Come si ottiene biocarburante da oli vegetali e grassi animali: il processo di trasformazione

L’olio di frittura diventa biocarburante per auto, navi e aerei. Vi raccontiamo il processo di trasformazione, cui abbiamo assistito nella bioraffineria di Venezia.

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12 Settembre 2023
18:30
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Come si ottiene biocarburante da oli vegetali e grassi animali: il processo di trasformazione
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L’olio di frittura esausto. Cosa ne facciamo? Lo gettiamo nei contenitori di smaltimento, perché da lì viene raccolto, trattato chimicamente e trasformato in biocarburante.

In questo video, assisterete al processo di trasformazione presso la bioraffineria Eni di Venezia, la raffineria più antica d'Italia e la prima al mondo ad essere stata convertita nel 2014 da raffineria di petrolio in bioraffineria.

I biocarburanti prodotti da oli vegetali e grassi animali

Ma cosa sono i biocarburanti?

I biocarburanti sono combustibili ottenuti da oli vegetali o grassi animali.

Questi oli provengono sia direttamente da prodotti di scarto, come il nostro olio di frittura, ma anche da piante coltivate apposta.

Gli oli e le biomasse che arrivano presso la bioraffineria, circa 1000 tonnellate ogni giorno, subiscono due trattamenti: uno fisico, per l’eliminazione delle impurezze, e uno chimico, che porta alla trasformazione vera e propria in biocarburanti.

Il trattamento fisico

Nel video, vedrete i grandi impianti di centrifugazione, che, come delle grandi lavatrici, ripuliscono gli oli dai residui solidi.

Questo passaggio è fondamentale perché queste impurezze potrebbero essere problematiche per i macchinari del trattamento chimico.

Vedrete poi i serbatoi dove avviene la filtrazione: dei filtri di finissima sabbia intrappolano i metalli indesiderati.

Il trattamento chimico

Gli step del trattamento chimico sono due: l’idrodeossigenazione e l’isomerizzazione.

Nell’idrodeossigenazione, le molecole che costituiscono gli oli reagiscono con idrogeno (H2) producendo biopropano (usato per produrre BioGPL), idrocarburi a catena lineare, acqua e anidride carbonica come scarti.

Nel video abbiamo realizzato una ricostruzione 3D di questa reazione chimica.

L’isomerizzazione è poi fondamentale per evitare che gli idrocarburi lineari ottenuti solidifichino a basse temperature. Questo processo consiste in una reazione chimica che modifica la struttura degli idrocarburi, da lineari a ramificati.

L’uso dei biocarburanti per auto, navi e aerei

Nel video mostriamo le provette con il biocarburante, pronto all’uso, ottenuto da questo processo.

Può essere utilizzato al 100% per le auto a diesel, sui motori a tal fine omologati. Da qui usciranno poi diverse tipologie di biocarburanti: per gli aerei, per le navi, per i camion ma anche bio-GPL, tutti a partire da fonti rinnovabili. I biocarburanti giocheranno quindi un ruolo chiave per la decarbonizzazione del trasporto pesante, marittimo e dell’aviazione.

Questo biocarburante è chiamato idrogenato HVO (Hydrogenated Vegetable Oil), proprio perché durante il processo è previsto l’utilizzo di idrogeno. Secondo i calcoli effettuati da ENI, ai sensi della Direttiva “RED II”, la riduzione delle emissioni di CO2 equivalenti della filiera logistico-produttiva è tra il 60% e il 90%, rispetto al mix fossile di riferimento.

Da dove vengono gli oli vegetali?

Ad oggi, con questo processo brevettato da Eni, vengono lavorate ogni anno 1 milione e 100 mila tonnellate di materie prime, nelle bioraffinerie di Venezia e di Gela.

Ma da dove provengono gli oli vegetali usati per produrli?

Una parte di essi proviene da un modello innovativo di approvvigionamento, chiamato “agribusiness”.

Dal 2022, al fine di creare una solida filiera sostenibile dei biocarburanti, Eni ha stretto degli accordi con diversi paesi africani, come Kenya e Congo, per coordinare la raccolta di materie prima di scarto e coltivare ad esempio la pianta di ricino che è ricca di oli, ma anche resistente alla siccità e cresce in terreni degradati che non potrebbero essere usati per l’alimentazione.

Questo modello prevede anche dei servizi offerti agli agricoltori, tra cui formazione e assistenza tecnica, in modo da massimizzare i benefici dell’agricoltura in tutto il territorio.

Questa agricoltura industriale orientata alla produzione di materie prime per le bioraffinerie è detta agri-feedstock e ha l’obiettivo di coprire il 20% delle forniture entro il 2025.

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