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29 Marzo 2026
8:00

La putrefazione di un corpo, dall’azione dei batteri allo scheletro: tutte le fasi

Dopo la morte, i batteri anaerobi dell’intestino avviano la putrefazione, degradando i tessuti e producendo gas e molecole responsabili dell’odore tipico. Il corpo si gonfia, cambia colore e si liquefa progressivamente fino alla riduzione scheletrica.

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La putrefazione di un corpo, dall’azione dei batteri allo scheletro: tutte le fasi
biochimica putrefazione
Credit: Giles Laurent, CC BY–SA 4.0, via Wikimedia Commons

Amanti dei crime e degli horror a rapporto: vi siete mai chiesti cosa succeda quando un investigatore trova un corpo putrefatto? Come ha fatto a diventare così? La putrefazione è uno dei processi fondamentali della decomposizione di materiale organico dopo la morte di un organismo. I batteri anaerobi (che non hanno bisogno di ossigeno per vivere) ospiti dell’organismo cominciano letteralmente a digerire il corpo in cui hanno vissuto fino a quel momento, rompendone le strutture molecolari. Durante questo processo, producono gas, come acido solfidrico e metano, e molecole organiche come cadaverina e putrescina che contribuiscono a dare quel tipico odore di “putrefazione”. A mano a mano che il processo va avanti, con una velocità che dipende da diversi fattori, i gas gonfiano il corpo, i tessuti cedono o si liquefanno letteralmente, portando infine al completo sfaldamento del corpo.

I batteri che smontano il corpo dopo la morte

Già poco dopo la morte, le cellule producono enzimi che degradano l’ambiente circostante: una sorta di segnale che è arrivato il momento di “smontare” il palcoscenico. Ma i veri protagonisti della putrefazione sono i batteri che popolano il nostro intestino, soprattutto Clostridium welchii, C. perfrigens, C. butirrico e C. tetanii, aiutati dall’eventuale presenza di batteri infettivi o provenienti dall’esterno. Sono attivi già un’ora dopo la morte dell’organismo e raggiungono il picco di attività circa dopo 24 ore.

Si tratta di batteri principalmente anaerobi con il compito di spezzettare strutture molecolari complesse in molecole più semplici, in particolare le proteine sminuzzandole in amminoacidi.

Dall’intestino al resto del corpo

Pezzo dopo pezzo, iniziano a digerire l’intestino, arrivano al sangue e si diffondono negli tessuti, facendo scorpacciate di tutto ciò che trovano. La domanda è lecita: come fanno a spostarsi negli altri tessuti, se non c’è più un cuore che pompa il sangue? È colpa delle “flatulenze” dei batteri.

Infatti, mentre “mangiano”, rilasciano gas, come acido solfidrico (H2S) dal classico odore di uova marce, metano (CH4) e altre molecole volatili, come putrescina e cadaverina, i cui nomi già dicono tutto. I gas si accumulano nei tessuti gonfiando il corpo e facendo spostare il sangue passivamente, un fenomeno chiamato appunto “circolazione post-mortem passiva”.

cadaverina e putrescina
Le struttura molecolari di cadaverina e putrescina prodotte dai batteri anaerobi durante il processo di putrefazione.

L’acido solfidrico reagisce con l’emoglobina formando sulfemoglobina, responsabile della colorazione verdastra che appare sul corpo; allo stesso modo, la degradazione degli eritrociti nei capillari più superficiali porta alla formazione di visibili striature verde-bluastro che danno alla pelle un aspetto marmorizzato.

Le 4 fasi della putrefazione

Si possono distinguere diverse fasi in questo lavoro certosino dei batteri:

  1. Stadio cromatico: circa 18-36 h dopo la morte, compare una macchia verdastra (opera dell’acido solfidrico) sulla pelle della zona iliaca, dove c’è l’intestino cieco che è ricco di batteri che iniziano la loro attività. È il primo segno di putrefazione in atto;
  2. Stadio enfisematoso: i gas cominciano a gonfiare i tessuti, il corpo si “ingigantisce” e il sangue si sposta sotto l’effetto della loro pressione. Compare circa 3-6 giorni dopo il decesso;
  3. Stadio colliquativo: i microrganismi arrivano alla cute, che inizia a staccarsi, il corpo si “sgonfia” e da verdastro comincia a diventare bruno, mentre gli organi cominciano a liquefarsi;
  4. Riduzione scheletrica: circa 3-5 anni dopo la morte, tutti i tessuti molli sono scomparsi, lasciando solo le ossa.

I fattori che ne influenzano la velocità

A seconda di dove è stato lasciato il corpo, della temperatura, dell’umidità e di tanti altri fattori, la putrefazione avviene in tempi differenti.

Per esempio, più è alta la temperatura, più è veloce la putrefazione: se consideriamo una temperatura ottimale tra i 25 e i 38 °C, superata questa soglia, per ogni 10 gradi in più, l’attività dei batteri raddoppia. Infatti, in estate la velocità di putrefazione è circa il doppio rispetto all’inverno. Ambienti aridi rallentano l’intero processo, mentre quelli più umidi lo velocizzano.

Ma è importante anche come viene lasciata la carcassa o il corpo: lasciato all’aria aperta, batteri esterni e insetti possono accedervi facilmente e velocizzare il processo. In acqua o sotto terra, invece, il processo avviene più lentamente. Per lo stesso motivo, vestiti o coperture rendono più lenta la putrefazione.

Gli investigatori devono considerare anche il corpo in sé. Per esempio, più percentuale di grasso, significa putrefazione più veloce, così come rispetto ai decessi improvvisi, per traumi o incidenti, la presenza di patologie infettive velocizza la putrefazione: ai batteri saprofiti si aggiungono quelli responsabili della malattia. Per non parlare della presenza di eventuali ferite, che possono fare da portali per altri microrganismi.

Fonti:
Australian Museum - Stages of decomposition Shedge R, Krishan K, Warrier V, et al. Postmortem Changes. StatPearls
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