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3 Marzo 2026
7:00

Chi sono i Pasdaran iraniani, i “Guardiani della Rivoluzione Islamica” e cosa fanno

Il loro motto è eloquente: "Chi si oppone alla Rivoluzione si oppone a Dio". Un ritratto dei Guardiani della Rivoluzione, l’impero economico e militare che tiene in scacco il Medio Oriente dopo la morte di Khamenei.

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Chi sono i Pasdaran iraniani, i “Guardiani della Rivoluzione Islamica” e cosa fanno
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Nel caos generato dagli ultimi eventi in Iran i Pasdaran iraniani, corpo armato nato dopo la rivoluzione del 1979, hanno colto la palla al balzo e nella giornata di lunedì 2 marzo avrebbero fatto sapere ai media locali di aver attaccato l'ufficio del premier israeliano Benjamin Netanyahu. Dai "Guardiani della Rivoluzione" – come viene comunemente chiamata questa milizia – sembra partita una risposta agli attacchi degli USA: obiettivi sono le basi americane nel Golfo Persico e le città israeliane.

Le notizie ancora non sono certe, ma il conflitto pare allargarsi, e capirci qualcosa può sembrare sempre più complicato. Ma… chi sono questi Pasdaran?

Chi sono i Pasdaran: lo "Stato nello Stato"

Per rispondere, bisogna tornare indietro di quasi cinquant'anni.

I Pasdaran, ovvero il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC, in inglese Islamic Revolutionary Guard Corps) sono nati nel 1979, immediatamente dopo la Rivoluzione Islamica guidata dall'Ayatollah Ruhollah Khomeini.

All'epoca, il neonato regime aveva un problema urgente: l'esercito tradizionale era ancora quello dello Shah, formato da ufficiali spesso addestrati in Occidente e di dubbia fedeltà alla nuova teocrazia. Khomeini aveva quindi bisogno di una forza armata che non difendesse semplicemente i confini del Paese, ma che proteggesse e propagasse i valori della Rivoluzione. Nacquero così i Pasdaran, i "Guardiani della Rivoluzione": un esercito parallelo, ideologicamente devoto, con un mandato che andava ben oltre la difesa militare convenzionale. Nel corso degli anni, però, sono diventati sempre più potenti, evolvendosi in una sorta di "piovra" che controlla lo stato stesso.

Per spiegarci, oltre ad avere il controllo su una grossa fetta del PIL iraniano, gestiscono infrastrutture, energia, petrolio, banche e telecomunicazioni. Controllano anche la forza bruta o, per meglio dire, le forze di terra, la marina, l'aviazione e persino l'intelligence. Ma non solo: i Pasdaran controllano un gruppo paramilitare usato per reprimere brutalmente le proteste di piazza (come visto nei primi mesi del 2026).

Per queste due ragioni, fare parte dei Pasdaran è un vero e proprio privilegio, un punto di arrivo per pochi che garantisce stipendi superiori alla media e privilegi sociali riservati solamente a questa specie di élite che ha le mani su tutto.

Così, pian piano, hanno creato uno Stato parallelo capace di autofinanziarsi e aggirare le sanzioni internazionali tramite il mercato nero. Questo controllo garantisce a chi ne fa parte l'accesso esclusivo a beni di lusso, istruzione d'élite e cure mediche che la popolazione comune può solo sognarsi, rendendo de facto chi ne fa parte una casta privilegiata. Per i Pasdaran, quindi, difendere il regime non è solo una questione di orgoglio nazionale, ma prima di tutto una necessità economica per proteggere la propria ricchezza e il proprio status.

E non è tutto, perché i Pasdaran hanno creato un'élite per le operazioni di politica estera, la Forza Quds, che trasforma piccoli gruppi locali nella cosiddetta "Asse della Resistenza". In pratica, i Quds fanno da consulenti strategici e forniscono armi a gruppi sovversivi in attivi localmente (sia in territorio iraniano sia in altri stati mediorientali), in modo che possano mantenere il controllo in tutto il Paese. Attraverso la Forza Quds, infatti, vengono coordinati anche Hezbollah, Houthi, milizie irachene, portando l'influenza iraniana in tutto il Medio Oriente. Se la Forza Quds non esistesse, l'Iran sarebbe una potenza regionale isolata, ma c'è ed è una vera e propria minaccia globale capace di influenzare i prezzi del petrolio a New York semplicemente dando un ordine a una milizia a migliaia di km di distanza.

Cosa stanno facendo i guardiani della rivoluzione islamica dopo Epic Fury

Con l'ppperazione "Epic Fury" del 28 febbraio scorso da parte degli Stati Uniti all'Iran, la gerarchia dei Pasdaran ha subito degli scossoni. Tra gli obiettivi dichiarati di Donald Trump, infatti, c'è quello di decapitare i vertici del regime, azione che è già iniziata "col botto": difatti, nelle ultime 48 ore sono state confermate diverse uccisioni, tra cui quella della Guida Suprema Ali Khamenei, quella del comandante Mohammad Pakpour e del segretario del Consiglio di Sicurezza Nazionale Ali Shamkhani.

Nonostante ciò, i Pasdaran hanno continuato a rispondere agli attacchi israelo-americani con uno sciame di droni e missili (più di 800 droni e centinaia di missili balistici) contro Israele e le basi USA nel Golfo Persico (in Kuwait, Bahrein, Qatar) e hanno attaccato due petroliere nello Stretto di Hormuz, per poi chiuderlo definitivamente, provocando un'impennata dei prezzi del petrolio e paralizzando il commercio globale di GNL.

I Pasdaran stanno quindi fronteggiando una serie di problematiche non da poco, cercando però di gestire, oltre al caos esterno, anche quello interno: sta diventando sempre più difficile infatti mantenere anche il controllo sulla popolazione, che sta tornando a manifestare proprio come successo qualche settimana fa.

Intanto, il conflitto si è esteso anche al Libano con scambi di fuoco tra Hezbollah e Israele, mentre l'Unione Europea ha ufficialmente designato l'IRGC come "organizzazione terroristica", congelando i suoi enormi beni all'estero.

Ahmad Vahidi: chi è il nuovo comandante dei Pasdaran

In questo scenario, il testimone è passato nelle mani del generale di brigata Ahmad Vahidi, appena nominato nuovo comandante in capo dei Pasdaran.

Vahidi è un veterano che incarna perfettamente l’anima più dura e strategica dell’organizzazione: già primo comandante della Forza Quds negli anni '80 e, successivamente, Ministro della Difesa e dell’Interno, è un uomo abituato a muoversi tra intelligence e operazioni speciali. La sua ascesa, avvenuta dopo l'uccisione del già citato Mohammad Pakpour, segnala la volontà del regime di affidarsi a una "mano di ferro" esperta in guerra asimmetrica e che ha stretti legami nell'Asse della Resistenza.

Tuttavia, gravano su di lui pesanti ombre internazionali, tra cui un mandato di cattura dell'Interpol per l'attentato all'AMIA di Buenos Aires del 1994. Con lui al comando, i Pasdaran sembrano voler lanciare un messaggio chiaro: nonostante le perdite, non si fermeranno. E lo scontro si farà ancora più frontale e imprevedibile.

Fonti
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Veronica Miglio
Storyteller
Innamorata delle parole sin da bambina, ho scelto il corso di lingue straniere per poter parlare quante più lingue possibili, e ho dato sfogo alla mia vena loquace grazie alla radio universitaria. Amo raccontare curiosità randomiche, la storia, l’entomologia e la musica, soprattutto grunge e anni ‘60. Vivo di corsa ma trovo sempre il tempo per scattare una fotografia!
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