
Con il lancio della missione Artemis II della NASA, in cui quattro astronauti torneranno a volare attorno alla Luna, si è riaccesa la discussione sull'importanza geopolitica del nostro satellite naturale. La corsa allo spazio è iniziata da tempo e la Luna sta attirando l’interesse crescente di numerose potenze mondiali. Lo sviluppo ed il potenziamento di capacità di rilevamento, tracciamento e ricerca diventano dunque essenziali per le principali potenze, come Russia, Cina, Stati Uniti ed India, per acquistare un vantaggio strategico sulle altre. Queste capacità, denominate Space Situational Awareness (SSA) e Space Domain Awareness (SDA), insieme alle questioni legate alla sicurezza saranno al centro dell’agenda geopolitica dei prossimi anni. La gestione dello spazio lunare e del cosiddetto sistema Terra-Luna o Earth-Moon System (EMSys), la sorveglianza dei punti di Lagrange e lo sfruttamento delle risorse.
USA, Cina e Russia: i progetti dei blocchi contrapposti
La geopolitica terrestre si riflette su quella lunare. In particolare Stati Uniti, Cina e Russia puntano al controllo del Polo sud lunare, ricco di acqua ghiacciata, indispensabile per produrre idrogeno ed ossigeno per il carburante dei razzi e dunque alimentare missioni future, ma anche risorse come elio-3, carbonio, azoto e terre rare. La contrapposizione storica tra Stati Uniti e Russia, che risale all’epoca del lancio in orbita dello Sputnik da parte dell’Unione Sovietica nel 1957 e dello sbarco di astronauti statunitensi sulla Luna con la missione Apollo 11 nel 1969, investe ancora oggi la geopolitica lunare. A questi due attori, però, si aggiungono altri concorrente: la Cina e dal 2023 anche l’India e gli Emirati Arabi Uniti. Vediamo in dettaglio quali sono i programmi di questi Paesi per quanto riguarda le politiche lunari.
Accordi Artemis
Gli Accordi Artemis sono nati nel 2020, ad opera della NASA ed in coordinamento con il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti e sette Stati firmatari (Australia, Canada, Italia, Giappone, Lussemburgo, Emirati Arabi Uniti e Regno Unito), numero in costante crescita. Il 26 gennaio scorso, infatti, l’Oman è diventata la sessantunesima nazione a firmare gli accordi. Gli Accordi si basano sul Trattato sullo spazio extra-atmosferico del 27 gennaio 1967, firmato da Stati Uniti, Unione Sovietica e rappresentanti di altri Paesi, ad oggi arrivato a 112 membri. Lo scopo è quello di fornire dei principi per migliorare l’esplorazione e l’uso civile dello spazio extra-atmosferico e anche condividere buone pratiche e norme per un uso responsabile e sostenibile delle missioni di esplorazione e ricerca ad uso civile. Secondo il Trattato i corpi celesti, compresa la Luna, non appartengono a nessuno e dunque nessuno Stato può rivendicarne la sovranità. Tutti dunque possono utilizzarli per scopi di ricerca, esclusivamente pacifici e non militari, ma nessuno può appropriarsene in tutto o in parte.
Il programma Artemis conta attualmente dieci missioni: dopo la missione Artemis I del 2022, il prossimo 8 febbraio era previsto il lancio del razzo SLS di Artemis II, poi rimandato a marzo 2026 a causa di problemi riscontrati durante la simulazione generale (wet dress rehearsal). Il secondo allunaggio degli astronauti con Artemis III è poi previsto per il 2027.
Lo scopo è quello di costruire una base lunare e dunque una missione prolungata attraverso cui avere un ritorno di astronauti sul satellite. Oltre alla NASA, partecipano agli Accordi partner internazionali come l'ESA (Agenzia Spaziale Europea), la JAXA (Agenzia Spaziale Giapponese) e la CSA (Agenzia Spaziale Canadese) nonché alcune imprese statunitensi come Space X e Boeing. Artemis è focalizzata in particolare sulla regione del Polo Sud lunare, strategica per la possibile presenza di acqua e risorse come elio-3 e terre rare e costituisce un primo passo verso basi permanenti sulla Luna e, in prospettiva, verso l’esplorazione umana di Marte.
International Lunar Research Station (Cina e Russia)
Se un tempo la Russia era una nazione leader nel campo dell’esplorazione spaziale, adesso la Roscomos, l’Agenzia spaziale russa, affronta limiti finanziari e tecnologici che rendono sempre più necessaria la cooperazione con la Cina. Contrapposto al programma Artemis, nel 2021 Russia e Cina hanno firmato un accordo per dar vita all’International Lunar Research Station (ILRS), una stazione di ricerca internazionale sulla Luna, anche questa con focus sul Polo sud del satellite, per svolgere attività di esplorazione ed utilizzo delle risorse lunari, nonché ricerca sulle tecnologie necessarie per sostenere la vita umana in corpi celesti lontani dalla Terra.
Quello dell’International Lunar Research Station non è il primo accordo che i due Paesi firmano nell’ambito di esplorazione lunare: si ricordino infatti le missioni Chang’e-7 e Luna 27 del 2019 per costruire un data center congiunto per l’esplorazione della Luna e dello spazio profondo. L’alleanza tra Cina e Russia si è ulteriormente rafforzata con un nuovo accordo per la costruzione congiunta di una centrale elettrica ad energia nucleare sulla superficie lunare. La struttura dovrebbe completarsi entro il 2036.
Tutte e tre le potenze, Stati Uniti compresi, puntano all’uso dell’energia nucleare con l’installazione di reattori a fissione. Ma perchè proprio questo tipo di energia? Tra i numerosi motivi, c'è quello che l’energia nucleare fornisce un flusso continuo e costante, a differenza di altri tipi di energia come quella solare che vedrebbero un uso e risultati limitati, poiché la notte lunare ha una durata di circa 14 giorni terrestri.
I "non-allineati": India ed Emirati Arabi Uniti
Oltre alle super potenze citate, come si muoveranno le altre potenze emergenti in quest’ambito? Con la missione Chandrayaan-3 nel 2023, l’India si sta affermando come nuova protagonista dello spazio, diventando il quarto Paese a raggiungere la Luna, con il suo primo allunaggio vicino al polo sud lunare. Nonostante abbia risorse più limitate – la missione ha avuto un costo di circa 75 milioni di dollari – la Indian Space Research Organization(ISRO) si afferma come un centro tecnologico di ricerca sempre più importante, sfruttando questa occasione anche per dimostrare la propria forza nella ricerca scientifica e come potenza emergente.
Anche gli Emirati Arabi Uniti (EAU) stanno acquisendo sempre maggior rilevanza nel campo della ricerca spaziale, investendo nel settore per aumentare il proprio peso dal punto di vista internazionale. La missione Firefly Aerospace del 2026 prevede il lancio del rover Rashid 2: ogni rover costruito nell'ambito della Emirates Lunar Mission è denominato "Rashid", in onore dello sceicco Rashid Bin Saeed Al Maktoum. Rashid 2 è il secondo rover dell'agenzia – il primo fu lanciato nel 2023 trasportato dalla missione giapponese Hakuto-R – con cui gli scienziati saranno in grado di studiare diversi aspetti della superficie lunare, come le proprietà geologiche e termiche della superficie e l’efficacia di diversi materiali. Inoltre, gli Emirati Arabi Uniti svilupperanno il modulo Crew and Science Airlock della Lunar Gateway Station della NASA, insieme a Stati Uniti, Giappone, Canada e Unione europea e invieranno un proprio astronauta in orbita come parte del progetto.
Il ruolo dei privati: Space X e Blue Origin
Oltre agli Stati, anche aziende private come SpaceX e Blue Origin stanno diventando non solo fornitori, ma veri e propri attori indipendenti nel campo della politica lunare. Nel 2021, l’azienda SpaceX di Elon Musk fu selezionata come unico fornitore per il lander Artemis da parte della NASA, con un contratto di 4,4 miliardi di dollari. Dopo alcuni problemi legati a test falliti e ritardi nel rispetto delle scadenze, la NASA ha deciso di diversificare i fornitori e per questo l’azienda Blue Origin di Jeff Bezos si è inserita come altro attore protagonista, con un investimento di oltre 3 miliardi di dollari nel progetto Blue Moon, sviluppato in Florida come piattaforma alternativa per le future missioni Artemis. Secondo le proiezioni, l’intero mercato dello “spazio cislunare” potrebbe valere oltre 1.000 miliardi di dollari entro il 2040.

La luna è patrimonio dell’umanità: il dilemma del diritto internazionale
Il Trattato sulla Luna del 1979, in inglese Moon Treaty, la dichiara patrimonio mondiale dell’umanità e vieta ogni suo sfruttamento a scopo militare e commerciale. Il Trattato però è stato ratificato solo da 18 nazioni, nessuna delle quali è una potenza aerospaziale. Infatti, già nel 2015 il Congresso degli Stati Uniti, durante la presidenza di Barack Obama, ha approvato una legge – il Commercial Space Launch Competitiveness Act – che ha concesso a privati e ad aziende statunitensi il diritto di possedere e vendere le risorse naturali estratte dai corpi celesti, inclusa la Luna. A questo si aggiunge il curioso caso di Henry Hope, 76enne statunitense appassionato di spazio, che ha iniziato a vendere pezzi della Luna sul suo sito Lunar Embassy, con un costo variabile dai 35 ai 12 milioni di dollari. Ciò è stato possibile sfruttando un cavillo giuridico: il Trattato dichiara che nessuna nazione può avere sovranità o controllo su qualunque corpo celeste o satellite tramite appropriazione, ma non è specificata la fattispecie "nessun privato".
Secondo la ratio del Trattato. la Luna non può essere oggetto di appropriazione nazionale, il che implica che nessuno (Stato o privato) può possedere porzioni di essa, nemmeno se vi scava un cratere. Il cratere creato appartiene formalmente all'umanità, sebbene le attrezzature e i dati raccolti rimangano di proprietà di chi ha effettuato l'impatto. Essendo comunque un patrimonio dell’umanità, molti si chiedono quali potrebbero essere i danni, anche ambientali, a cui potremmo sottoporre il nostro satellite e come fare per tutelarlo. Un altro caso curioso è quello di alcuni avvocati e archeologi spaziali australiani che hanno proposto di creare una Dichiarazione dei diritti della Luna, simile a quella per i diritti umani, per preservarla dall’azione e dall’impatto dell’attività umana, elencando alcuni diritti fondamentali da rispettare, come il diritto ad esistere e mantenere una propria integrità ecologica. Il testo, che è rimasto solo una bozza pubblicata nel 2021 dall’Australian Earth Laws Alliance (AELA), non si è mai concretizzato in nulla, essendoci anche dei limiti giuridici, in quanto non esiste un potere sovrano sovrastatale che possa garantire il rispetto di queste norme.
L'importanza dei Punti di Lagrange: i “caselli dello spazio”
Per comprendere l’importanza di posizioni orbitali strategiche dobbiamo partire dal problema dei tre corpi e dai punti di Lagrange.
Il nome si deve al matematico Joseph-Louis Lagrange (1736- 1813), italiano originario di Torino dal nome Giuseppe Luigi Lagrangia, naturalizzato francese. Supponiamo di avere due corpi di massa M1 e M2: questi corpi, posti a una certa distanza e inizialmente in quiete, si avvicinano a causa della reciproca attrazione gravitazionale, destinati ad uno scontro “frontale”. Ma se i due corpi sono dotati inizialmente di velocità arbitrarie, si muoveranno attorno al comune baricentro o centro di massa, seguendo ognuno una propria orbita ellittica.

Consideriamo ora il problema dei tre corpi, che lo stesso Lagrange definì troppo complesso per essere risolto analiticamente. Si ipotizza che per la massa m del terzo corpo valga la funzione m ≪ M1 e m ≪ M2 per cui la sua gravità è trascurabile e non influenza il moto degli altri due corpi (l’esempio che può essere considerato è appunto quello Sole-Terra-satellite artificiale). Ci sono cinque punti spaziali – i punti di Lagrange, indicati come L1, L2, L3, L4 e L5 – che sono delle posizioni di equilibrio in cui la forza centrifuga e le forze di gravità di M1 e M2 si annullano. Se quindi un corpo viene posto in uno di questi punti rimane fermo rispetto ai due corpi principali perché non è sottoposto ad alcuna forza. In questo senso i punti di Lagrange possono essere sfruttati a scopi di sorveglianza o di comunicazione, ponendo un satellite artificiale che avrà bisogno di piccoli movimenti propulsori. Per le stazioni spaziali lunari i punti L1 (posto tra Terra e Luna e ideale per comunicazioni e supporto alle missioni) e L2 (dietro la Luna) sono usati per osservazioni astronomiche, entrambi instabili e che richiedono piccole correzioni per rimanere in posizione. I punti L4 e L5 (Terra-Luna) sono invece punti stabili, ideali per stazioni, permettendo di ridurre il carburante necessario per mantenere la posizione.