
In corrispondenza dell’Antartide c’è un “buco gravitazionale” dove la forza di gravità è minore rispetto ad altre regioni del pianeta. L’anomalia, conosciuta come Basso Geoide Antartico (Antarctic Geoid Low, AGL) e situata tra la Terra Vittoria e la Terra di Marie Byrd, si è originata 70 milioni di anni fa e in seguito è diventata più marcata. A ricostruirne l’origine e l’evoluzione, in uno studio pubblicato sulla rivista Nature, è stata l’Università della Florida, in collaborazione con l’Institut de Physique du Globe de Paris (IPGP). La ricerca ha evidenziato una possibile correlazione tra l’accentuarsi dell’anomalia e la glaciazione che 34 milioni di anni fa portò alla formazione della calotta antartica.
Cos’è il “buco gravitazionale” in Antartide
Il “buco gravitazionale” antartico si trova in corrispondenza della baia del Mare di Ross, in Antartide sudoccidentale, tra la Terra Vittoria e la Terra di Marie Byrd. La forza di gravità non è uguale in ogni punto della crosta terrestre, perché il nostro pianeta ha una superficie irregolare e le rocce al suo interno hanno caratteristiche variabili. In particolare, dove c’è acqua o ci sono rocce meno dense la forza di gravità è minore, mentre dove ci sono rilievi o rocce più dense è maggiore. Il solido che rappresenta meglio la forma della Terra, tenendo conto della forza di gravità locale e quindi della distribuzione delle masse, è il geoide. Il punto più depresso del geoide, in cui la forza di gravità è minore in assoluto, si trova nell’Oceano Indiano. Anche in Antartide il geoide presenta una depressione, in corrispondenza di un’area estesa milioni di kilometri quadrati. Qui il livello del mare è di oltre 100 m più basso della media globale: dove la forza di gravità è minore, infatti, la superficie dell’oceano può abbassarsi perché l’acqua scorre verso aree dove la forza di gravità è maggiore.

Cause geologiche e origine: come si è evoluto il “buco gravitazionale”
Per ricostruire l’origine dell’anomalia antartica, i ricercatori hanno utilizzato dati sismici che rivelano la densità dei materiali rocciosi che costituiscono il nostro pianeta. Le onde sismiche generate dai terremoti cambiano infatti velocità a seconda delle proprietà dei materiali che incontrano mentre si propagano all’interno della Terra. È stato così possibile costruire un modello tridimensionale della densità del mantello terrestre e confrontarlo con i dati relativi alla forza di gravità raccolti dai satelliti. In questo modo si è individuata una corrispondenza tra la minore forza di gravità in Antartide occidentale e una minore densità nel mantello in quest’area rispetto a quelle circostanti. Poi, grazie a sofisticati modelli computerizzati, è stato possibile risalire a 70 milioni di anni fa, quando si è originato il “buco”, probabilmente a causa dello sprofondamento nel mantello di una placca litosferica sotto l’Antartide. Inizialmente l’anomalia era più debole rispetto a oggi, ma tra circa 50 e 30 milioni di anni fa si è intensificata a causa dei lentissimi movimenti delle rocce del mantello, che essendo viscose possono fluire portando a una ridistribuzione delle masse. Proprio 34 milioni di anni fa ha avuto inizio la glaciazione che ha portato alla formazione di una calotta glaciale sopra l’Antartide, che prima di allora era un continente a clima temperato. Un obiettivo dei ricercatori è dimostrare un nesso tra questo evento e l’intensificarsi dell’anomalia. Abbiamo detto, infatti, che la diminuzione della forza di gravità fa abbassare il livello del mare. La diminuzione di quest’ultimo intorno all’Antartide avrebbe potuto influenzare lo sviluppo della calotta glaciale.
Afferma il geofisico Alessandro Forte dell'Università della Florida:
Se riusciamo a comprendere meglio come l'interno della Terra modelli la gravità e il livello del mare, possiamo ottenere informazioni su fattori rilevanti per la crescita e la stabilità di grandi calotte glaciali.