
Chiunque abbia mai giocato a biliardo avrà sicuramente notato che, accanto al tavolo, sono sempre presenti dei piccoli cubetti in gesso colorato che – come molti film e serie tv ci hanno insegnato – devono essere strofinati sulla punta della stecca. Ma a cosa serve esattamente questa pratica? Il suo principale scopo è quello di migliorare l'attrito tra la punta (detta anche cuoietto) e la palla.
Senza il gesso infatti è possibile che la stecca scivoli sulla palla, causando colpi imprecisi – e questo è un problema soprattutto a livello agonistico o quando si vogliono impartire particolari effetti al tiro. Utilizzando il gesso invece si migliora il grip, limitando gli errori. Attenzione però: quando parliamo di "gesso" da biliardo, in realtà non stiamo parlando di gesso in senso stretto, cioè di solfato di calcio. La formulazione dei gessi da biliardo varia da azienda ad azienda ma tutte grossomodo si basano sul brevetto di Hoskins e Spinks del 1897. Qui viene indicato come principale componente la silice (SiO2), con una piccola percentuale di leganti e di materiali granulari, come ad esempio il corindone, un ossido di alluminio. Con il tempo in realtà sono stati inseriti anche coloranti, per poter avere diverse varianti cromatiche dello stesso prodotto.
Questo mix di ingredienti permette di ottenere un materiale in grado di aderire al cuoio della stecca e di avere la giusta aderenza con le palle da biliardo – che, all'epoca in cui fu depositato il brevetto, erano ancora realizzate in avorio.
Ovviamente non esiste un solo tipo di gesso da biliardo: a seconda della composizione si ottengono cubetti con proprietà differenti. Discipline diverse del biliardo, come ad esempio carambola e snooker, richiedono gessi di diverso tipo: questo è legato al fatto che il peso delle palle è variabile e ciascuna disciplina richiede di impartire effetti diversi. Inoltre, per garantire una corretta performance del gesso, è bene non calcare troppo durante la sua applicazione, così da distribuirlo in maniera omogenea.