
Toxic torna con una seconda stagione e lo fa cambiando prospettiva. Dopo aver dato voce nella prima stagione a chi ha vissuto in prima persona la dipendenza (le storie di Gianluca, Maurizio, Ivana e Tiziana) questa volta intervistiamo chi stava accanto a chi abusava di sostanze: genitori, partner, fratelli, amici. Perché la droga non colpisce solo chi la usa, ma tutto il sistema di relazioni che gli sta intorno.
Ad aprire la stagione è Carolina, madre di Sebastiano, oggi 28 anni, che racconta come la dipendenza del figlio da cannabis l'abbia costretta a fare i conti con i propri limiti, i propri silenzi e le dinamiche disfunzionali della sua famiglia.
Sebastiano inizia a consumare cannabis a 13 anni, durante il liceo, arrivando fino a dieci canne al giorno: completamente anestetizzato, incapace di provare emozioni, distante da tutti. Carolina prova a lungo a gestire la situazione da sola, convinta che "i panni sporchi si lavassero in casa propria". Un errore che riconosce chiaramente: «Quando ti scontri con un figlio che cade in una dipendenza, non hai gli strumenti per affrontarla da solo. La tossicodipendenza è una malattia cronica recidivante e deve essere curata da esperti». A convincerla definitivamente è la preside del liceo, che le dice di non riportare Sebastiano a settembre e le consiglia una struttura.
A 16 anni, Sebastiano entra in una casa educativa per minori. Il distacco dura otto mesi, senza chiamate né incontri. Nel frattempo, Carolina e l'ex marito intraprendono un percorso di sostegno alla genitorialità: «Nostro figlio non è un giocattolo rotto che si manda in un posto e ti viene restituito aggiustato. Se lui è disfunzionale, c'è una disfunzionalità nel sistema familiare. Tutti devono mettersi in moto».
Il percorso non è lineare: c'è anche una ricaduta, una notte in stazione Centrale d'inverno, un periodo a Parigi dallo zio. Ma sette mesi dopo è Sebastiano stesso a chiamare sua madre: «Ho capito tante cose. Voglio tornare». Oggi studia moda a Roma, è ancora un ragazzo fragile, ma lo sa e sa come chiedere aiuto.
Carolina, dopo questa esperienza, ha lasciato l'azienda di famiglia per diventare terapeuta di supporto alla genitorialità. Il messaggio che porta con sé, e che vorrebbe dire alla Carolina di quindici anni fa, è uno solo:
«Chiedete aiuto fin da subito. Non fate da soli. Gli ultimi che devono andare da qualcuno sono i figli. Prima vanno i genitori».