
Nicolás Maduro, il presidente venezuelano estromesso dal potere dall’attacco degli Stati Uniti il 3 gennaio 2026, è nato a Caracas nel 1962. Politicamente vicino al socialismo bolivariano di Hugo Chávez, divenne presidente del Venezuela nel 2013. Ha conservato l’incarico fino al 3 gennaio 2026, risultando sempre rieletto in elezioni contestate dai suoi oppositori e dai Paesi occidentali. Pur proponendosi di seguire una linea politica socialista, Maduro non è riuscito a impedire che il Paese precipitasse in una profonda crisi economica e sociale. Ha inoltre governato con metodi autoritari, reprimendo duramente gli oppositori. Come Chávez, ha dovuto subire l’ostilità degli Stati Uniti che hanno imposto un duro embargo al Venezuela e hanno contribuito a destabilizzare il Paese sul piano politico. Gli Stati Uniti accusano Maduro di finanziare il narcotraffico, ma, secondo molti analisti, la loro ostilità è dovuta al desiderio di esercitare piena egemonia sulla regione caraibica e di mettere le mani sulle risorse venezuelane, in primis il petrolio, del quale il Paese latinoamericano è il primo detentore mondiale di riserve.
La gioventù e l'inizio della carriera politica di Maduro
Nicolás Maduro Moros è nato a Caracas il 23 novembre 1962. Ha iniziato a interessarsi di politica quando frequentava le scuole superiori, entrando a far parte di una lega studentesca. Da giovane lavorò come autista di autobus per l’azienda che gestisce la metropolitana di Caracas e iniziò anche la carriera di sindacalista. Maturò idee socialiste e negli anni ’90 si avvicinò a Hugo Chávez, l’ufficiale dell’esercito che nel 1997 fondò il Movimento Quinta Repubblica e l’anno successivo fu eletto alla presidenza del Venezuela.

Chávez restò al potere fino alla morte, sopraggiunta nel 2013, seguendo una linea politica antimperialista, definita socialismo bolivariano, e subendo con l’ostilità degli Stati Uniti, che, secondo una tradizione consolidata, cercano di esercitare egemonia su tutta l'America Latina e già in passato avevano organizzato colpi di Stato in Venezuela.
Maduro è stato uno degli uomini più vicini a Chávez per tutta la durata della sua presidenza. Nel 1999 fu eletto deputato all’Assemblea Costituente e in seguito ha fatto parte dell’Assemblea nazionale. Nel 2006 fu nominato ministro degli esteri e nel 2012 vicepresidente e successore designato del presidente.
L’ascesa alla presidenza e il primo mandato
Hugo Chávez morì il 5 marzo 2013. Maduro assunse l’incarico di presidente pro tempore e indisse subito nuove elezioni, candidandosi per il Partito socialista unito del Venezuela (nato nel 2008 dopo lo scioglimento del Movimento Quinta Repubblica). Alla consultazione, svoltasi il 13 aprile, risultò vincitore con il 50,78% dei voti.
Nominato presidente, Maduro cercò di proseguire la linea politica chavista, ma il Paese si trovò presto in una profonda crisi. L’economia del Paese peggiorò , l’inflazione aumentò in misura esponenziale e i generi alimentari iniziarono a scarseggiare. La crisi provocò accese proteste popolari e provocò un aumento dei crimini in tutto il Paese.

Sulle cause del crollo, dal quale il Venezuela di fatto non si è mai ripreso, esistono opinioni differenti: c'è chi accusa Maduro e chi prende di mira le ingerenze statunitensi. Realisticamente, la crisi è stata provocata da una pluralità di fattori: diminuzione del prezzo del petrolio, cattiva gestione dell’economia da parte di Maduro, corruzione, sanzioni internazionali imposte dagli Stati Uniti.
Fatto sta che il presidente riuscì a restare al potere, ma alla fine del 2015 , dopo che l’opposizione ebbe ottenuto maggioranza all’Assemblea nazionale, fu costretto a governare con un Parlamento contrario. Inoltre, a causa della crisi all’inizio del 2016 emanò misure straordinarie, che prevedevano, tra l'altro, black out programmati e modifiche dell’ora legale per risparmiare elettricità.
Nel 2017 prese avvio una svolta autoritaria. Maduro indisse le elezioni per una nuova Assemblea costituente e il Partito socialista ottenne la quasi totalità dei seggi, ma l’esito della consultazione fu contestato dagli oppositori e da molti osservatori internazionali.
In politica estera, i rapporti con gli Stati Uniti e con i loro alleati, già difficili al tempo di Chávez, peggiorarono nettamente. Il governo di Washington non faceva mistero di voler estromettere Maduro dal potere.
La rielezione di Maduro e il colpo di stato del 2019
Maduro fu nuovamente eletto presidente alle elezioni del maggio del 2018, caratterizzate da forte astensionismo e, ancora una volta, contestate dagli oppositori. Il successivo 4 agosto, mentre assisteva a una parata militare, subì un attentato, compiuto mediante l’esplosione di alcuni droni, uscendone illeso. La repressione degli oppositori divenne più intensa e violenta, includendo anche omicidi e torture.
L’anno successivo, gli oppositori tentarono di estromettere Maduro dal potere con un colpo di Stato: il presidente dell'Assemblea nazionale, Juan Guaidó, dichiarò illegittima l’elezione di Maduro e si autoproclamò presidente del Venezuela. Guaidó ottenne il riconoscimento degli Stati Uniti e di altri Paesi occidentali, ma Maduro, che godeva del sostegno degli Stati rivali del blocco occidentale, in primis Russia e Cina, riuscì a restare al potere.

Gli Stati Uniti dichiararono l’embargo totale nei confronti del Venezuela, aggravando ulteriormente la crisi economica e sociale del Paese. Il Venezuela consolidò i rapporti economici e politici con la Cina e la Russia, ma le misure non furono sufficienti per risanare l'economia.
Gli ultimi anni e l’estromissione dal potere
Negli ultimi anni la crisi venezuelana non si è alleviata e la posizione di Maduro è diventata più precaria. Nel 2020 il presidente è stato accusato di crimini contro l’umanità da una commissione dell’Onu a causa della repressione degli oppositori. Gli Stati Uniti hanno deciso addirittura di mettere una taglia per la sua cattura: 15 milioni di dollari, successivamente aumentati. Maduro è stato nuovamente eletto presidente nel 2024, ma, anche in questo caso, la consultazione è stata contestata dagli oppositori e non riconosciuta dai Paesi occidentali.
Dall’anno successivo Donald Trump, tornato alla presidenza degli Stati Uniti, ha alzato il livello dello scontro, accusando Maduro di sostenere il narcotraffico. Il presidente venezuelano ha cercato di consolidare i rapporti con la Russia, ma questo non è stato sufficiente a proteggerlo dall’ostilità nordamericana.
L’ultimo atto dello scontro con gli Stati Uniti è stato l’attacco del 3 gennaio 2026, attraverso il quale il presidente è stato catturato dalle forze speciali statunitensi ed estromesso dal potere.