Iran: dalla rivoluzione islamica del 1979 alle attuali proteste di piazza

Per capire la situazione attuale in Iran e le proteste di piazza antigovernative degli ultimi mesi, ripercorriamo l'evento spartiacque della storia iraniana: la rivoluzione del 1979.

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A cura di Frida Bonatti
30 Marzo 2023
18:29
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Iran: dalla rivoluzione islamica del 1979 alle attuali proteste di piazza
Iran copertina video

Da mesi in Iran, stanno infiammando per le strade proteste antigovernative, brutalmente represse dai leader della Repubblica Islamica. 

Le ultime proteste sono nate contro un fatto molto grave: l’intossicazione di circa 5000 studentesse in tutto il Paese per impedire che vadano a scuola. Più in generale, però, la richiesta dei manifestanti, in maggioranza giovani, è quella di avere maggiori diritti civili e migliori condizioni economiche.

Quello che è incredibile è che in realtà l’Iran non è sempre stato una Repubblica Islamica. Nel febbraio del 1979, infatti, è accaduto un evento spartiacque: la Rivoluzione Islamica. Ma com'era l'Iran prima del 1979?

L'Iran pre-rivoluzionario: la monarchia dello Scià

Prima della repubblica islamica, l’Iran era una monarchia.

Alla guida del Paese c’era lo Scià, cioè il re, Mohammed Reza Pahlavi. Mettiamo subito le cose in chiaro: il giudizio storico sullo scià è costellato da luci e ombre. Sicuramente ha tentato un’opera di ammodernamento del paese, dando uno sviluppo all’industria pesante e favorendo la nascita di una classe media nel paese.

Promosse poi una chiara occidentalizzazione dei costumi e degli stili di vita, comprese riforme a favore dell’emancipazione femminile.
Il legame con l’occidente era anche di natura economica: pensate che il petrolio, di cui il paese è ricco, era sotto il controllo di compagnie americane.

Lo scià è stato una figura controversa anche perché ha esercitato il potere con metodi sempre più dittatoriali.
Ogni forma di dissidenza politica veniva stroncata, non erano rare condanne a morte di oppositori ed esili forzati, tra cui anche quello di Khomeini. Il caso più eclatante fu la destituzione del primo ministro nazionalista Muhammed Mossadeq, che con l’appoggio della maggioranza del Parlamento era riuscito a nazionalizzare l’industria petrolifera.

Fine anni '70: divampano le proteste di piazza

Alla fine degli anni ‘70 quindi, la situazione in Iran era diventata una polveriera. Le riforme economiche non avevano dato i risultati sperati, c’era una povertà diffusa e la popolazione cominciò a protestare.

I disordini di piazza culminarono nel 1979 e la monarchia venne sostituita dalla Repubblica Islamica. 

Il dissenso verso lo scià racchiudeva diverse anime, sia religiose che laiche. Tra queste forze, però, fu proprio il clero sciita – lo sciismo è una delle due correnti principali dell’islam insieme al sunnismo – a farsi trovare pronto per indicare al popolo una precisa via da seguire e per fornire dei leader chiari e carismatici.

In particolare fu il religioso Ruhollah Khomeini a raccogliere intorno a sé un grande consenso. Egli aveva infatti una dote utilissima per un politico: era un ottimo comunicatore ed era riuscito ad attirare a sé il sostegno del popolo iraniano perfino dall’esilio, a cui era stato condannato dallo Scià.

Khomeini aveva infiammato le rivolte del 1978-79 con dei discorsi registrati a Parigi e inviati in Iran tramite musicassette.

L'ascesa di Khomeini, "Guida Suprema" della nuova Repubblica Islamica

I disordini di piazza culminarono nel 1979 e quando Khomeini fece ritorno dall'esilio, acclamato dalla folla, la monarchia venne sostituita dalla Repubblica Islamica. 

Il carismatico leader divenne in breve tempo il capo politico e religioso, un ruolo definito Guida suprema o ayatollah. Instaurò quindi la sharia, la legge islamica, che impone un preciso codice morale: in Iran ad esempio, c’è l’obbligo di indossare il velo, il divieto di divorziare ed è proibito il consumo di alcolici.

La Guida suprema non è un dittatore assoluto: accanto a lui ci sono istituzioni democratiche quali il presidente della Repubblica e il Parlamento nazionale. Il potere rimane comunque molto frammentato perché ogni istituzione politica contiene in sé  interessi diversi ed esistono anche gruppi di potere esterni alle istituzioni.

Le recenti proteste tra crisi economica e richiesta di maggiori diritti

Arriviamo dunque alle proteste di questi ultimi mesi. Per certi versi sembra di essere tornati alla fine degli anni ‘70. Cosa chiedono esattamente i manifestanti?

Tutto è cominciato il 16 settembre 2022, in seguito alla morte di Mahsa Amini, una ragazza che portava scorrettamente il velo e, per questo, arrestata dalla polizia. Non si sa con certezza se il decesso sia effettivamente avvenuto a causa di violenze subite dalla giovane; fatto sta che l’episodio ha innescato un moto di rivolta contro i codici di comportamento imposti alle donne, che, simbolicamente, hanno cominciato a tagliarsi delle ciocche di capelli nelle piazze.
Presto il dissenso però è diventato più ampio, causando una repressione brutale da parte delle forze di governo, con centinaia di morti, migliaia di feriti e decine di condanne a morte.

Dal punto di vista economico, infatti, il Paese attraversa ormai da anni una pesante crisi economica: pensate, ad esempio, che il tasso di disoccupazione toccherà quest’anno il 10.3%, con picchi molto più alti tra i giovani, che tendono sempre di più a fuggire dal paese.

L'Iran di oggi: la situazione politica attuale

Inoltre, come abbiamo accennato, ci sono lotte tra diversi gruppi di potere che sperano di poter guadagnare qualcosa se il regime politico-religioso dell’attuale Guida Suprema, Ali Khamenei, dovesse cadere o fare delle concessioni.

In particolare in Iran c’è una fazione che sta prendendo sempre più piede: quella dei Pasdaran. I Pasdaran, che in persiano significa “coloro che vegliano”, rappresentavano originariamente il braccio armato della rivoluzione del ‘79.
Da allora il loro ruolo negli apparati economici, finanziari e industriali del Paese è cresciuto sempre di più. La cosa interessante è che sono proprio loro che potrebbero approfittare delle proteste, appropriandosi delle istanze dei manifestanti e conquistandosi la leadership del movimento di protesta. Un po’ come fece il clero sciita negli anni ‘70.

Anche per quanto riguarda la politica estera in Iran, ci sono linee di pensiero diverse e in contrapposizione tra loro. Alcuni vorrebbero riavvicinarsi all’Occidente e trovare un accordo con gli Stati Uniti per poter sviluppare centrali ad energia nucleare a uso civile, permettendo controlli che verifichino che contemporaneamente non stanno venendo realizzate armi atomiche. Questo permetterebbe di attenuare o far terminare le sanzioni economiche occidentali che stanno strozzando l’economia del Paese.

La fazione al potere, invece, è assolutamente contraria a questa ipotesi e vuole mantenere buoni rapporti soprattutto con Cina e Russia. A questo proposito ha fatto notizia l’invio dei droni iraniani alle forze militari russe impegnate sul fronte ucraino.

Insomma, il quadro è estremamente frammentato. È difficile dire quale sarà il risultato di questa ondata di proteste e se la Repubblica islamica sopravviverà o meno. Sicuramente però seguiremo gli eventi per raccontare ulteriori sviluppi importanti.

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Frida Bonatti
Redattrice
Dopo la laurea in Lettere, ho lavorato nel campo del restauro cinematografico per istituzioni culturali in Olanda, Svezia e Italia. Nel frattempo, ho coltivato l'interesse per la produzione di video online e podcast, che ha preso il sopravvento su quello per il cinema. Ho frequentato un corso di Content Management e Copywriting allo IED e sono entrata in Geopop, dove mi occupo della stesura di contenuti branded e editoriali. Sono una grande fan dei Beatles.
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