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1 Gennaio 2026
15:00

Cave e miniere: qual è la differenza tra le due tipologie di sito minerario?

Le miniere sono aree destinate all'estrazione di risorse primarie ed energetiche, mentre nelle cave avviene l'estrazione di risorse secondarie destinate all'industria all'edilizia.

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Cave e miniere: qual è la differenza tra le due tipologie di sito minerario?
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L’Italia ha una lunga tradizione mineraria, con le prime testimonianze che risalgono a periodi antecedenti all’Impero Romano. Secondo il quadro normativo vigente, le attività estrattive sul territorio italiano sono suddivise in due categorie principali: attività di cava e attività di miniera.  Nella percezione comune la differenza tra le due è spesso associata al modo in cui appaiono, le cave sono visibili in superficie, mentre nelle miniere l’estrazione avviene nel sottosuolo. Tuttavia, nella realtà, la distinzione non è legata al procedimento di estrazione, ma risiede nel tipo di risorse estratte.

Siti di estrazione di minerali di seconda categoria (cave) in Italia. Credits: Isprambiente.
Siti di estrazione di minerali di seconda categoria (cave) in Italia. Credits: Isprambiente.

Cava vs Miniera: le differenze

Secondo la normativa vigente, la distinzione tra cave e miniere non è legata al processo estrattivo. Per miniera infatti si intende un’area in cui avviene l’estrazione di risorse minerarie di primaria importanza, ossia sostanze caratterizzate da un elevato valore economico e una rilevanza strategica, nonché risorse energetiche. Queste includono:

  • minerali utilizzabili per l’estrazione di metalli, metalloidi e loro composti;
  • combustibili solidi, liquidi e gassosi;
  • rocce bituminose;
  • certi minerali utilizzati in ambito industriale, farmaceutico e cosmetico (per esempio fosfati, caolini, bentonite);
  • terre rare;
  • terre refrattarie;
  • pietre preziose;
  • sostanze radioattive;
  • acque minerali e termali,.

Le cave, invece, sono aree destinate alla coltivazione di materiali di “seconda categoria”, impiegati principalmente nell’industria e nel settore delle costruzioni. Tra questi rientrano:

  • materiali lapidei, come marmi e graniti, e pietre ornamentali;
  • risorse non metallifere;
  • ghiaie, sabbie, limi e argille; torbe;
  • materiali utilizzati nelle costruzioni edilizie, stradali e idrauliche;
  • terre coloranti e, più in generale, tutti i materiali che non rientrano tra le risorse minerarie considerate primarie o strategiche.
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Cava a cielo aperto per l’estrazione dei Marmo di Carrara. Credits: Wikimedia Commons.

Secondo i dati più recenti, in Italia sono attualmente presenti circa 4.518 cave autorizzate, di cui poco più di duemila in produzione, e oltre 3.000 siti minerari, con 76 miniere ancora attive. La separazione tra cave e miniere è ben precisata nel Regio Decreto n° 1443 del 1927. Detto ciò, è vero che, tendenzialmente, nella maggior parte delle cave l’estrazione avviene "a cielo aperto", con uno scavo che procede dall’alto verso il basso (o dal piano campagna al sottosuolo) lasciando l’area di estrazione direttamente esposta, mentre le miniere sono generalmente sviluppate nel sottosuolo. Le ragioni sono principalmente economiche e pratiche, ma anche geologiche e legate alla destinazione d’uso delle risorse.

Le diverse tipologie di coltivazione

La coltivazione a cielo aperto è favorita nelle cave poiché la risorsa da estrarre si trova spesso affiorante o a basse profondità e distribuita in grandi volumi areali, rendendo economicamente e tecnicamente più conveniente “cavare” il materiale piuttosto che costruire un’infrastruttura sotterranea. Inoltre, questa tecnica consente di muovere e gestire grandi quantità di materiale in modo più efficiente. Al contrario, le miniere sono spesso sviluppate nel sottosuolo perché i minerali di prima categoria si trovano di frequente a maggior profondità. Il loro valore economico più elevato giustifica l’investimento necessario per realizzare un sistema di estrazione sotterraneo, con gallerie e pozzi.

Naturalmente, molti fattori possono influenzare la tipologia di coltivazione, tra cui la topografia, la stabilità geomeccanica dell’area interessata, la natura e profondità del materiale estratto, l’estensione del giacimento, l’impatto ambientale e i costi operativi. Per questo esistono anche cave coltivate in sotterraneo, così come miniere a cielo aperto. Un esempio tipico di quest’ultimo scenario sono le enormi miniere terrazzate e a imbuto realizzate per estrarre diamanti dai depositi kimberlitici nelle miniere più produttive al mondo.

Esistono poi delle differenze nell’aspetto giuridico e amministrativo. Le miniere, infatti, appartengono allo stato e, di conseguenza, l’inizio di un’attività estrattiva richiede una concessione mineraria statale. Al contrario, le cave sono generalmente considerate una proprietà del fondo, cioè, appartengono al proprietario del terreno in cui si trovano. In questo caso, l’avvio di una coltivazione seguirà un procedimento normativo differente che non richiede una concessione, ma bensì un’autorizzazione regionale.

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