
Nel corso di alcuni scavi archeologici a Cordoba, nella Spagna meridionale, gli archeologi hanno rinvenuto un contesto molto particolare, legato quasi sicuramente a un episodio bellico avvenuto circa 2200 anni fa. Fra i materiali presenti vi era anche un osso della zampa di un elefante, la cui presenza potrebbe rappresentare la prima prova archeologica dell'uso di questi animali in guerra, finora riportata unicamente dalle fonti letterarie e iconografiche.
Lo studio, pubblicato sul Journal of Archaeological Science e ancora in fase preliminare, è stato condotto da un gruppo composto da ricercatori delle università di Cordoba, Autonoma di Madrid, di Leiden (Paesi Bassi) e dagli archeologi della ditta che ha condotto lo scavo preventivo. Questo si è svolto nel 2020 nella località Colina de los Quemados, nei pressi della città andalusa di Cordoba, l'antica Corduba. Si trattava di un insediamento pluristratificato, che ha visto susseguirsi diverse fasi di occupazione, dalla fine dell'età del bronzo (X sec. a. C.) al periodo islamico medievale.
Nel corso delle ricerche sui livelli di distruzione dell'insediamento, datati alla tarda età del ferro (IV-III sec. a. C.), gli archeologi hanno rinvenuto al di sotto di un muro crollato diversi oggetti riconducibili a un episodio bellico. Si tratta di una dozzina di proiettili in pietra per delle armi d'assedio da lancio, una punta per un dardo di scorpione (un'altra antica arma d'artiglieria), fibule e ceramica risalenti alla fine del III sec. a. C., e una moneta coniata a Carthago Nova (l'odierna Cartagena) tra il 237 e il 206 a. C. In associazione a questi materiali, è stato ritrovato anche un osso molto particolare.

Questo osso, approssimativamente di forma cubica, misura 10 cm di lunghezza, e per tipo e dimensioni non ha trovato confronti con gli altri resti di fauna rinvenuti nel corso dello scavo a Colina de los Quemados. A una analisi più approfondita, questo osso è risultato essere il terzo carpale destro di un grosso elefante adulto, una delle ossa che compongono la zampa. Il ritrovamento di ossa di elefante in contesti archeologici europei è molto raro, fatta eccezione per oggetti di pregio realizzati in avorio. La presenza di questo osso, molto probabilmente è quindi relativa alla presenza sul luogo di una specie animale appartenente alla famiglia degli elefanti. Dall'osso è stato possibile estrarre un campione che è stato sottoposto ad analisi al radiocarbonio, che ha restituito una datazione coerente con quella dei materiali trovati in associazione, cioè il IV-III sec. a. C.
Le fonti letterarie e quelle iconografiche abbondano di rappresentazioni dell'uso in guerra di elefanti da parte di diversi antichi eserciti. Questi animali vennero affrontati dai Macedoni di Alessandro Magno nel corso della sua campagna nel nordovest dell'India, e successivamente vennero impiegati dai Seleucidi, dagli Epiroti e dai Cartaginesi nel III sec. a. C. Considerando il luogo del ritrovamento e i dati cronologici messi assieme dagli archeologi spagnoli, come l'analisi al radiocarbonio, la ceramica, e la moneta, l'animale a cui apparteneva l'osso rinvenuto a Colina de los Quemados morì alla fine del III sec. a. C.

In quel periodo l'esercito cartaginese era impegnato in Spagna prima contro le popolazioni native degli Iberi (237-219 a. C.) e successivamente nella Seconda Guerra Punica (218-202 a. C.) con la famosa marcia degli elefanti attraverso le Alpi condotta da Annibale. In particolare, i dati cronologici raccolti fino ad adesso, compatibili col livello di distruzione dell'insediamento di Colina de los Quemados, sono confrontabili con il periodo tra il 208 e il 206 a. C., quando l'esercito romano di Scipione Africano affrontò in questa zona le forze cartaginesi di Magone, il fratello di Annibale. Si tratterebbe a questo punto della prima attestazione archeologica della presenza di ossa di elefante in un antico contesto militare europeo.