
Ci è capitato a tutti: mentre siamo al parco o in una piazza, ci avanza un pezzo di pane o grissino e decidiamo di lanciarlo ai piccioni attorno a noi. Sembra un gesto innocuo, eppure in Italia è vietato dare da mangiare a piccioni, colombi e, più in generale, a tutta la fauna selvatica. Il tema si è riacceso negli ultimi giorni dopo che, a Venezia, un venditore ambulante è stato sanzionato per 10.000 euro per aver venduto del mangime per colombi in Piazza San Marco.
In realtà, a livello nazionale non esiste una legislazione unica, ma la maggior parte dei Comuni impone il divieto di dare cibo agli animali: esattamente come per le papere e i pesci – ai quali non andrebbe dato il pane –, anche piccioni e gabbiani non andrebbero quindi nutriti dall'uomo. Tra i motivi che spiegano questa decisione c'è chiaramente la tutela del decoro urbano, ma anche ragioni di sicurezza pubblica e rispetto delle norme igienico-sanitarie.
Come evidenziato nelle ordinanze, l'alimentazione artificiale altera l'equilibrio biologico della specie, favorendo una proliferazione innaturale e un sovraffollamento che possono facilitare la trasmissione di patologie tra gli esemplari. Alla base di questo decreto, quindi, c'è anche il benessere dell'animale: non a caso, il cibo fornito dall'uomo (come pane, cracker o briciole di vari alimenti) è spesso inadatto alla loro dieta. Rimanendo a terra, rischia poi di attirare altre specie infestanti (come i ratti), creando gravi problemi igienico-sanitari per i centri urbani.
A questo si aggiunge infine il potenziale danno al patrimonio urbano: l'aumento spropositato della popolazione di volatili comporta un accumulo di guano – ossia l'accumulo degli escrementi di questi animali – che, a causa della presenza di acido urico, rischia di deteriorare monumenti o altre strutture, richiedendo anche costosi interventi di pulizia e restauro. In questo caso, l'ordinanza più rigida è quella di Venezia:
Allo scopo di impedire che i componenti chimici del guano dei colombi o di altri volatili e l’azione meccanica del becco e delle zampe deteriorino le strutture architettoniche e creino degrado per l’igiene urbana ed al fine di prevenire possibili trasmissioni di patologie all’uomo (zoonosi), i proprietari di immobili devono provvedere, a propria cura e spese, al risanamento, ripulitura e chiusura dei locali (ad es. sottotetti, terrazzi, abbaini, etc.) e degli anfratti nei quali i colombi hanno nidificato e depositato guano od altre tracce.

Esattamente come La Serenissima, anche altre grandi città italiane (da Milano e Torino fino a Bologna e Trieste) hanno imposto lo stesso divieto, con sanzioni che vanno da 25€ fino a 500€.
Va detto, però, che l'elevata presenza di piccioni nelle città italiane non dipende solo dal fattore cibo che, comunque, resta facilmente reperibile negli ambienti urbani: da considerare c'è anche il fatto che questi uccelli tendono a nidificare su superfici rigide e, proprio per questo, prediligono gli edifici, in cui trovano numerosi luoghi per ripararsi al sicuro da predatori.