
Le mummie non sono solo quelle dell’antico Egitto! Il processo di mummificazione infatti avviene anche naturalmente in specifiche condizioni di temperatura e umidità a causa di un’intensa e rapida essiccazione dei tessuti che impedisce ai batteri di attivare i processi di putrefazione. Anche se parlare di essiccazione fa pensare immediatamente ad ambienti secchi e aridi, la mummificazione può avvenire anche a temperature molto fredde, pensate a Ötzi, o per la presenza di sali che disidratano i tessuti. Oltre alla mancanza d’acqua, punto focale è l’inibizione dell’attività dei batteri che può avvenire anche in particolari condizioni acide tipiche di paludi del Nord Europa. Il concetto è sempre lo stesso: niente acqua e/o nessuna attività batterica.
La chiave della mummificazione è la perdita di acqua
L’acqua è fondamentale per la nostra vita, ma anche per quella dei batteri. Quando un corpo si essicca velocemente, i batteri che dovrebbero iniziare a decomporlo, non hanno più acqua a disposizione per sopravvivere e allo stesso tempo, neanche gli enzimi che degradano le nostre cellule possono più lavorare. Lo stesso vale per gli insetti che si nutrono di materiale in decomposizione: senza acqua, non possono deporre larve né proliferare.
Infatti, diversi studi dimostrano che se l'essiccazione avviene appena dopo la morte, come nel caso delle pratiche egizie, non si riscontrano segni di microrganismi attivi. Nei casi invece di essiccazione naturale, in alcune zone del corpo potrebbero esserci segni di putrefazione e decomposizione batterica, segno che i due processi, per un certo periodo, sono avvenuti in contemporanea. La mummificazione vera e propria inizia nel momento in cui ogni attività batterica si interrompe.
Le alte temperature favoriscono l’essiccazione
Come è facile immaginare, ambienti aridi e secchi, tipici delle regioni desertiche, favoriscono un essiccamento rapido del corpo e una mummificazione più veloce. Anche spazi chiusi e molto ventilati, possono riprodurre in piccolo le condizioni ideali per la formazione di una mummia “urbana”, e inoltre riducono l’accessibilità del corpo agli insetti. Il processo in ogni caso, dovrebbe richiedere settimane o mesi per poter raggiungere un livello di mummificazione tale da permettere la preservazione del corpo nel tempo.
Al netto delle condizioni ambientali necessarie, anche vestiti stretti e grasso subcutaneo possono facilitare la mummificazione: i primi riducono l’accesso degli insetti al corpo, mentre il secondo può portare alla formazione di adipocere, un sottoprodotto della degradazione dei grassi. Questa sostanza biancastra, simile a cera può depositarsi sulla pelle e, quando si essicca, le dona un aspetto traslucido.
Le mummie di ghiaccio e sale: l'esempio di Ötzi
Le mummie di ghiaccio si formano per un’intensa disidratazione provocata dal contatto con il permafrost, una sorta di liofilizzazione naturale. Un celebre e nazionale esempio è Ötzi, la mummia ritrovata nel 1991 sul passo alpino Giogo di Tiso ed esposta al Museo Archeologico dell’Alto Adige a Bolzano. Il contatto con il permafrost è in grado di essiccare velocemente i tessuti, inibendo al contempo l’attività batterica e permettendo una conservazione ottimale di muscoli, tessuti connettivi e organi interni.

Anche ambienti con alta salinità possono essiccare velocemente i tessuti: è il caso di mummie ritrovate in laghi salati, miniere di sale o in prossimità delle coste. Il sale, infatti, richiama acqua dall’ambiente circostante, disidratando i corpi e creando un ambiente inadatto per la sopravvivenza dei batteri. Alcune mummie di sale sono state trovate in Austria, ma le uniche attualmente conservate sono state rinvenute nella miniera di sale di Chenrābād, nell'Iran nord-occidentale.
Lo strano caso delle mummie di palude
Se la chiave è la mancanza d’acqua, perché esistono mummie in ambienti estremamente umidi come le paludi? I bog bodies, appunto “mummie di palude” o “corpi di torbiera”, si formano a causa delle di condizioni chimico ambientali che impediscono la proliferazione batterica e quindi la putrefazione. Sono state ritrovate principalmente nel Nord Europa e il caso più antico è l’Uomo di Cashel, ritrovato in Irlanda e risalente al 2000 a.C.
Oltre alle basse temperature e alla mancanza di ossigeno, la mummificazione è possibile grazie all'elevata acidità dell’ambiente e alla presenza di alcune sostanze, come i tannini, che alterano chimicamente i tessuti impedendo che vengano degradate dai batteri. È lo stesso meccanismo per cui queste molecole vengono usate per la concia delle pelli e rende tutte le mummie di paludi molto simili: pelle scura e coriacea e capelli rosso acceso.
In questi ambienti è inoltre presente un particolare muschio che rilascia una sostanza chiamata sfagnano, che priva i batteri dei nutrienti necessari alla loro sopravvivenza. Unico problema: sottrae anche il calcio alle ossa. Infatti, le mummie di palude sono particolarmente ben conservate, ma presentano ossa più deboli e demineralizzate.