
La frana di Petacciato, in provincia di Campobasso (Molise) si è riattivata, causando l’interruzione di un tratto dell’autostrada A14 e della SS16 Adriatica, oltre alla sospensione della circolazione ferroviaria lungo la linea che collega Abruzzo e Molise. Il fronte franoso, uno dei più estesi d'Europa e attivo da più di 100 anni, si è riattivato nella mattina di ieri 7 aprile 2026, dopo che la zona nei giorni scorsi è stata colpita dal ciclone Erminio che ha portato con sé maltempo e accumuli di pioggia superiori a 200 mm.
Come riportato anche dal progetto Polaris del CNR, la frana – che ora si estende per 4 km – è dovuta allo scivolamento di conglomerati e depositi sabbiosi lungo i livelli argillosi sottostanti. Per motivi di precauzione, 50 abitanti di Petacciato sono stati evacuati, mentre diverse strade risultano interrotte da scarpate che hanno raggiunto altezze fino ad un metro. Per oggi, 8 aprile, la Prefettura di Campobasso ha sospeso tutte le attività scolastiche, così come le lezioni all'Università degli Studi del Molise. Ma la frana sta causando non pochi problemi anche alla Puglia, che rischia di rimanere isolata a causa delle difficoltà di collegamento stradale e ferroviario.

Come confermato dal Capo Dipartimento della Protezione Civile, Fabio Ciciliano, per il ripristino completo della viabilità serviranno diverse settimane, se non mesi: nel corso del ‘900 la frana di Petacciato, una delle più estese d'Europa, si è attivata più di dieci volte.
Al momento, il Dipartimento della Protezione Civile ha confermato di seguire con attenzione l'evoluzione della frana, in stretto raccordo con le Regioni e con gli enti territoriali e locali interessati dall’evento.
Le conseguenze della frana di Petacciato
Nelle ultime ore, il movimento franoso nel comune di Petacciato è proseguito e ora si estende per circa 4 km: l’evoluzione geomorfologica di questa frana è caratterizzata da un movimento retrogressivo (ovvero che interessa porzioni di terreno sempre più a monte verso l’abitato), e da uno scivolamento più ampio verso mare.
Il Capo del Dipartimento di Protezione Civile, Fabio Ciciliano, ha dichiarato che, al momento, avverrà «una prima valutazione di quella che è la consistenza del movimento franoso», per poi poter agire con la messa in sicurezza del territorio.
La riattivazione del movimento franoso ha anche avuto un impatto importante su uno dei nodi strategici dei collegamenti tra il Nord e il Sud della Penisola. Più nello specifico, l'autostrada A14 è stata chiusa in entrambe le direzioni nel tratto compreso tra Vasto Sud e Termoli, dopo che i sensori installati lungo il fronte franoso hanno rilevato i primi movimenti del terreno. Sulla carreggiata si sarebbero formate alcune lesioni e fratture, attualmente sotto verifica da parte dei tecnici.
A peggiorare il quadro si aggiunge il fatto che anche la Strada Statale 16 Adriatica era già interrotta dai giorni scorsi, in seguito al crollo del viadotto sul fiume Trigno in località Montenero di Bisaccia, avvenuto a causa dell'ondata di maltempo della scorsa settimana. Questo significa che le due principali arterie stradali della costa adriatica sono inutilizzabili nello stesso punto, costringendo gli automobilisti a effettuare lunghe deviazioni nell'entroterra, dove la viabilità fatica a sostenere il volume di traffico, soprattutto quello pesante.

Anche la linea ferroviaria Adriatica è stata sospesa tra Termoli e Vasto-San Salvo, con i binari deformati di circa una decina di centimetri proprio a causa del movimento del versante. Migliaia di passeggeri sono rimasti bloccati nelle stazioni di Termoli, Vasto-San Salvo e Foggia.
Nelle ultime ore, al termine del sopralluogo, il presidente della Regione Molise Francesco Roberti ha dichiarato che «non è semplice intervenire su fenomeni franosi di questa portata, soprattutto quando insistono su centri abitati e su collegamenti viari fondamentali. Oggi ci troviamo di fronte a una situazione che di fatto divide il Paese in due. La priorità è fronteggiare l'emergenza».
Il fronte franoso di Petacciato è tra i più estesi d'Europa
Come anticipato, il fronte franoso di Petacciato è uno dei più estesi a livello europeo, attivo da oltre un secolo e ben documentato da numerosi studi geologici. Dal punto di vista geologico si tratta di una frana piuttosto complessa, costituita da diverse porzioni di territorio in cui alcuni corpi di frana storici si riattivano in modo intermittente nel corso del tempo. Proprio per questo, viene definita tecnicamente una frana “intermittente”, ossia un dissesto che alterna lunghe fasi di apparente stabilità a improvvise riattivazioni, generalmente innescate da periodi di piogge intense e maltempo.
Nella pratica, quindi, questo significa che è impossibile intervenire per bloccare in maniera definitiva la frana, ma si possono semplicemente mitigare gli effetti.

E anche i precedenti storici sono numerosi e, non a caso, già nel 1963 venne approvato un decreto che prevedeva la delocalizzazione del paese. Tra il 1906 e il 2015 sono stati registrati almeno 15 episodi franosi significativi, quasi sempre coincidenti con fasi di forte maltempo. L'ultima riattivazione importante risale infatti al marzo 2015, quando il movimento del terreno causò la successiva demolizione di alcune abitazioni del Borgo vecchio.
Da allora, l'area è costantemente monitorata da un sistema di sensori dedicato – che proprio martedì mattina ha permesso di lanciare l'allerta in tempo per chiudere l'autostrada e la linea ferroviaria ed evitare vittime o danni maggiori – mentre è prevista la realizzazione di un progetto di messa in sicurezza del valore di circa 27 milioni di euro che prevede la realizzazione di grandi pozzi drenanti per intercettare e regolare i flussi idrici sotterranei, considerati il fattore principale che alimenta lo scivolamento del versante.