
Nel cuore del Veneto, tra l’altopiano di Asiago e la valle del Brenta, si snoda la Calà del Sasso: la scalinata più lunga d’Italia e una delle più imponenti al mondo. Costruita nel XIV secolo, conta 4.444 gradini in pietra e collega la frazione di Sasso di Asiago con Valstagna, nel comune di Valbrenta in provincia di Vicenza. Lunga circa 2,5 chilometri e con un dislivello di 744 metri, la Calà è oggi un itinerario escursionistico, ma nasce come infrastruttura fondamentale per l’economia e la storia della Serenissima.
Calà del Sasso e i suoi 4444 scalini: un percorso leggendario e storico
Oggi la Calà del Sasso coincide con il sentiero CAI 778, un percorso impegnativo e panoramico che parte dal centro di Valstagna, attraversa la Val Frenzela e risale fino alla chiesa di Sasso di Asiago. A metà cammino un capitello dedicato a Sant’Antonio Abate segna una pausa naturale, un punto di raccoglimento prima dell’ultimo tratto, tra roccia scavata, boschi e silenzi montani.

Molti escursionisti completano l’anello seguendo il sentiero 778b, noto come Sentiero del Vù. Il nome ricorda Albino Celi, detto “El Vu”, nato a Valstagna nel 1884 e così chiamato perché in un contesto dialettale in cui tutti si davano del “tu”, lui sceglieva di rivolgersi agli altri con il rispettoso “voi”. Dopo la Prima Guerra Mondiale Celi visse come recuperante, cercando sui monti di Asiago metalli e residui bellici lasciati dal conflitto. Un lavoro rischioso, svolto in un territorio ancora ferito dalla guerra. La sua vicenda ha ispirato Mario Rigoni Stern nel romanzo Le stagioni di Giacomo (1995) ed Ermanno Olmi nel film I recuperanti (1970).
Camminare su questo sentiero significa attraversare trincee, gallerie e resti della Grande Guerra, dove il paesaggio conserva ancora le tracce della storia.
Alla Calà del Sasso è legata anche una leggenda seicentesca, quella di Loretta e Nicolò. Nel 1638, quando Loretta si ammalò gravemente, Nicolò scese di corsa i 4.444 gradini per raggiungere Padova in cerca di una cura. Al suo ritorno, gli abitanti illuminarono la scalinata con torce accese, formando una lunga scia di luce nella notte. Ogni anno, la seconda domenica di agosto, la fiaccolata della Calà rievoca quell’episodio: centinaia di persone risalgono la scalinata guidate solo dalle fiaccole e dalla luna, in un rito collettivo che unisce memoria, fede e paesaggio.
La Calà del Sasso è molto più di un sentiero escursionistico. È una linea di pietra che attraversa secoli di lavoro umano, guerre, leggende e devozione. Percorrerla significa camminare dentro la storia, un gradino alla volta, seguendo il ritmo lento di 4.444 passi.
La scalinata più lunga d’Italia: ingegno medievale medievale e simbolismo veneziano
La Calà del Sasso fu realizzata per permettere il trasporto del legname dall’altopiano al fiume Brenta, da cui i tronchi raggiungevano Venezia. Quel legno serviva a costruire navi, ponti, palazzi: senza queste montagne, la potenza della Serenissima non avrebbe avuto fondamenta solide. Lungo la scalinata corre ancora una canaletta selciata scavata nella roccia, progettata per far scivolare i tronchi fino a valle sfruttando la pendenza naturale.
Il numero dei gradini racconta una visione del mondo. Il 4.444, costruito sulla ripetizione del quattro, rimanda al linguaggio simbolico biblico, in cui il quattro rappresenta la totalità della creazione: i punti cardinali, le stagioni, i venti, i fiumi dell’Eden. Per Venezia, quei quattro fiumi erano il Brenta, l’Adige, il Piave e il Po, le grandi arterie d’acqua che sostenevano la vita economica della Repubblica. La Calà diventa così non solo un’opera di ingegneria, ma anche una costruzione carica di significati spirituali e politici.