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13 Gennaio 2026
16:00

Che succede quando esplode una bolla speculativa? Il caso dei tulipani nell’Olanda del Seicento

Tra 1635 e il 1637 in Olanda si formò (per poi esplodere) la prima grande bolla speculativa documentata del capitalismo europeo di Età Moderna: la cosiddetta "bolla dei tulipani" o "tulipomania".

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Che succede quando esplode una bolla speculativa? Il caso dei tulipani nell’Olanda del Seicento
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Quando si parla della mania dei tulipani del XVII secolo, anche detta “tulipomania”, si indica un episodio storico specifico avvenuto nella Repubblica delle Sette Province Unite, nei territori che oggi costituiscono i Paesi Bassi, in particolare in Olanda. Tra il 1636 e il 1637 si formò infatti la prima grande bolla speculativa della storia, generata dall’altissima domanda di bulbi di tulipano e dalla scommessa continua sul valore di fiori non ancora sbocciati.

L'aumento dei prezzi e la successiva esplosione della bolla speculativa mostrò in maniera piuttosto evidente come un meccanismo di scambi fondato in larga parte su aspettative irrealistiche potesse provocare, prima ancora che danni materiali, profonde fratture sociali. Anche per questo se ne continua a discutere, a quasi quattro secoli di distanza.

Come si sviluppa la “tulipomania” del XVII secolo

Il fiore del tulipano fu importato dalla Turchia alla fine del Cinquecento e prese il nome dalla parola turca tülbend, cioè "turbante" (il copricapo di cui richiama la forma). Nel XVII secolo divenne uno dei simboli di prestigio della ricca borghesia olandese, allora in piena ascesa. Nell’Europa del Seicento si stavano verificando tanti cambiamenti e l’Olanda viveva un momento di forte centralità internazionale nel quadro politico delle Province Unite, la repubblica federale istituita dopo l’indipendenza dalla monarchia di Spagna.

La coltivazione di molteplici varietà di bulbi di tulipano produsse allora fiori bellissimi di colori differenti. Alcuni, con meravigliose striature fiammeggianti, erano il risultato del virus del mosaico, o tulip breaking virus, che alterava i pigmenti dei petali. In questo senso, uno dei segreti dei tulipani stava nella loro singolarità: i più ricercati erano rari, fragili e difficili da riprodurre. In una parola, erano preziosi.

Intorno al 1635, quando si capì che la domanda di tulipani sopravanzava l’offerta – cioè che i bulbi disponibili erano inferiori a quelli richiesti – il loro valore crebbe. I mercanti e fioristi più intraprendenti cominciarono allora ad acquistare bulbi dai coltivatori locali per rivenderli a un prezzo più alto: così da incrementare il loro margine di guadagno. A sua volta, spesso chi acquistava bulbi dai mercanti e dai fioristi tentava di piazzarli di nuovo sul mercato a un prezzo ulteriormente maggiorato. In tanti, così, provarono a cogliere una straordinaria opportunità: arricchirsi.

Jacob Marrel, Four Tulips, ca. 1635–45
Jacob Marrel, Four Tulips, ca. 1635–45, Metropolitan Museum of Art. Credits: Wikimedia Commons.

Storia della prima bolla speculativa di sempre

Il salto di qualità avvenne con la sperimentazione di nuovi strumenti finanziari. Per poter lucrare sui tulipani tutto l’anno, fioristi e mercanti stipularono contratti che permettevano l’acquisto di bulbi interrati a un prezzo fissato in anticipo, da saldare interamente solo alla consegna. Ci si spinse anche oltre: si pre-acquistarono bulbi che, pur non essendo stati piantati, i coltivatori prevedevano di coltivare. Questo sistema noto come windhandel (letteralmente “commercio al vento”) si basava su documenti d'acquisto che potevano essere a loro volta venduti, generando così una compravendita potenzialmente infinita di articoli di lusso non ancora esistenti: i tulipani, appunto.

Anche piccoli professionisti non facoltosi pensarono di poter far soldi in modo semplice. E a volte, per avere liquidità sufficiente da investire, si arrivò anche a chiedere prestiti o ipotecare immobili. Per i bulbi ci furono offerte fino a 2000 o perfino 3000 fiorini olandesi; cifre notevoli per l’epoca. Basti pensare, come ha scritto il ricercatore Mike Dash, che una famiglia poteva vivere con 300 fiorini all’anno e un falegname, nello stesso arco di tempo, guadagnava 250 fiorini. Due botti di vino valevano 70 fiorini e otto maiali “grassi” 240 fiorini.

D’altro canto esisteva la convinzione diffusa, che ci sarebbe sempre stato qualcuno disposto a pagare di più per i tulipani, o per per tenerseli o per rivenderli. A caldo, insomma, quell’irresistibile gioco al rialzo sembrò tutto sommato ragionevole, pur in mancanza di una supervisione pubblica sul mercato.

Bolla dei tulipani_ Flora's Wagon of Fools Creatore: Hendrick Gerritsz Pot
Hendrik Gerritsz Pot, Flora’s Wagon of Fools: Allegory on the Tulip mania, ca. 1637, Frans Hals Museum. Credits: Wikimedia Commons.

L’esplosione della bolla dei tulipani 

L’illusione si infranse nel febbraio del 1637, quando nella città di Haarlem durante un’asta non vennero presentate offerte adeguate per i bulbi messi in vendita. Fu il primo, vero segnale di allarme: il boom dei tulipani aveva raggiunto i suoi limiti. Esisteva ormai un disallineamento tra il valore attribuito ai bulbi e la disponibilità concreta degli acquirenti a pagare le cifre richieste.

Presto si diffuse il panico e gli investitori cercarono di liberarsi in fretta dei contratti per l’acquisto di bulbi. Tuttavia all’ottimismo subentrò l’incertezza e quasi nessuno volle spendere tanti soldi per i tulipani. La disinvolta negoziazione dei bulbi si interruppe bruscamente e questo determinò l’esplosione della bolla speculativa, con contrazioni dei prezzi fino al 90%. Ad essere colpito fu soprattutto chi si aveva acquistato bulbi molto costosi tramite promesse di pagamento. Ritrovandosi con debiti ingenti e investimenti non più redditizi, alcuni investitori subirono un grosso contraccolpo.

L’economia olandese resistette, anche perché le classi lavoratrici furono coinvolte marginalmente, mentre i mercanti e i fioristi interessati, pur non finendo su lastrico, ebbero un grosso contraccolpo. Lo “shock della tulipomania”, come ha scritto la storica Anne Goldgar, “produsse un conflitto ampio e prolungato tra venditori che si aspettavano la conclusione delle transazioni e acquirenti che rifiutavano di pagare”. Ci fu una “rottura della fiducia” all'interno della comunità civile e mercantile ancora ristretta, per quanto già interurbana. Si scoprì in modo traumatico che i legami sociali potevano essere spezzati da scossoni finanziari dovuti all’imperizia, alla negligenza o a comportamenti opportunistici.

Le autorità e i tribunali chiamati a dirimere le controversie spinsero per trovare dei compromessi. Il più delle volte i contratti relativi alla compravendita dei bulbi furono annullati o rimodulati, facendo pagare una penale a chi dichiarava di non poter onorare gli impegni presi. I dissidi sorti allora perdurarono comunque per anni.

Jan Brueghel the Younger, Satire on Tulip Mania, c. 1640
Jan Brueghel the Younger, Satire on Tulip Mania, ca. 1640, Frans Hals Museum. Credits: Wikimedia Commons.

Perché la bolla dei tulipani viene ricordata

La bolla dei tulipani è considerata un episodio capace di mettere in evidenza le conseguenze più nefaste della speculazione finanziaria non regolamentata e la vulnerabilità delle rete di relazioni che legano gli esseri umani. In modo più o meno appropriato, viene accostata anche a crisi contemporanee come la bolla delle dot-com del 2000 o il crollo mutui subprime del 2008.

In fondo, l’evento illustra con una discreta efficacia cos’è, o cosa può essere, una bolla speculativa: un fenomeno che si verifica quando, in un certo periodo, i prezzi di un determinato bene raggiungono livelli alti, anomali o ingiustificati e gli investitori tendono ad acquistare proprio quel bene per rivenderlo a un prezzo ancora superiore, nella speranza di farlo prima che il ritmo delle transazioni rallenti o si blocchi.

Si genera così una sorta di paradosso socio-economico: la razionalità individuale, focalizzandosi sulla ricerca del profitto, conduce a un’irrazionalità collettiva. Nelle circostanze più gravi, un crollo repentino dei prezzi può far perdere somme ingenti o destabilizzare molte persone. È quello che accadde in Olanda nel Seicento.

FONTI PRINCIPALI
A. Goldgar, Tulipmania: An Overblown Crisis?, in «History Today», Vol. 57, Issue 6 June 2007, pp. 33-40. J.E. McClure, D.C. Thomas, Explaining the timing of tulipmania’s boom and bust: historical context, sequestered capital and market signals, in «Financial History Review», Vol. 24 , Issue 2 , August 2017, pp. 121–141.
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