
Nelle ultime ore sta facendo discutere il tema del cambio cognome, dopo che tre fratelli di Rimini hanno richiesto e ottenuto la possibilità di cambiare il cognome paterno (sostituendolo con quello della madre) perché ritenuto imbarazzante e causa di scherni. Ma in Italia si può fare davvero? Ebbene sì, la normativa consente ai possessori di una cittadinanza italiana di cambiare le proprie generalità (quindi sia i nomi che i cognomi), purché esistano motivi “oggettivamente rilevanti”.
In nessun caso, però, il proprio cognome può essere cambiato attribuendosi cognomi di importanza storica o legati a famiglie particolarmente illustri o note.
Dal 2022, tra l'altro, i nuovi nati possono ricevere il doppio cognome (quello materno e quello paterno), dopo che una sentenza della Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale l'attribuzione automatica del cognome del padre.
Come funziona la procedura per cambiare il cognome e i motivi
Innanzitutto, va specificato che un cittadino italiano può fare richiesta per cambiare il proprio cognome – o per aggiungerne un altro al proprio – solo in presenza di situazioni oggettivamente rilevanti e di motivazioni valide e significative. È il caso, ad esempio, di:
- Cognomi potenzialmente imbarazzanti: è il caso in cui il cognome attuale possa essere imbarazzante, offensivo o riveli l'origine naturale (ad esempio nel caso di figli di genitori ignoti).
- Ragioni affettive o familiari: si può infatti richiedere il cambio o l'aggiunta di un altro cognome (ad esempio, quello materno o di chi ha cresciuto il richiedente) se ci sono ragioni affettive, familiari o sociali di particolare rilevanza, che devono essere supportate da adeguata documentazione.
Tra i requisiti, chiaramente, c'è anche l'obbligo di possedere la cittadinanza italiana: in nessun caso, però, può essere richiesta l’attribuzione di cognomi di importanza storica o che potrebbero indurre in errore facendo credere che il richiedente appartenga a famiglie illustri o particolarmente note.
A questo punto, il richiedente dovrà presentare l'istanza, che dovrà essere autorizzata dal Prefetto della provincia di residenza o di nascita: in caso di esito positivo, il cittadino dovrà far affiggere per 30 giorni consecutivi un avviso della sua domanda di cambio cognome all'Albo Pretorio del Comune di nascita e di quello di residenza. L'obiettivo è quello di permettere, a chiunque ne abbia interesse, di opporsi al cambio di cognome.
Se nessuno dovesse opporsi, allora il Prefetto firmerà così il decreto che autorizza il nuovo cognome, il quale non entrerà in vigore in automatico, ma solo dopo la trascrizione nei registri ufficiali.
Cos'è cambiato in Italia con l'introduzione del doppio cognome
Tra l'altro, il tema del cognome è tornato al centro dell'attenzione italiana dopo che nel 2022 una sentenza della Corte Costituzione ha stabilito l'incostituzionalità dell'attribuzione automatica del cognome paterno ai figli, introducendo così la possibilità di dare il doppio cognome ai nuovi nati.
Nella pratica, quindi, i bambini nati dopo il 1° giugno 2022 possono avere sia il cognome del padre che quello della madre: i genitori possono però decidere di dare al figlio o alla figlia solo uno dei due cognomi, mentre in caso di doppio cognome l'ordine deve essere deciso da entrambi in maniera consensuale.
Secondo l'ultimo report ISTAT su Natalità e fecondità della popolazione residente, circa il 7% dei nuovi nati in Italia ha acquisito il doppio cognome, una cifra quasi triplicata rispetto al 2020, quando la quota si fermava al 2%. Dall'analisi emergono diversi dati interessanti: il doppio cognome è più diffuso al Nord e al Centro Italia (8%) che nel Mezzogiorno (6%), è più frequente tra i primogeniti (9,2%) rispetto ai secondi (4,7%) e ai terzi figli – o successivi – (3%) ed è adottato molto di più dalle coppie non spostate (8,5%) rispetto a quelle sposate (5,3%).