medioevo, poi, il concetto di “identità” va di pari passo con le necessità di legale di gestire passaggi tra terre, di garantire la comunicazione e i rapporti commerciali: nascono così i salvacondotti, autorizzazioni rilasciate dall’ autorità per garantire la protezione e il libero transito a una determinata persona in zone altrimenti inaccessibili. Perché ciò fosse possibile, occorreva ovviamente identificare la persona stessa.

Con la nascita degli stati Moderni e delle loro complesse amministrazioni territoriali, aumenta l'esigenza di controllo della popolazione, e vengono compilati registri parrocchiali, registri per le tasse, liste di leva e simili. Nel corso dell'800, il rapporto tra identità personale e apparato statale è consolidato.

Chi ha inventato la carta d’identità moderna

Uno dei primi esempi di carta d'identità nazionale moderna viene introdotto nel 1844 dal sultano Mahmud II, a capo dell’Impero Ottomano: tra le numerose riforme sociali e amministrative, Mahmud introdusse anche un documento atto all'identificazione e pensato per tutti i sudditi dell'Impero.

Non molti anni dopo, nel 1876, il fotografo canadese William Notman inizia a promuovere documenti identificativi con fotografia annessa: appare subito evidente che, la presenza di una fotografia aumenta l’affidabilità e riduce problemi banali, come quello dell’omonimia.

Come accaduto anche per altre invenzioni, la Prima Guerra Mondiale introduce numerose novità: un conflitto così esteso rende necessaria un’organizzazione strutturata di passaggio tra le frontiere, nonché l’impellenza di identificare esattamente chi si trovava dove, sul campo di battaglia così come nei territori in guerra. Proprio per questo, nel 1915 il Regno Unito rende obbligatori i documenti con fotografia: negli anni successivi, tutti gli Stati europei si adeguano a questa nuova formula.

L’introduzione del documento in Italia: dalla cartacea del 1931 ad oggi

In Italia, con il Regio Decreto n. 773 del 18 giugno 1931, il Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza, viene introdotta ufficialmente la carta d'identità italiana, per garantire controllo amministrativo e sicurezza pubblica tramite la schedatura della popolazione.

La prima carta d’identità era un documento cartaceo pieghevole, timbrato e firmato dall’autorità comunale, simile a un piccolo libretto, che riportava appunto una fotografia del titolare e che, proprio per essere attendibile, andava rinnovata periodicamente, come previsto anche oggi.

Conteneva i dati anagrafici, ovvero nome, cognome, data e luogo di nascita, domicilio o residenza, e spesso indicava anche la professione, lo stato civile e alcuni segni fisici particolari, oltre che altre informazioni considerate utili all’identificazione.

Negli anni ‘90, nell’ambito delle legge Bassanini, volta a uniformare gli standard italiani con i requisiti europei, viene avviato il progetto della Carta d’Identità Elettronica, che integra il concetto di documento d’identità e la possibilità di accedere ai servizi digitali della pubblica amministrazione. Nel 2001 la CIE è stata sperimentata in 83 comuni italiani, e la prima è stata rilasciata a Napoli.

Il 3 agosto 2026 è la data in cui la carta d'identità elettronica diventa l'unica valida in Italia. Per l'identificazione posso essere però usati altri documenti come il passaporto – ma qualora questa fosse presente, si era detto necessario che fosse elettronica. In data 17 giugno 2026 il Consiglio dei Ministri ha deciso di prorogare questa decisione, per necessità di allineamento con la pubblica amministrazione.

La nascita di passaporto, patente e tessera sanitaria

https://www.istockphoto.com/it/foto/primo-piano-della-patente-di-guida-italiana-della-carta-didentit%C3%A0-e-della-tessera-gm1811042284-549249496?searchscope=image%2Cfilm

In Italia il passaporto fu introdotto come documento statale nel Regno d’Italia dopo l’unificazione del 1861, ereditando sistemi già presenti e diventando progressivamente obbligatorio per l’espatrio. Oggi è necessario solo per i paesi che non fanno parte dell'area Schengen – ovvero l'area in cui è stata abolita la frontiera interna – o che non hanno accordi specifici con l'Italia e l'Unione Europea sulla libera circolazione delle persone. Inizialmente la fotografia non era presente, ma venne introdotta, così come in Inghilterra, dopo il 1915, in concomitanza con le nuove necessità evidenziate dalla Prima Guerra Mondiale.

La patente di guida nacque invece ufficialmente con il Regio Decreto n. 416 del 28 luglio 1901, che istituì la necessità di un certificato di idoneità per guidare un autoveicolo.

Dal 1974 viene rilasciato anche il tesserino del codice fiscale, che è rimasto in uso fino al 2004, anno in cui è stato sostituito dalla tessera sanitaria, che oltre a contenere il codice fiscale consente anche l'accesso ai servizi del Servizio Sanitario Nazionale e ai servizi digitali della pubblica amministrazione.

Ad oggi, in Italia, carta d’identità e passaporto sono gli unici due documenti che riconoscono ufficialmente l’identità di una persona: per attestare la propria identità possono essere poi presentati anche patente di guida, patente nautica, porto d’armi, libretto di pensione e tessere di riconoscimento rilasciate da amministrazioni pubbliche, considerati come equipollenti.

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