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L'invasione russa dell'Ucraina prosegue ormai da diverse settimane e, stando alle intelligence statunitensi e inglesi, la Russia starebbe utilizzando armi al fosforo bianco in territorio ucraino: tra le aree colpite ci sarebbero il Donbass, la capitale Kiev e la città di Mariupol.
Il fosforo bianco è una sostanza che può essere utilizzata legalmente in guerra come illuminante o per creare cortine di fumo ma, nonostante non sia tecnicamente classificata come un'arma chimica, il suo utilizzo contro i civili è vietato dalla convenzione di Ginevra. Kiev quindi accusa Mosca e, se l'uso in Ucraina di queste munizioni fosse confermato, potrebbe essere considerato un crimine di guerra.

Ma come funzionano le armi al fosforo bianco? E perché sono così temute?

Cos'è il fosforo bianco?

Prima di vedere come funzionano le armi al fosforo, facciamo una rapida panoramica di cos'è il fosforo bianco in sé. Scoperto da Henning Brandt nel 1669, si tratta di una sostanza chimica che viene prodotta a partire da rocce ricche in fosforo, come la fosforite. Nella sua forma solida si presenta come una sostanza dall'aspetto bianco/giallastro e con un odore pungente che può ricordare quello dell'aglio.

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in foto: Panetto di fosforo bianco allo stato solido. Credit: BXXXD

Si tratta di una sostanza estremamente tossica per gli esseri umani e che a temperatura ambiente può reagire con l'ossigeno in modo estremamente violento, incendiandosi. Oltre che in campo bellico, questa sostanza viene utilizzata anche in campo industriale per la produzione di componenti elettronici, leghe metalliche, fertilizzanti e vernici fosforescenti.

Cosa sono e come funzionano le armi al fosforo

Il fosforo bianco può essere utilizzato per produrre armi incendiarie. Come abbiamo anticipato, questa sostanza reagisce violentemente con l'ossigeno, incendiandosi e continuando a bruciare fino a quando non si esaurisce, generando una densa cortina di fumo. Solitamente le munizioni al fosforo bianco vengono utilizzate in battaglia proprio per creare cortine fumogene, per illuminare postazioni nemiche, per segnalare un bersaglio o per colpire bunker ed edifici militari. Dal momento che questi usi sono considerati legali, il fosforo bianco non è ufficialmente vietato come arma, anche se il suo utilizzo verso i civili non solo non è consentito, ma è attualmente vietato dalla convenzione di Ginevra. Ma perché queste armi sono così temute?

Il problema del fosforo bianco è che quando entra in contatto con la pelle genera ustioni dal secondo al terzo grado, riuscendo a bruciare la carne fino all'osso. Inoltre dalle ferite può uscire "fumo", dal momento che il fosforo può continuare a bruciare anche dopo essere entrato nel nostro organismo. A questi effetti si aggiunge non solo l'intossicazione da fosforo (che può danneggiare gravemente fegato, reni e cuore) ma anche l'inalazione dei fumi che possono provocare morte per asfissia.

Utilizzi storici delle armi al fosforo

Dopo una breve parentesi nel campo dei fiammiferi, il fosforo bianco è stato presto utilizzato in ambito bellico come oscurante e come segnalatore di posizioni nemiche. Durante la prima guerra mondiale vennero realizzate le prime vere e proprie armi al fosforo, cioè delle bombe che, detonando in aria, facevano ricadere al suolo una pioggia di frammenti di fosforo incandescenti, causando terribili ustioni a chiunque venisse colpito.

Con il passare del tempo ci si rese conto che il fosforo era ideale anche per far evacuare i nemici dalle proprie basi: il fumo (composto da anidride fosforica) reagisce infatti con l'umidità dell'aria generando acido fosforico. Il primo utilizzo massiccio di queste armi si vide in Vietnam, quando gli statunitensi lo utilizzarono per "stanare" i vietcong dai tunnel, asfissiandoli e ustionandoli. Nei decenni successivi queste micidiali armi pare siano state utilizzate anche in altre occasioni, come dall'Arabia Saudita in Yemen, da Israele in Palestina, dagli Stati Uniti in medio-oriente (specialmente in AfghanistanIraq e  Siria), dalla Russia in Cecenia e dall'Etiopia in Somalia.

vietnam fosforo bianco
Articolo a cura di
Stefano Gandelli