
Proteggere i nostri amici a quattro zampe da ospiti indesiderati è fondamentale: zecche, pulci e parassiti intestinali possono mettere a dura prova la loro salute. Per questo la scienza ha sviluppato molecole prese in prestito dalle ricerche sui pesticidi agricoli, adattandole per essere sicure sui nostri animali. Queste molecole attaccano selettivamente strutture molecolari dei parassiti, causandone spesso la paralisi, ma rimanendo sicure per i nostri animali (tranne per la permetrina, sicura per i cani, ma altamente tossica per i gatti). Che siano in compresse, collari o fialette spot on, ce ne sono per tutti i gusti: l’importante è sempre seguire le indicazioni del vostro veterinario.
Quali molecole ci sono negli antiparassitari
I primi antiparassitari immessi in commercio risalgono alla metà del XIX secolo, con la produzione commerciale del piretro, un insetticida pensato per le piante e poi utilizzato anche sugli animali. Il loro utilizzo si sviluppa nel corso del Novecento, mentre spot-on e formule più delicate compaiono a partire dagli anni ’90. Storicamente, si distinguono in ecto ed endo parassiticidi.
Ectoparassiticidi
Comprendono classi storiche come piretrine e piretroidi, organofosfati e carbammati, fino a molecole più recenti come fenilpirazoli (fipronil), neonicotinoidi, spinosine e isoxazoline, le ultime arrivate in commercio intorno al 2014. Queste molecole agiscono contro parassiti esterni come pulci, zecche, acari, pidocchi e insetti, che, anche se non sono letali di per sé, possono causare gravi lesioni cutanee, provocare riduzione di peso e in generale peggiorare le condizioni di vita dell’animale, senza contare che possono essere vettori di altre patologie.
Endoparassiticidi
In questo gruppo rientrano molecole come benzimidazoli, imidazotiazoli, tetraidropirimidine, praziquantel ed emodepside. Agiscono contro parassiti interni (endoparassiti), come vermi intestinali (nematodi e cestodi) e protozoi, che possono causare sia malattie subcliniche che manifestazioni cliniche con elevata morbilità e mortalità.
Endectocidi
Un caso a parte è rappresentato dagli antiparassitari che agiscono sia sui parassiti interni che esterni: sono gli endectocidi. Appartengono a questa categoria i lattoni macrociclici, che, a partire dagli anni ’80, hanno contribuito a rendere meno netta la distinzione tra antiparassitari “interni” ed “esterni”. Le molecole più rappresentate sono ivermectina, milbemicina ossima, moxidectina, selamectina. Oggi, proprio grazie a queste molecole e alle formulazioni combinate, molti prodotti permettono di controllare contemporaneamente più specie parassitarie con un’unica somministrazione.

Qual è il loro meccanismo d’azione
La maggior parte degli antiparassitari agisce sul sistema nervoso dei parassiti, sfruttando bersagli biologici vitali per il parassita ma assenti o molto diversi nei mammiferi.. Le isoxazoline e il fipronil, per esempio, bloccano i canali del cloro regolati dall’acido gamma amino butirrico (GABA) e del glutammato: questo causa una ipereccitazione del sistema nervoso che porta alla paralisi e alla morte rapida del parassita. I piretroidi mantengono aperti più a lungo i canali del sodio voltaggio-dipendenti, causando scariche nervose ripetute. Il bersaglio è diverso, ma il risultato è lo stesso: paralisi e morte del parassita.
I lattoni macrociclici, invece, funzionano in modo opposto ma altrettanto letale: aprono i canali del cloro in modo permanente, causando una paralisi flaccida. Nei vermi intestinali, questo impedisce loro di muoversi o di nutrirsi, portandoli alla morte per fame o facilitando la loro espulsione attraverso l'intestino. Altre molecole, come l’emodepside, agiscono su recettori specifici (latrofilina) che interferiscono con la coordinazione neuromuscolare del parassita. Infine, i benzimidazoli, agiscono su processi cellulari fondamentali, bloccando la divisione cellulare dei parassiti.
Quali tipologie esistono
Il tipo di antiparassitario da utilizzare dipende dall’animale, dallo stile di vita e, ovviamente dai consigli del medico. Ogni formulazione ha vantaggi e limiti: le compresse riducono il rischio per gli umani di entrare in contatto con il farmaco, gli spot on e i collari pagano la loro praticità con un maggiore rischio di esposizione per le persone. Ecco le tipologie:
- Compresse: possono essere utili per i cani. Il principio attivo viene assorbito nell’intestino, e si diffonde nel sangue uccidendo il parassita. Ma provate a dare una compressa a un gatto! Anche le più appetibili e gustose possono rappresentare una vera sfida.
- Spot-on: per i gatti si preferiscono queste fialette che si spremono sulla cute solitamente dove il gatto non può arrivare leccandosi e possono agire localmente nel film lipidico cutaneo o essere assorbiti sistemicamente.
- Collari: comodi per la loro lunga durata. Contengono una maggiore concentrazione di principio attivo che viene rilasciato lentamente e possono durare anche diversi mesi.

Quanto durano gli antiparassitari, quando metterli e i rischi
La maggior parte dei prodotti per ectoparassiti garantisce una protezione di almeno un mese, mentre alcune formulazioni più recenti, in particolare le isoxazoline, possono offrire una copertura fino a tre mesi. Anche per la scelta del “quando” metterli, tutto dipende dalla vita del vostro amico a quattro zampe. In generale, però, visto che vengono utilizzati a scopo preventivo, spesso vengono messi tutto l’anno, ma è sempre meglio affidarsi ai consigli del veterinario.
Vista la tossicità selettiva nei confronti dei parassiti, gli antiparassitari sono abbastanza sicuri per i nostri amici animali. Tranne nel caso della permetrina, sicura nei cani, ma altamente tossica per i gatti, che non hanno gli enzimi necessari per metabolizzarla. Anche poche gocce, anche per via cutanea, possono causare disturbi neurologici. Anche sovradosaggi e l’uso contemporaneo di più prodotti o dosaggi errati aumenta il rischio di effetti avversi. Infine, bisogna tener conto della sensibilità individuale dell’animale: cuccioli, animali anziani o con patologie preesistenti possono essere più vulnerabili.